<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Alessandro Bonzi blog &#124; Internet e motori di ricerca &#187; Internet e Business</title>
	<atom:link href="http://www.bonzi.biz/category/internet_business_di_bonzi_alessandro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.bonzi.biz</link>
	<description>Mainly Internet business, but also life mysteries and videogames</description>
	<lastBuildDate>Wed, 13 Apr 2011 14:16:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>La Posta Prioritaria di Google? Ma per piacere&#8230;</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2010/08/la-posta-prioritaria-di-google-ma-per-piacere/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2010/08/la-posta-prioritaria-di-google-ma-per-piacere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 14:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[brevetti]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[marchi]]></category>
		<category><![CDATA[posta prioritaria]]></category>
		<category><![CDATA[poste italiane]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=511</guid>
		<description><![CDATA[Nell&#8217;intento di una nobile &#8220;caratteristica&#8221; aggiuntiva di Gmail, una localizzazione sfortunata dalla versione Inglese di Priority Inbox porta nella Gmail nostrana la &#8220;Posta Prioritaria&#8221; di Google, ovvero la possibilità di filtrare &#8220;meglio&#8221; i messaggi di posta non-spam. A tutti, e penso pure ai responsabili marketing di Google più che altro, quando si pensa a &#8220;Posta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;intento di una nobile &#8220;caratteristica&#8221; aggiuntiva di Gmail, una localizzazione sfortunata dalla versione Inglese di Priority Inbox porta nella Gmail nostrana la &#8220;Posta Prioritaria&#8221; di Google, ovvero la possibilità di filtrare &#8220;meglio&#8221; i messaggi di posta non-spam.</p>
<p>A tutti, e penso pure ai responsabili marketing di Google più che altro, quando si pensa a &#8220;Posta Prioritaria&#8221;, viene in mente il servizio off-line di Poste Italiane con il quale il 50% delle lettere viene inviato da quando è stato introdotto. Un ottimo prodotto, direi anche.</p>
<p>E allora perchè chiamarla proprio &#8220;<strong>Posta Prioritaria</strong>&#8220;? Sapendo dell&#8217;esistenza del servizio di Poste Italiane, non era il caso di attenersi un pò di più alla traduzione &#8220;diretta&#8221; in Casella Prioritaria? Dopo tutto del servizio di Poste Italiane non ha nulla a che fare e svolge un compito completamente diverso.</p>
<p>Se c&#8217;è dell&#8217;affronto (competitivo?) da parte di Google a Poste Italiane, mi pare invece ci sia più che altro una gaffe di localizzazione e una scelta infelice, più nell&#8217;ottica di creare semplicemente confusione negli utenti che nel rendere minore l&#8217;importanza degli annunci di Google sul piano pratico.</p>
<p>Don&#8217;t be Evil&#8230; detto dal diavolo&#8230; </p>
<p>Ah, se non bastasse, qualcuno dica a Google che ci sono 7 marchi depositati per Posta Prioritaria da parte di Poste Italiane dal 2003 ad oggi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2010/08/la-posta-prioritaria-di-google-ma-per-piacere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Ipad, il media che sta tra Desktop e &#8230; Divano!</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2010/05/lipad-il-media-che-sta-tra-desktop-e-divano/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2010/05/lipad-il-media-che-sta-tra-desktop-e-divano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 29 May 2010 13:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Life Usability]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[advertising interattivo]]></category>
		<category><![CDATA[iPad]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=501</guid>
		<description><![CDATA[Indipendentemente da come lo si voglia posizionare, un tablet, un netbook, o semplicemente un nuovo media che sta tra il Desktop e il &#8230; Divano, l&#8217;iPad puo&#8217; avere finezze e difetti, ma un merito lo ha, e tutto, di farmi riscoprire la lettura di Notizie e Riviste che &#8220;per colpa di&#8221; (anche se dal mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Indipendentemente da come lo si voglia posizionare, un tablet, un netbook, o semplicemente <strong>un nuovo media che sta tra il Desktop e il &#8230; Divano</strong>, l&#8217;iPad puo&#8217; avere finezze e difetti, ma un merito lo ha, e tutto, di farmi riscoprire la lettura di Notizie e Riviste che &#8220;per colpa di&#8221; (anche se dal mio punto di vista e&#8217; piu&#8217; un &#8220;grazie a&#8221;) Internet avevo abbandonato a favore di un blog letto al volo ogni tanto, una home page di qualche Quotidiano online aperta velocemente  e magari randomiche notizie cercate qua e la&#8217; su siti vari.</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2010/05/b43655a.jpg"><img src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2010/05/b43655a-300x233.jpg" alt="b43655a" title="b43655a" width="300" height="233" class="alignnone size-medium wp-image-503" /></a></p>
<p><strong>TV, GIORNALE, METEO, NOTIZIE TUTTE INSIEME DAL DIVANO -</strong> Invece ora posso tornare alla versione stampata di Time Magazine, letto forse 2 o 3 volte negli ultimi anni, ma sempre interessante, che con un veloce download e&#8217; subito tra le mia mani. E poiche&#8217; tutte le ricerche di mercato riportano come oggi la fruizione dei media stia cambiando e non da meno voglio uscire dal panel, &#8220;contemporaneamente&#8221; leggo l&#8217;iPad e guardo la televisione, mando una mail e guardo le statistiche di Analytics, per poi passare l&#8217;iPad a nipoti desiderosi di giocare al nuovo episodio di High School, ovviamete scaricabile direttamente dall&#8217;interno del gioco.</p>
<p>Un mix di media che ora si avvicina maggiormente alle mie esigenze. Le applicazioni dei quotidiani, dal Corriere a Time Magazine, dai Comics della Disney (da quanto non provate a leggere un Topolino? Ora potete farlo (ri)scoprire ai vostri figli con un semplice click) ai Marvel, da Bloomberg al Meteo, Comingsoon per i film, MacUser UK, riviste per Photoshop, visite virtuali a Musei di ogni dove (con guida vocale inclusa) e corsi veri e propri sono la risposta ad una fruizione discontinua e veloce che oramai mi perseguitava da anni e che le pagine cartacee non riuscivano piu&#8217; a soddisfare per la semplice difficolta&#8217; di &#8230; averle e poterle leggere in qualsiasi momento, e per la poca voglia di voler leggere un&#8217;intera edizione quando l&#8217;interesse era solo per pochi articoli.</p>
<p>Ora serve solo che il mix divenga popolare e che gli editori sappiano creare una nuova modalita&#8217; di consultazione redditizia per loro e per i lettori (insomma, che non sia un cavalcare una moda). </p>
<p><strong>PAY-PER-READ E ADVERTISING INTERATTIVO -</strong> Mi piacerebbe pagare anche solo i singoli articoli, magari centesimi, per evitare di leggere di notizie che non vorrei mai avere; se devo interagire con le pubblicita&#8217;, che non sia un layer sovrapposto alla prima pagina del quotidiano in attesa di un caricamento, o un Ads sullo stile di Youtube che si sovrappone fastidiosamente su quello che sto facendo, ma voglio poter accedere allo spot di una Lavatrice, guardarne le caratteristiche, trovare dove e&#8217; venduta e magari ricevere in modalita&#8217; push o via email altre informazioni.</p>
<p>Cosi&#8217; come il media mix sta cambiando, anche la pubblicita&#8217; dovrebbe farlo. Dopotutto stiamo usando device collegati alla rete (quasi) sempre; gli inserzionisti possono fare Marketing, Branding ma anche Infocommerce, dare un valore al marchio con uno spot appassionante, ma anche dare informazioni pratiche e collegarti ai siti di competenza, dare listini, piani tariffari, presentazioni, tutto partendo da <strong>uno spot digitale che, da fermo e statico di una volta, ora interagisce con te e ti chiede di &#8220;Girare il tuo iPad&#8221; per vederlo in azione</strong>. Entusiasmante.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2010/05/lipad-il-media-che-sta-tra-desktop-e-divano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per la Fieg, Internet e Televisione sono un nemico da combattere?</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2010/04/per-la-fieg-internet-e-televisione-sono-un-nemico-da-combattere/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2010/04/per-la-fieg-internet-e-televisione-sono-un-nemico-da-combattere/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 21:16:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[fieg]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=478</guid>
		<description><![CDATA[I ricavi da parte delle imprese editrici di quotidiani del periodo 2007-2009 in Italia e&#8217; uno dei peggiori, secondo la Fieg. Per il periodo 2009-2007, i quotidiani nazionali hanno venduto il 9,5% in meno, quelli locali il 4,9% in meno, con una media di 86 copie vendute ogni 1000 abitanti. CD, Dvd, Libri, indicati come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I ricavi da parte delle imprese editrici di quotidiani del periodo 2007-2009 in Italia e&#8217; uno dei peggiori, secondo la Fieg.</p>
<p>Per il periodo 2009-2007, <strong>i quotidiani nazionali hanno venduto il 9,5% in meno, quelli locali il 4,9% in meno</strong>, con una media di 86 copie vendute ogni 1000 abitanti.</p>
<p><strong>CD, Dvd, Libri</strong>, indicati come i &#8220;collaterali&#8221; del settore,<strong> sono calati del 45,6% in due anni</strong>; tra i periodici i ricavi editoriali calano del 14,4% e il 29,5% in meno di ricavi pubblicitari.</p>
<p><strong>PER LA FIEG SERVE UNA TASSA &#8212; </strong>La risposta della Fieg per voce del Presidente Malinconico e&#8217; quella, tra le altre, di tassare chi naviga online e di intervenire con la collaborazione di provider e dei motori di ricerca contro l&#8217;utilizzo improprio dei contenuti on-line.</p>
<p>E critica e&#8217; la posizione che sostiene indicando che il settore ha ricevuto anche minori agevolazioni fiscali e aiuti statali rispetto agli anni precedenti.</p>
<p>Dopo queste due frasi, direi che un paio di secondi per riprendersi e&#8217; necessario.</p>
<p><strong>UN PROBLEMA DI INNOVAZIONE -</strong> Quale sarebbe il problema? Forse quello di non essere capaci di trasformare i propri contenuti (oramai gia&#8217; tutti digitali) in un sistema di fruizione piu&#8217; moderno e dinamico, che possa utilizzare come veicolo di diffusione proprio quegli strumenti che invece la Fieg vuole penalizzare?</p>
<p>Accusano Internet e la televisione di &#8220;rubare&#8221; audience all&#8217;editoria, ma forse e&#8217; proprio l&#8217;editoria stessa a dover capire che potrebbe invece essere la prima attrice dei contenuti del Web e dei media digitali di questi e dei prossimi anni. Non subire Internet, ma sfruttarlo.</p>
<p>Invece nei gruppi editoriali cosi&#8217; come li conosciamo, per l&#8217;online ci sono solo timidi tentativi di cavalcare momenti di innovazione portando on-line dei contenuti nati per l&#8217;off-line, ma mai un segno di innovazione di come, a partire per primo dagli autori stessi, <strong>i contenuti editoriali debbano essere funzione dei nuovi media e non viceversa.</strong></p>
<p>Sono on-line inziative figlie di idee editoriali nate altrove, quando invece<strong> le idee editoriali di oggi devono poter nascere figlie di progetti pensati per le nuove tecnologie e le nuove modalita&#8217; di fruizione</strong>, per poi successivamente creare servizi a valore aggiunto la cui fruizione sia veloce ed immediata per ogni tipo di device e utente.</p>
<p>E invece di capire che serve dare contenuti il piu&#8217; possibile on-demand e non riviste e mensili i cui contenuti sono scritti settimane prima, i segnali che mandano sono timori di non riuscire piu&#8217; a produrre contenuti atti a ricevere sovvenzioni statali.</p>
<p>E se non basta, parlano di tassa quando invece dovrebbero guardare ai propri contenuti editoriali e trasformarli in portali di informazione, dare valore aggiunto agli stessi e poi specializzarli in un media fatto sempre piu&#8217; di parole ma anche video. Non serve reinventare, basta guardare a Murdoch e alle proprie property editoriali online in USA.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2010/04/per-la-fieg-internet-e-televisione-sono-un-nemico-da-combattere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Facebook 250 milioni di utenti, what&#8217;s next?</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/07/facebook-250-milioni-di-utenti-whats-next/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/07/facebook-250-milioni-di-utenti-whats-next/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 15:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[gmail]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[mail]]></category>
		<category><![CDATA[microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[social networking]]></category>
		<category><![CDATA[yahoo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=448</guid>
		<description><![CDATA[250 milioni è il numero di utenti registrati di Facebook. La società di San Francisco vale oggi circa 10 miliardi di dollari, valore calcolato dopo la recente raccolta di 200 milioni di dollari dalla Digital Sky Technologies russa. FACEBOOK VALE 10 MILIARDI DI DOLLARI &#8211; 10 miliardi di dollari (10 Billions USD) per una società che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>250 milioni è il numero di utenti registrati di Facebook. La società di San Francisco vale oggi circa 10 miliardi di dollari, valore calcolato dopo la recente raccolta di 200 milioni di dollari dalla Digital Sky Technologies russa.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-469" title="immagine" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/07/immagine.jpg" alt="immagine" width="430" height="376" /></p>
<p><strong>FACEBOOK VALE 10 MILIARDI DI DOLLARI &#8211; </strong>10 miliardi di dollari (10 Billions USD) per una società che <strong>prevede di fatturare circa 500 milioni di dollari nel 2009</strong>, 20 volte meno di quanto si è auto valutata, e il CEO Mark Zuckerberg prevede &#8220;billions in revenues&#8221; entro cinque anni da oggi, quindi una crescita di almeno 4 volte il fatturato.</p>
<p>Chiunque a questo punto dovrebbe volere una IPO di Facebook.</p>
<p>Il valore della società è indirettamente confermato da Facebook stessa che nel tentativo di acquistare Twitter per 500 milioni di dollari aveva valutato se stessa per circa 8b$ (8 USD Billions), 2 in meno del recente calcolo, ma la Twitter non riteneva corretto nessun valore oltre i 4b$.</p>
<p>Lo spaccato delle Revenues di Facebook H1 2009  ci dice che:</p>
<ul>
<li>125 milioni di dollari dai cobrand</li>
<li>150 milioni dall&#8217;accordo con Microsoft (adcenter)</li>
<li>75 milioni dai servizi</li>
<li>200 milioni dal content match proprietario (gli ads testuali gestiti da Facebook direttamente)</li>
</ul>
<p><strong>ALLA CONQUISTA (COPIA) DI TWITTER &#8211; </strong>Dopo il mancato acquisto di Twitter, Facebook sta velocemente clonando tutte le opzioni che rendono Twitter uno strumento unico ad oggi, soprattutto le molteplici capacità che Twitter offre alle aziende e che invece mancano in Facebook, meno B2B oriented, sperando di limitare la crescita del primo tra le Fortune 500 aziende.</p>
<p>Se spacchiamo in 2 le revenue di Facebook, 125+200 sono revenues da Pubblicità gestita da Facebook stessa, 150 dal deal con MS e 75 dai servizi, il &#8220;paying user&#8221;. In percentuale, 13% dagli utenti, 59% da se stesso e 28% da Microsoft. Deludente il 13% dagli Utenti, ma si sa che quello che conta è il banner o il text link.</p>
<p>Twitter, molto piu&#8217; giovane nel revenue model, con un decimo degli utenti di Facebook di oggi previsti per fine 2009, ad oggi ha un&#8217;unica revenue stream. Sorpresa, Microsoft.</p>
<p>Parecchi servizi B2B a pagamento (addon) verranno introdotti in Twitter, ma ad oggi la società guadagna solo dall&#8217;accordo con Microsoft con un deal a Revenue Shares tale da generare per l&#8217;H1 del 2009 circa 500,000$, ovvero 0.5 milioni di dollari, 300 volte meno dell&#8217;equivalente accordo di Ms in Facebook. Visto che il prodotto Microsoft si basa su di un bid medio identico per i due market place, la differenza è sicuramente nel diverso numero di utenti (1 a 10) e soprattutto nel diverso modello di advertising (piu&#8217; invasivo in Facebook, ancora sperimentale in Twitter tale da generare in Facebook 30 click paganti per ogni utente di Twitter, il che è abbastanza ovvio se si osservano i due tipi di portali).</p>
<p>I forecast delle due aziende sono ovviamente molto aggressivi, ma indubbio è che il 75% delle loro revenues sarà Text advertising e Cobrand anche tra 5 anni, di cui oggi il 30% da un partner esterno come Microsoft.</p>
<p><strong>WHAT&#8217;S NEXT ? &#8211; </strong>Quanto è appetitoso un servizio come Facebook?</p>
<p>E&#8217; la stessa Microsoft a non voler perdere l&#8217;opportunità di scalare il servizio di Facebook nel caso si ripetesse una seconda MySpace (con il senno di poi direi fortunatamente evitato per Microsoft). Ed è per lo stesso Zuckerberg di Facebook sperare che prima o poi qualcuno voglia far valere davvero 10$b un&#8217;acquisizione da parte di qualche &#8220;gigante&#8221;. E&#8217; lo stesso CEO di Facebook che dichiara di avere già rifiutato parecchie PA, ma per quanto? Dopotutto quei 250 milioni di utenti fanno solo il 13% delle revenues, mentre il resto è ADS, un business che altri sanno fare molto bene. Inoltre quei 250 milioni di utenti potrebbero abbracciare facilmente una servizio mail come Hotmail, Gmail o Yahoo mail se solo l&#8217;avessero a disposizione, mentre ad oggi Facebook è &#8220;solo&#8221; una grande piattaforma &#8220;social&#8221;.</p>
<p><strong>MAIL REINVENTED BY GOOGLE (o Yahoo?) &#8211; </strong>Con Google Wave, Ancora una volta, è lo stesso Google a ricordare a tutti quanti che la killer application è la mail e niente altro (search a parte). Non è gTalk, non una chat migliore, non è gChat, uno scambio foto o un social bookmarking. Però non e&#8217; neanche gMail come la conosciamo oggi.</p>
<blockquote><p>La killer application del futuro e&#8217; la mail con le funzioni di social sharing integrate [...] &#8211; e tutto alla velocità di Google.</p></blockquote>
<p>La killer application del futuro e&#8217; la mail con le funzioni di social sharing integrate, dove una piattaforma come Facebook e una come gMail sono completamente integrate, dove chattare e mandare mail sono la stessa cosa, dove un profilo o un messaggio sono accessibili nello stesso modo, dove un feed e una discussione sono la stessa cosa, le foto si draggano, la musica si condivide insieme ai propri amici &#8212; e tutto alla velocità di Google.</p>
<p>Questo ci sta dicendo Google. Il futuro della mail e&#8217; la mail. Perche&#8217; chattare fuori dalla mail? Perche&#8217; un profilo se non e&#8217; nella mia mail? Perche&#8217; non posso taggarti, mandare e vedere foto e amici e gruppi di fan direttamente dalla mia gMail?</p>
<p>Con questa prospettiva, Microsoft e Yahoo devono pensare a come trasformare se stessi nella stessa direzione e non disperdere i servizi e farli crescere da soli. Infatti e&#8217; Yahoo! 360 che chiude e migra rifatto dentro Yahoo! mail, ma ancora come molte limitazioni e preistoriche opzioni di condivisioni (ad esempio lo scambio foto e&#8217; un link a flickr.com e non una vera integrazione ajax, ma qualcosa si muove di certo in Yahoo! mail; basta andare a vedere che cosa fa <strong>Xoopit</strong> appena acquistata dal colosso di Sunnyvale).</p>
<p>Microsoft risploverebbe un po&#8217; di successo per la sua mail &#8212; che tra i tre colossi è come sempre quella meno innovativa e senza idee chiare  &#8211; e parecchie impression per Adcenter con una community stile Facebook, magari riciclarne la piattaforma Ajax per integrarla sui portali MSN un pò troppo pesantini in certe cose. Search a parte è l&#8217;acquisizione che potrebbe interessare di più.</p>
<p>Questo Facebook da solo farà sempre piu&#8217; gola, ma 250 milioni di utenti e quelle impression sono un valore unico per chi ha mail e ha parecchi clienti sul content advertising e chi meglio di Google, Yahoo! o Microsoft sanno farlo? Facebook stessa? E&#8217; possibile, se si arroccherà in difesa come ha fatto Yahoo! per la Search.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/07/facebook-250-milioni-di-utenti-whats-next/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Electronic Arts, digital business +800% in due anni!</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/07/electronic-arts-digital-business-800-in-due-anni/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/07/electronic-arts-digital-business-800-in-due-anni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 11:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Videogiochi, gioco e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[digital download]]></category>
		<category><![CDATA[ea]]></category>
		<category><![CDATA[electronic arts]]></category>
		<category><![CDATA[lucasarts]]></category>
		<category><![CDATA[valve]]></category>
		<category><![CDATA[videogames]]></category>
		<category><![CDATA[videogiochi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=454</guid>
		<description><![CDATA[Riccitiello, CEO di Electronics Arts, il piu&#8217; grande distributore di video games al mondo, dopo Vivendi-Blizzard, aveva preparato i propri investitori a una loss attesa per il 2008. Con il Q1 2009 terminato, la perdita di EA e&#8217; stata infatti di 454 milioni di dollari per il precedente anno fiscale (marzo 2008-marzo 2009). E i 1100 posti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riccitiello, CEO di Electronics Arts, il piu&#8217; grande distributore di video games al mondo, dopo Vivendi-Blizzard, <a href="http://www.bonzi.biz/2008/11/electronic-arts-2-milioni-di-copie-vendute-per-spore-troppo-poco/">aveva preparato</a> i propri investitori a una loss attesa per il 2008. Con il <strong>Q1 2009 terminato, la perdita di EA e&#8217; stata infatti di 454 milioni di dollari</strong> per il precedente anno fiscale (marzo 2008-marzo 2009). E i 1100 posti tagliati già annunciati.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-456" title="john_riccitiello" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/07/john_riccitiello.jpg" alt="john_riccitiello" width="325" height="500" /></p>
<p><strong>DIGITAL DOWNLOAD E PAY-PER-PLAY NEL FUTURO DI EA &#8211; </strong>Ma EA si sta riorganizzando gia&#8217; da parecchio tempo, dopo aver capito che troppi giochi costano qualita&#8217; e revenue, ha preferito distribuire meno titoli, ma di maggior spessore e soprattutto sta spostando aggressivamente la distribuzione dei giochi al digital download, rafforzando inoltre un modello di business pay-per-play che alle prime analisi e&#8217; parecchio promettente.</p>
<p>Solo pochi anni fa, le micro transazioni e download digitali generavano 50 milioni di dollari per EA. L&#8217;anno fiscale passato ha visto generare invece ben 400 milioni di dollari, una crescita di quasi 10 volte e si parlava solo di 140 milioni di dollari dell&#8217;anno prima.</p>
<p>E&#8217; un modello che verra&#8217; pesantemente reso disponibile per fine anno con una serie di titoli, come Battlefield Heroes, Battlefield 1943, o gia&#8217; rilasciati da poco come Battleforge, Fifa soccer 2009, PGA Tour Golf, e altri titoli di EA Sports.</p>
<p><strong>PAY PER PLAY, NON PAGO IL GIOCO MA PAGO MENTRE GIOCO &#8211; </strong>Come funziona? La gente paga poco il gioco (o è pure gratuito) e lo scarica via Web. Poi puo&#8217; pagare per avere armi aggiuntive, oppure il completo della propria squadra del cuore o accessori e gadget virtuali, come per il mondo di The Sims 3 oppure per le magie di Harry Potter, l&#8217;ultimo gioco rilasciato da EA e gia&#8217; primo nelle classifiche di vendita da 5 settimane.</p>
<p>Solo per Fifa 2009, <strong>un add-on di terze parti ha generato 10 milioni di dollari di vendite aggiuntive </strong>nelle prime sei settimane dal rilascio per la versione Xbox360 e Ps3!</p>
<p>In Sud Korea, <strong>Fifa Soccer Online genera 1 milione di dollari al mese dalla vendita di uniformi, scarpette e altri extra</strong> per i proprio giocatori virtuali!</p>
<p><strong>DIGITAL DOWNLOAD E LA PIRATERIA &#8211; </strong>Ma non solo. La distribuzione digitale e il digital pay-per-play risolve anche un altro problema per EA.</p>
<p>Con l&#8217;uscita di The Sims 3, il 2 giugno 2009, <strong>la copia pirata del gioco fu scaricata 180 mila volta addirittura prima che uscisse il gioco</strong> in maniera ufficiale. Con il Digital Download EA ha rilasciato subito una serie di add-on per il gioco disponibili solo online tali da rendere il gioco &#8220;piratato&#8221; assolutamente limitato e obsoleto. Inoltre oggi, gli utenti registrati accedono ad una serie di caratteristiche aggiuntive per il gioco sempre nuove, gratuite o a micro-pagamento, tali da rendere il gioco molto più longevo e competitivo (e lucrativo direi).</p>
<p><strong>STEAM, L&#8217;ARTEFICE DEL DIGITAL DOWNLOAD</strong> &#8211; Riccitiello era stato anche criticato di essere lento ad entrare in questo settore. <strong>La distribuzione digitale e&#8217; stata resa popolare dai concorrenti di EA</strong>, uno per tutti dalla Valve con il sistema di distribuzione digitale online chiamato Steam, il quale continua ad aggiungere etichette sempre piu&#8217; prestigiose, per ultima la celebre <strong>LucasArts</strong> della Lucasfilm, quelli di Guerre Stellari, insomma.</p>
<p>E LucasArts ha annunciato di ditribuire tutti i suoi vecchi giochi per PC attraverso Steam, in modo che chi non ha avuto la possibilita&#8217; di giocare ora puo&#8217; farlo agilmente e senza problemi di distribuzione. E&#8217; come per iTunes con il quale la musica &#8220;vecchia&#8221; diventa facilmente accessibile tanto quanto quella nuova, cosa che non succede in un negozio &#8220;brick&#8221; dove c&#8217;e&#8217; solo una scelta limitata alle novità.</p>
<p><strong>UN REMAKE DI LUSSO PER IL DIGITAL DOWNLOAD: MONKEY ISLAND IS BACK &#8211; </strong>E per gli amanti delle avventure, Lucasarts entra nel Digital Download in modo eccelso. Monkey Island non solo e&#8217; stato rifatto in versione digitalmente migliorata, audio e video, col nome di <strong>The Secret of Monkey Island Special Edition </strong>(anche per iPhone n.d.r.), ma una serie di NUOVE avventure inedite saranno distribuite dallo sviluppatore Talltale, sotto supervisione di Ron Gilbert in persona, inventore dei personaggi dell&#8217;avventura come Guybrush Threepwood,  &#8211; Gilbert ai tempi uscì da Lucasarts al terzo episodio, ma rimase detentore del copyright sulla serie &#8211;, la cui prima e&#8217; gia&#8217; disponibile con il nome di <strong><a href="http://www.telltalegames.com/monkeyisland" target="_blank">T</a></strong><strong><a href="http://www.telltalegames.com/monkeyisland" target="_blank">ales of Monkey Island:  the Screaming Narwhal</a></strong>, sull&#8217;autentica riga della comicita&#8217; ed eleganza di una volta.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-451" title="tales-of-monkey-island" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/07/tales-of-monkey-island-1024x768.jpg" alt="tales-of-monkey-island" width="614" height="461" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/07/electronic-arts-digital-business-800-in-due-anni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cloud Computing: un chip per Apple iTunes?</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/06/cloud-computing-un-chip-per-apple-itunes/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/06/cloud-computing-un-chip-per-apple-itunes/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 23:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Life Usability]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[itunes]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=441</guid>
		<description><![CDATA[Originalmente nati come HaaS &#8220;hardware as a service&#8221; e SaaS &#8220;Software as a Service&#8221;, il cloud computing e&#8217; la convergenza delle architetture hardware e software che permettono di elaborare dati, raccogliere dati, dare dati in modo distribuito. In parove povere, Clound Computing e&#8217; il servizio che viene distribuito in reti locali o mondiali per migliorarne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Originalmente nati come HaaS &#8220;hardware as a service&#8221; e SaaS &#8220;Software as a Service&#8221;, il cloud computing e&#8217; la convergenza delle architetture hardware e software che permettono di elaborare dati, raccogliere dati, dare dati in modo distribuito.</p>
<p>In parove povere, <strong>Clound Computing e&#8217; il servizio che viene distribuito in reti locali o mondiali per migliorarne l&#8217;utilizzo da parte degli utenti</strong>. Nato nel 1999, oggi l&#8217;esempio piu&#8217; classico e&#8217; la Search di Google: il servizio e&#8217; il piu&#8217; vicino possibile alla tua adsl per massimizzare la sensazione di velocita&#8217; del servizio.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-442" title="cloud-computing" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/06/cloud-computing.jpg" alt="cloud-computing" width="213" height="180" /></p>
<p>E&#8217; normale infatti imputare al servizio un disservizio della rete che ci collega ad esso. Tale comportamento dovuto alla latenza di una rete o alle applicazioni che usiamo per navigare spesso trasferiscono al servizio la sensazione di poverta&#8217; dell&#8217;offerta. E&#8217; facile, insomma, dare la colpa al servizio finale anche quando in realta&#8217; esso non ha nessun problema, ma lo ha qualcosa tra noi e loro. Una pagina web che si blocca e la colpa e&#8217; del sito web, quando magari e&#8217; un plugin di Flash o Java malfunzionante o la rete di Alice adsl lenta a risolvere gli IP per collegarsi.</p>
<p>Per questo il Clound Computing trasporta il piu&#8217; vicino possibile all&#8217;utente il servizio desiderato. IBM, Microsoft, Google con il superbo progetto Google App Engine, Amazon nomi sulla bocca di tutti. Con Amazon, che per prima tenta di portare il servizio a piu&#8217; utenti possibili, attraverso le AWS (il servizio a pagamento di Amazon per gli sviluppatori) e&#8217; possibile dare anche una propria FOTO e chiedere ad amazon di darla agli internauti attraverso il loro servizio di cloud computing. Se un giapponese visualizzera&#8217; la vostra foto, la ricevera&#8217; da server in giappone, se e&#8217; un tedesco, da server di Francoforte. Costoso per i piccoli, efficace per i grandi.</p>
<p><strong>IL CLOUD COMPUTING DI APPLE &#8211; </strong>Quando Apple presento&#8217; AppStore, il servizio di iTunes per distribuire le applicazioni di iPhone, una riga tra le slide del keynote di Jobs recitava &#8220;Fastest Delivery Worldwide&#8221;; questa riga sottolineava come AppStore avrebbe massicciamente utilizzato una tecnlogia Cloud Computing per distribuire le applicazioni iPhone nel mondo. Questo significa che quando siete su iTunes di un PC o su AppStore direttamente dall&#8217;iPhone e scaricate una applicazione, questa sara&#8217; trasferita nel tempo minore possibile.</p>
<p>Il fatto che le applicazioni di iPhone (e anche la musica di iTunes) vi vengano recapitate alla massima velocita&#8217; e&#8217; fondamentale per associare al servizio la sensazione di &#8220;Velocita&#8217;&#8221;. E&#8217; importante per il successo dello stesso.</p>
<p>Per questo Apple fa uso di tecnologia Software e Hardware as a Service per iTunes.</p>
<p>La disponibilita&#8217; di banda larga permettera&#8217; a questi servizi di diventare sempre di piu&#8217; utilizzati e utilizzabili. Nei videogames, sono state annunciate importanti operazioni di digital download. Benche&#8217; nel 2009 e&#8217; previsto che solo il 2% del mercato del Gaming sara&#8217; venduto tramite digital download, la distribuzione di applicazioni e media tramite reti sara&#8217; sempre piu&#8217; attuale.</p>
<p>Quando Apple e Google annunciano di voler costruire proprie farm, la notizia anni fa non associava immediatamente alla necessita&#8217; di poter deliverare velocemente non solo pagine web, ma anche applicazioni e musica.</p>
<p><strong>NON TUTTO E&#8217; MUSICA</strong> &#8211; Parallelamente alle applicazioni e alla musica di iTunes, Apple sta giocando un&#8217;altra delle partite secondo lo stile di &#8220;Jobs&#8221;. Con l&#8217;esperienza fatta in Disney-Pixar e con le porte (quasi) spalancate dopo il successo di iTunes, e&#8217; facile per Jobs ipotizzare un business plan che coinvolga le major cinematografiche per la distribuzione dei film e delle serie TV anche su iTunes. Be&#8217; lo fa gia&#8217;, ovviamente. In iTunes USA e&#8217; stato appena annunciata la disponibilita&#8217; di film e serie in formato HD (High Definition).</p>
<p>Distribuire film (in HD) non e&#8217; proprio come distribuire file audio o applicazioni iPhone di 10 megabyte. E&#8217; vero che ci sono applicazioni di 100 megabyte gia&#8217; su iTunes, ma la media e&#8217; di 10 megabyte.</p>
<p>Quando si parla di &#8220;acquistare&#8221; una serie TV in HD da iTunes, vuole dire accedere da 300 a 900 megabyte di dati da scaricare. Se volete scaricare un film in HD magari con audio 5 canali, si parla di almeno 3 o4 gigabyte. Se per la musica bastava vincere lo scetticismo delle major, per i film c&#8217;e&#8217; un problema di delivery dei media.</p>
<p><strong>TECNOLOGIE HARDWARE PROPRIETARIE PER LA DISTRIBUZIONE DI SOFTWARE &#8211; </strong>E&#8217; OnLive, il servizio di distribuzione dei videogiochi online che si annuncia come &#8220;il futuro di internet&#8221; e sostenuta addirittura da<a href="http://www.gamesblog.it/post/13090/le-console-hanno-vita-breve-parola-di-steven-spielberg/"> Steven Spielberg</a>, la prima azienda che vuole trasferire dati (videogiochi in questo caso) in una nuova modalita&#8217; composta da tecnologie di compressione proprietarie e streaming parziale dei giochi.</p>
<p>Forse per questo Apple, da anni avida accentratrice di tutti i nuovi film in uscita al formato proprietario Quicktime MP4 e recentemente indaffarata ad assumere ingegneri AMD, puo&#8217; voler pensare ad una propria tecnologia di compressione hardware che permetterebbe di distribuire applicazioni di megabyte o film di gigabyte in meta&#8217; tempo, di diventare la piu&#8217; grande scatola di distribuzione digitale e di aumentare il valore dei propri macbook e desktop (o iPhone e media TV vari che si inventera&#8217;) con il semplice fatto che possono vedere i film&#8230; meglio e piu&#8217; velocemente cosi&#8217; come iPod fu per la musica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/06/cloud-computing-un-chip-per-apple-itunes/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Android: Donut, Chesscake, hamburgar che sia, il biz di google è&#8230; ancora la search!</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/05/android-donut-chesscake-hamburgar-che-sia-il-biz-di-google-e-ancora-la-search/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/05/android-donut-chesscake-hamburgar-che-sia-il-biz-di-google-e-ancora-la-search/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 May 2009 13:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Life Usability]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[android]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[apple iphone]]></category>
		<category><![CDATA[apple itunes]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
		<category><![CDATA[local search]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=431</guid>
		<description><![CDATA[Android 1.5 è stato presentato da Google e ora la sfida con iPhone e Windows Mobile è ufficialmente lanciata. Secondo Google ci sono il triplo di utenti di cellulari al mondo (3,2 miliardi) rispetto agli utenti Internet. Benchè la previsione di vendita dei cellulari che utilizzano Android (i cosiddetti gPhone) è stata parecchio conservativa (8 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Android 1.5</strong> è stato presentato da Google e ora la sfida con iPhone e Windows Mobile è ufficialmente lanciata. Secondo Google <strong>ci sono il triplo di utenti di cellulari al mondo (3,2 miliardi) rispetto agli utenti Internet</strong>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-430" title="google-android" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/05/google-android.jpg" alt="google-android" width="500" height="375" /></p>
<p>Benchè la previsione di vendita dei cellulari che utilizzano Android (i cosiddetti gPhone) è stata parecchio conservativa (<strong>8 milioni di gphone previsti nel 2009 contro i 23,9 di Apple iPhone</strong>), le news dell&#8217;annuncio riportano il dato percentuale di crescita (900% di gphone rispetto al 70% di Apple iPhone), dimenticando che gphone parte da zero e che da zero a 9 unità vendute è già un +900%.</p>
<p> </p>
<p><strong>DONUT, CHESSCAKE, HAMBURGAR CHE SIA, IL BIZ DI ANDROID E&#8217; NELLA SEARCH &#8211; </strong>Ma Google prepara già la sua battaglia successiva. Con la stessa partita, Android 2.0 &#8220;Donut&#8221; può supportare schermi video molto più ampi e compatibili con i 10&#8243; pollici, ad esempio, dei netbook.</p>
<p>E&#8217; chiaro che più device Google possieda e più utenti utilizzeranno le applicazioni Google e tra tutte, la Search, l&#8217;unica che ad oggi è la fonte di revenue per il colosso di Mountain View.</p>
<p>Che sia un gphone o un netbook, gmail, calendar, google maps, voice search, web search, tutte quante per Google dovranno e vorranno solo far fare click sui risultati di ricerca, locali si spera. Per questo Google sta investendo parecchio per espandere le proprie attività sulla Local Search (quella che, ad esempio, in Milano vi permette di trovare luoghi e destinazioni commerciali vicino a voi). <strong>Per Google le revenues del 2008 sono state del 97% provenienti dalla Search a pagamento</strong> (e il 3% è licenza di tecnologia e server).</p>
<p> </p>
<p><strong>APPLE ITUNES LEADER NEL DOWNLOAD A PAGAMENTO </strong>- Quando si guarda Apple invece, si scopre che iTunes è stata la startup più veloce al mondo a rientrare a break even (già nel 2007 <strong>1,9bn$ al 30% di margine</strong>, dati Billboard US e 4 miliardi di canzoni vendute), potersi pagare lo sviluppo di iApps, lo store online delle applicazioni per iPhone, distribuire musica e applicazioni in cloud computing e diventare il numero 1 al mondo in fatto di applicazioni vendute per telefonini. Non da meno, è il negozio di musica più redditizzio al mondo, più di Amazon o di qualsiasi prodotto Microsoft, Zune compreso.</p>
<p>Insomma, Apple fa già soldi dal solo iPhone e iTunes ha già sfornato più di un miliardo di applicazioni, di cui un 15% pagate, soldi per Apple, ma anche soldi per gli sviluppatori.</p>
<p> </p>
<p><strong>IL SUCCESSO DIPENDE DAL RAPPORTO CON GLI SVILUPPATORI -</strong> Sono gli stessi sviluppatori che commentano il successo di iTunes e di iPhone annunciando di &#8220;fare finalmente soldi&#8221; da una applicazione per cellulari, dopo numerosi tentativi falliti per Symbian o RIM. Non a caso iTunes sforna applicazioni nuove ogni giorno, ci sono i titoli più famosi di ogni casa, Electronics Arts, Namco, Filemaker, etc mentre Android.com sembra una pagina &#8220;under construction&#8221; senza applicazioni in vendita.</p>
<p>Insomma, il successo di iPhone non è solo nell&#8217;avere rivoluzionato la piattaforma dei mobile, ma di avere re-inventato il successo sulla disponibilità e facilità di installazione e sviluppo di applicazioni gratuite e commerciali. Apple ha consolidato il rapporto con i developers in questi anni, grazie alla rivoluzione Intel/Unix di MacOS da essere stata definita &#8220;una buona iniziativa&#8221; da parte di Ballmer stesso.</p>
<p>Vi ricordate quando iPhone fu introdotto, Nokia tentò di dissuaderne l&#8217;acquisto mostrando i problemi d&#8217;utilizzo della tastiera virtuale del prodotto di Apple? Bè, sappiate che quella, in grado di seguire la rotazione del telefonino, è una delle feature di &#8220;punta&#8221; di Android 1.5 di Google.</p>
<p> </p>
<p><strong>LA QUALITà ALLA BASE DEL PIACERE D&#8217;UTILIZZO &#8211; </strong>Infine, c&#8217;è un dettaglio di qualità su cui vale la pena spendere due parole. Il prodotto di Apple e le patent che lo proteggono permetto all&#8217;iPhone di avere dettagli e animazioni &#8220;fisiche&#8221; piacevoli. Ad esempio, le applicazioni si aprono con un effetto zoom (e nello stesso modo si chiudono), le pagine alla fine di una sequenza sbattono contro al margine del telefonino se si tenta di farle passare alla pagina successiva, <strong>le foto letteralmente &#8220;volano&#8221; nel cestino</strong> o nella posta se spostate e le icone sono tutte ombreggiate e perfettamente disegnate. E&#8217; uno stile che Apple porta con sè da sempre; Android è il prodotto che invece nasce su carattere cosmopolita, meno dettagliato, ma più aperto, ma per questo gli manca un tocco di classe e di piacevole usability.</p>
<p><strong>Apple controlla la qualità del prodotto con rigide regole di programmazione e distribuzione.</strong> Una delle questioni per cui le applicazioni Apple non possono produrre processi in background è per evitare che una applicazione programmata male produca un processo zombie che rimanga appeso e consumi calcolo macchina e pertanto vi faccia durare un iPhone metà delle ore. A chi dareste la colpa se il vostro iPhone facesse metà della durata di quanto scritto nelle specifiche? Ad Apple sicuramente. Per questo Apple vuole maniacalmente controllare lo sviluppo del suo device. Qualità significa successo. </p>
<p>Se Android, che è basato su Linux 2.6, diventerà un open source oppure sarà dato in licenza a più case, per Google <strong>il controllo della qualità sarà uno dei problemi più grandi</strong>. E&#8217; vero che le applicazioni di Google sono fatte da Google e lo sviluppo delle specifiche di Android è anche controllato dal consorzio creato da Google chiamato The Open Handset Alliance, ma dare Android a Sony Ericsson, Motorola, HTC, significa permette lo sviluppo da terzi e da terzi di terzi e generalmente i consorzi permettono l&#8217;adozione di standard ma non il controllo della qualità dello sviluppo. Dopo quanti mesi il vostro Windows sembra andare metà della velocità del primo giorno? Se succedesse questo anche per Android, non ci sarà battaglia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/05/android-donut-chesscake-hamburgar-che-sia-il-biz-di-google-e-ancora-la-search/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>USA +10% Online Advertising, -17% Carta Stampata; Video Ads boo!</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/04/usa-10-online-advertising-17-carta-stampata-video-ads-boo/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/04/usa-10-online-advertising-17-carta-stampata-video-ads-boo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 15:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[adwords]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[online advertising]]></category>
		<category><![CDATA[search advertising]]></category>
		<category><![CDATA[video ads]]></category>
		<category><![CDATA[video advertising]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=422</guid>
		<description><![CDATA[IAB riporta che lo spending online per il 2008 (US) è cresciuto del 10,6% per un totale di 23,4 miliardi di dollari, mentre la Newspaper Association of America riporta un calo del 17% nella pubblicità raccolta dalla carta stampata (37,85 milardi di dollari), ma evidenzia un calo della stessa raccolta da questi ultimi per l&#8217;online pari all&#8217;1,8%. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IAB riporta che lo <strong>spending online</strong> per il 2008 (US) è cresciuto del 10,6% per un totale di 23,4 miliardi di dollari, mentre la Newspaper Association of America riporta un calo del 17% nella pubblicità raccolta dalla carta stampata (37,85 milardi di dollari), ma evidenzia un calo della stessa raccolta da questi ultimi per l&#8217;online pari all&#8217;1,8%.</p>
<p>Quindi una crescita dell&#8217;online <strong>non grazie alla raccolta della carta stampata per l&#8217;online</strong>. Anche se quel 10% di crescita totale dell&#8217;online è lontano dal 26% visto nel 2007, è comunque un segnale di tranquillità per l&#8217;online advertising, ma quale se non è quello dei portali di informazione?</p>
<p>In UK, dove per il 2008 Carta Stampata e Online Advertising sono entrambe al 19% dello spending totale (spesa online in UK 3,4 miliardi di Sterline), <strong>il 60% delle revenues on-line sono state prodotte dalla &#8220;search&#8221;</strong>, ovvero dal keywords advertising (&#8220;search marketing&#8221;) di Google, di Yahoo! e di MSN. E di sicuro la maggior parte di queste revenues sono imputabili al primo dei tre.</p>
<p>E se guardiamo alle nuove &#8220;sperimentazioni&#8221; dell&#8217;online, qualcosa che non sia search, non va bene. Nel report US per l&#8217;online spending si legge che &#8220;Video ADs advertising&#8221;, la pubblicità inserita nei video online, è cresciuta al 3% del total spending online (circa 700 milioni di dollari) dal 2% del 2007. E&#8217; un dato interessante, ma solo perchè accompagnato dall&#8217;annuncio di Google del 27 Marzo di terminare la possibilità di fare pubblicità nei Video usando Adsense.</p>
<p><strong>VIDEO ADVERTISING RIMANDATO &#8211; </strong>Per Google la pubblicità tramite Video non produce il ritorno atteso e ha costi di gestione e controllo qualità che non ne giustificano il margine. Probabilmente gli stessi &#8220;inserzionisti&#8221; non sono in grado di produrre Ads nel modo corretto per generare un ritorno adeguato. Dopo tutto nemmeno i banner Flash in Adwords stanno funzionando come previsto, per le difficoltà di realizzazione e utilizzo sui siti del network di Google.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-425" style="margin: 2px; border: 0px initial initial;" title="picture-1" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/04/picture-1.png" alt="picture-1" width="383" height="311" /></p>
<p>Eppure i video e la pubblicità negli stessi sono gli esperimenti per Google per &#8220;arrivare&#8221; a proporre una bozza di piano strategico per l&#8217;advertising sui media come la Televisione, uno scenario in cui utente, connessione e adwords possono diventare revenue anche per il primo media mondiale così come oggi lo sono per internet. A quanto pare il modello ha ancora bisogno di tempo e quale momento migliore  se non ora per rimandare qualche sperimentazione.</p>
<blockquote><p>Televisione 1, Google 0</p></blockquote>
<p>Dopo tutto, lo stesso ex CEO di Yahoo!, Terry Semel, proveniva da quello stesso mondo delle televisioni per approdare nel media on-line più grande del mondo e farlo sposare con il media più grande del mondo (offline). Arrivato in Yahoo! fece shopping del miglior Search Marketing sul mercato, Overture, per poi farlo sposare con il più grande Media già esistente, sperando in un matrimonio unico nel suo genere e un primo tassello per il futuro del media advertising. Fu così, ma Google fu più veloce.</p>
<p>Ma per Google è solo questione di tempo. Intanto per continuare a produrre un progetto di video advertising gli serve che funzioni l&#8217;adversiting di Adwords anche su altri media &#8220;intermedi&#8221; come il Mobile ad esempio (che va a nozze con il Local, il business della local search che prende sempre più forma), dei pre-modelli che poi possono evolvere verso il video. Deve funzionare il behaviour targeting che sta costruendo in Adwords e in Adsense (il 97% delle revenues del 2008 di Google, il 99% nel 2006), deve possedere un pò di utenti, dalla prima connessione all&#8217;ultimo click e deve saper scegliere qualità degli Ads senza che sia l&#8217;advertiser a suggerirgliela.</p>
<p>Con obiettivi a lungo termine come questi, è facile posticipare ora quello che non funziona, riprenderlo tra qualche anno e nel frattempo attraversare un periodo di massimizzazione del Search Marketing e integrazione dello stesso in Mobile e Local.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/04/usa-10-online-advertising-17-carta-stampata-video-ads-boo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tim Armstrong in AOL, lascia Google.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/03/tim-armstrong-in-aol-lascia-google/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/03/tim-armstrong-in-aol-lascia-google/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 11:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[adsense]]></category>
		<category><![CDATA[adwords]]></category>
		<category><![CDATA[flickr]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[tim armstrong]]></category>
		<category><![CDATA[yahoo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=401</guid>
		<description><![CDATA[Tim Armstrong diventa presidente e CEO di AOL. Presidente delle operations nelle America di Google Inc, lascia la posizione dopo avere costruito il più grande team media mai creato in una società Internet. IN GOOGLE DAL 2000 - Armstrong era entrato in Google nel 2000 e aveva da subito posto le sue indicazioni di successo nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tim Armstrong</strong> diventa presidente e CEO di AOL. Presidente delle operations nelle America di Google Inc, lascia la posizione dopo avere costruito il più grande team media mai creato in una società Internet.</p>
<p><strong>IN GOOGLE DAL 2000 </strong>- Armstrong era entrato in Google nel 2000 e aveva da subito posto le sue indicazioni di successo nello sviluppo di un modello e prodotto di Ads, Adwords e Adsense, che ha poi fatto la fortuna di Google come ben sappiamo.</p>
<p>Fino al 2000 Google non aveva bene in mente se il modello di Ads dovesse essere a CPM o a Display Advertising tramite una piattaforma come Doubleclick.</p>
<p><strong>GOOGLE PRINT, TV E AUDIO ADS &#8211; </strong>Però Armstrong è stato anche quello che ha seguito lo startup di progetti come Google Print, Google Audio (!!!) Ads e Google TV, tutti progetti che sono stati annunciati in chiusura da parte del gigante di Mountain View.</p>
<p>Inoltre in AOL troverà non solo Google come competitor, ma uno peggiore: Time Warner stessa (Time Warner possiede AOL), che in periodi come questi quanta libertà vorrà disporre ai budget del nuovo CEO di AOL?</p>
<p> </p>
<p><strong>BRIAN BERSHAD E IL DOPO WEB DI GOOGLE &#8211; </strong>Intanto Google, per conto di <strong>Brian Bershad</strong>, una mente tecnologica uscita dalla &#8220;University of Washington&#8221; e in Google dal 2007 annuncia che la difficoltà di Google è ora quella di cercare e indicizzare tutti quei dati che non sono accessibili liberamente come invece lo è il web e che questa seconda fase sarà per Google di gran lunga più difficile rispetto ad un &#8220;semplice&#8221; indicizzare il web, che è libero e disponibile per tutti.</p>
<p>Farsi dare i dati dalle persone e dagli utenti è la cosa più difficile, meno di doverle poi organizzare.</p>
<p>Nello stesso tempo in Google è sempre estremamente attuale la discussione sui cambiamenti della SERP, la pagina dei risultati di ricerca.</p>
<p>Ad esempio, tempo fa dopo lunghe discussioni si volle cambiare la scritta indicante la pubblicità di Adwords in rosso, in modo di attirare maggiormente l&#8217;attenzione della gente e aumentarne i click e quindi le revenue.</p>
<p>Le revenue aumentarono, ma poi si scoprì che benchè la gente cliccasse di più, le persone, con il passare del tempo, osservavano di meno gli ads sponsor, deteriorando quindi la user experience. </p>
<p>Gli ads sono tornati blu.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-402" title="flickr_logo" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/03/flickr_logo-300x183.jpg" alt="flickr_logo" width="300" height="183" /></p>
<p><strong>FLICKR DI YAHOO!, FINALMENTE IL GIOIELLINO TORNA A CORRERE &#8211; </strong>Ma quello che mi ha stupito di più in positivo oggi è finalmente vedere che il piccolo gioiello in casa Yahoo!, <strong>Flickr</strong>, il sito di upload foto di yahoo!, mai integrato come si deve negli altri servizi di quest&#8217;ultimo, forse per paura, forse per incapacità, permette finalmente (un timito) <strong>upload di Video!</strong> E ci voleva tanto? Flickr è veramente molto carino e soprattutto molto facile da usare, più di Picasa ad esempio, e spesso nell&#8217;account Pro offre una serie di caratteristiche di indubbia validità, ma da anni Flickr era immobilizzato da un &#8220;strana&#8221; aurea negativa portata dall&#8217;acquisizione di Yahoo! e da lunghissime discussione di integrazione mai giunte a buon fine.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/03/tim-armstrong-in-aol-lascia-google/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo shopping di domani: il &#8220;next e-commerce&#8221;</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/02/lo-shopping-di-domani-il-next-e-commerce/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/02/lo-shopping-di-domani-il-next-e-commerce/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 14:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[Shopping On-line]]></category>
		<category><![CDATA[bestshopping.com]]></category>
		<category><![CDATA[cashback]]></category>
		<category><![CDATA[next ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[pay per sale]]></category>
		<category><![CDATA[rebate]]></category>
		<category><![CDATA[shopping comparison]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=343</guid>
		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una evoluzione darwiniana dell&#8217;e-commerce per gli shopping comparison è evidente, ma come e verso quale direzione si sta andando? Due gli aspetti possiamo immediatamente inquadrare.  Il prodotto (il sito per dirla breve) e come ci interagiamo: la shopping experience; Il modello di business.   LA SHOPPING EXPERIENCE Sono cinque le variabili che identificano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è una evoluzione darwiniana dell&#8217;e-commerce per gli shopping comparison è evidente, ma come e verso quale direzione si sta andando?</p>
<p>Due gli aspetti possiamo immediatamente inquadrare. </p>
<ul>
<li>Il prodotto (il sito per dirla breve) e come ci interagiamo: la shopping experience;</li>
<li>Il modello di business.</li>
</ul>
<p> </p>
<h2>LA SHOPPING EXPERIENCE</h2>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-344" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="shopper" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/02/shopper-150x150.png" alt="" width="50" height="50" />Sono cinque le variabili che identificano l&#8217;analisi della &#8220;shopping experience&#8221;: l&#8217;offerta, il controllo, la convenienza, l&#8217;aspetto sociale e il contributo.</p>
<p> </p>
<p><strong>L&#8217;offerta dei prodotti</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di una volta era limitato a pochi prodotti, a poche opzioni, a singoli prodotti, poche opzioni di ricerca se non nessuna.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di oggi è vasto in alcuni casi, parecchie opzioni a disposizioni per visualizzazione, scelta e selezione, e la ricerca sempre presente, ma giusto sufficiente.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di domani, il &#8220;<strong>next e-commerce</strong>&#8221; sarà quello in cui i risultati saranno giusti per me, la ricerca sarà la migliore e tali i risultati.</p>
<p>Nello stesso modo il <strong>Controllo</strong> è in evoluzione.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di una volta non dava assolutamente controlli all&#8217;utente, nessuna wish list, history, l&#8217;utente era SCONOSCIUTO fino all&#8217;acquisto.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di oggi ha introdotto controlli per l&#8217;utente di moderata entità, ma lo strumento di comunicazione più usato è la newsletter.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di domani sarà quello in cui io potrò controllare la mia esperienza, creare avvisi sui prodotti, avere history, poter fare confronti di prezzo, online e offline, salvare la mia esperienza e interagire per adattarla ogni volta meglio. </p>
<p><strong>Convenienza</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Una volta lo shopping era una convenienza soltanto per il merchant. Era il negozio a decidere quando fare shopping.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Oggi la shopping experience è fatta per l&#8217;utente e spesso è conveniente per me.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di domani sarà quando potrò comperare sempre e in qualunque momento e da qualunque luogo.</p>
<p><strong>Social e Connessioni</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di una volta era solitario. Compravo da solo.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Oggi compro da solo, ma posso interagire con migliaia di opinioni e recensioni saltando di sito in sito, blog e forum.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di domani sarà quello di poter comperare grazie alla community a cui appartengo, chiedere consigli e avere risposte, ottenere e dare feedbacks autentici sugli acquisti.</p>
<p><strong>Contributo</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di una volta era un sito di ecommerce sviluppato per poi sperare che io ci andassi a comperare.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di oggi è ancora il negozio del merchant, ma per fortuna qualche volta posso dire la mia.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo shopping di domani è quello in cui la mia voce è un contenuto rilevante. posso costruire le mie opinioni, le mie pagine e la mia user interface, e condividerle con gli altri se apprezzate.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<h2>IL MODELLO DI BUSINESS</h2>
<p><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/02/money.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-346" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="money" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/02/money.png" alt="" width="95" height="90" /></a>Il modello di business degli shopping comparison, praticamente degli agenti di vendita, è invece declinato anche in tipicità di internet (quindi come dei non agenti di vendita).</span></p>
<p>Per ogni click che mando al negozio, lo shopping comparison guadagna un certo valore (una media di 0,12€). Questo modello è tipico di internet, premia chi paga di più, ma si dissocia dalle normali dinamiche di vendita tipiche di un negoziante con il suo venditore in cui quest&#8217;ultimo è pagato sul successo delle vendite e non per il semplice fatto di fare entrare clienti nel negozio (che possono anche non comprare nulla o disinteressati).</p>
<p>Per ogni vendita che ti faccio fare, lo shopping comparison guadagna una certa commissione (una media del 4%). Questo è il modello più semplice per chi vende, è quello che naturalmente ci aspetteremmo anche online.</p>
<p>Ovviamente le due strade comportano diverse evoluzioni nel prodotto. La mia opinione è che il &#8220;next e-commerce&#8221; deve per forza evolvere attraverso il secondo modello di business, in cui negozio e piattaforma dello shopping experience tentano di risolvere aspetti di integrazioni con i negozi e con gli utenti non necessari nel modello in cui non mi interessa nulla del fatto che tu negozio sappia vendere, tanto paghi il click che ti mando in ogni caso.</p>
<p>La domanda vera è se il mercato è in grado di supportare un&#8217;evoluzione in quella direzione e quanto tempo dovremo aspettare prima che sia consolidato. Per questo chi sta percorrendo quella strada verso il &#8220;next ecommerce&#8221;, sta anche introducendo nuovi modelli di fidelizzazione.</p>
<p> </p>
<h2>DINAMICHE DI FIDELIZZAZIONE: Rebate e Cashback</h2>
<p><span style="font-weight: normal;">Vi ricordate tutti il Riders Digest, vero? Era una pubblicazione mensile, oggi divenuta un colosso editoriale, nata nel 1922 negli Stati Uniti in cui il focus era quello di fare informazione popolare a 25c$ a numero. </span></p>
<p>Ad appena 5000 copie vendute, essa introdusse un sistema di abbonamento che chiedeva ai lettori di pagare un certa cifra annuale fissa grazie alla quale si sarebbe fatto parte di un club di lettori esclusivi. Tali lettori avrebbero avuto la possibilità non solo di ricevere la rivista, ma anche di poter acquistare letture o pubblicazioni a prezzi molto più bassi di quelli di copertina. L&#8217;obbligo era di acquistare un certo numero di letture in un anno.</p>
<p>Un pay-per-club che tutt&#8217;ora è il modello di business di parecchie realtà che fanno vendita door-to-door oppure opt-in in cataloghi di prodotti riservati. Paghi una certa fee per poter acquistare prodotti venduti a prezzi molto più bassi di quelli in negozio.</p>
<p>Questo tipo di modello è oggi uno dei più remunerativi poichè praticamente la domanda-offerta è costruita quasi su misura e spesso la capacità d&#8217;acquisto di questa dinamica di business permette di operare con contratti vantaggiosi. In Europa online c&#8217;è ad esempio Webloyalty, gestita, tra l&#8217;altro, da Martin Child, ex CEO di Yahoo! Search Marketing UK.</p>
<p><strong>REBATE E CASH BACK -</strong> Nella definizione di modelli di fidelizzazione che producano ritorno dei clienti c&#8217;è oggi online qualche forma di &#8220;rebate&#8221; o &#8220;cash-back&#8221;, come evoluzione di un modello consolidato dell&#8217;offline nord americano.</p>
<p>Però vanno spese due parole sul modello del Rebate tipico degli USA, perchè noterete subito che alcuni aspetti di quel modello non funzionano se portati online.</p>
<p>Come funziona intanto il Rebate? Semplice, si acquista un prodotto che costa 100€, all&#8217;interno del prodotto viene dato un sistema via mail o immediato per riavere indietro €20. Pertanto per poter pagare il prodotto 80€, è necessario a) spedire una cartolima e aspettare 4-6 settimane b) tornare al negozio con il coupon e ottenere i 20€.</p>
<p>La prima cosa da notare è che lo sconto è dato dal produttore e non dal negoziante. E&#8217; chiaro che la prima domanda è perchè il prezzo non sia subito di 80€. Ovviamente nell&#8217;attività di &#8220;rebating&#8221; esiste una componente che si chiama &#8220;attrition&#8221; o &#8220;<strong>breakage</strong>&#8221; che determina in percentuale quanti rebate non giungono al successo per errori di compilazione, assenza di ricevute, date d&#8217;acquisto errate e altro. In ogni caso il rebate è spesso mail-in in modo da permettere al produttore comunque di incassare soldi e di doverne ridare una parte indietro dopo qualche mese, una specie di &#8220;prestito&#8221; destinato a qualunque tipo di investimento.</p>
<p>Insomma è un win-win per chiunque, sa il ciclo funziona sempre per tutti. Il produttore riceve più soldi subito, il negozio non rischia nulla, anzi può incentivare il prodotto con il rebate per ulteriori commissioni dal produttore e il cliente alla fine paga di meno.</p>
<p>Online oggi ci sono un pò di realtà che hanno preso questo modello e allineato alle esigenze di uno shopping comparison. Per primo <strong>Jellyfish</strong>, lo shopping poi comprato da Microsoft, aggregò centinaia di migliaia di prodotti 3 anni fa per primo offrendo un &#8220;rebate&#8221; su tutti i prezzi dei prodotti.</p>
<p>Il sistema lavorava nell&#8217;ottica di posizionare l&#8217;offerta come unica nel suo genere sia per gli utenti che per i negozi che vi partecipavano, sperando (come poi è successo) di generare interessi sempre più crescenti da parte di tutti.</p>
<p>Jellyfish non fa altro che fare accordi con i negozi che aggrega e stabilire una certa commissione sul venduto, come un agente di vendita. Stabilita la percentuale di guadagno, il modello di business sembrerebbe concluso. Più vendite ti porto e più commissioni guadagno.</p>
<p>Ma in Internet gli utenti vanno acquistati in varie modalità. Fidelizzare gli utenti con un sistema di Rebate è esattamente perfetto per un modello a commissione, poichè dei 10€ che Jellyfish prende dalla vendita di una stampante può decidere di darne una parte come &#8220;rebate&#8221; indietro all&#8217;utente che ha acquistato il prodotto.</p>
<blockquote><p>E perchè no, anche il 100% di quello che Jellyfish guadagna.</p>
<p>In questo modo è come vendere prodotti i quali tutti contengano un rebate significativo. Come per il modello offline, anche online si deve aspettare. Aggressivamente Jellyfish può decidere di darti subito i soldi (un &#8220;immediate rebate&#8221;) sostenendo esso stesso l&#8217;esborso di cassa anticipato.</p></blockquote>
<p><strong>DIFFERENZE TRA IL REBATE OFFLINE E ONLINE &#8211; </strong>Bè, le differenze con il modello offline sono evidenti. Intanto nel modello offline, c&#8217;è proprio una componente di &#8220;insuccesso&#8221;, il &#8220;breakage&#8221; che fa parte del modello di business, che online non esiste più, poichè il 100% delle vendite e tracciato da tecnologie che non possono giustificare una &#8220;perdita&#8221; di una vendita. </p>
<p>In secondo luogo non è più il produttore a fare &#8220;rebate&#8221;, ma un agente di vendita. Questo implica due problemi, un primo problema di cassa, visto che il produttore incassa di più e poi rende una parte, qui invece l&#8217;agente incassa un parte piccola che deve subito rendere all&#8217;acquirente. In secondo luogo il margine che rimane all&#8217;agente può essere troppo basso per sostenere il modello (anche se qui si introducono dinamiche nuove come quella del riders&#8217; digest in cui una volta che il sistema funziona, semplicemente si va dai clienti e si crea un club, per anticipare cassa, creare capacità di acquisto e ribaltare il modello offline).</p>
<p>Abbassare il prezzo del prodotto è comunque alla fine la variabile. Non è difficile immaginarlo, ovviamente. A parità di qualità, a chi non piacerebbe pagare di meno una cosa, parecchio di meno?</p>
<p>La sfumatura tra &#8220;rebate&#8221; e &#8220;cash-back&#8221; è semplice. Benchè entrambi i sistemi abbattano un prezzo post-sale, in pratica nel cashback, i soldi indietro possono essere di chiunque, negozio, aggregatore, comparison o altri che sia. In questo caso un comparatore di prezzi fa il &#8220;cashback&#8221; perchè non è un produttore. Mentre è un &#8220;rebate&#8221; quando il prezzo di un prodotto viene tecnicamente abbassato con una fase di mail-in al produttore stesso, un&#8217;operazione di legittima proprietà dei produttori o distributori autorizzati.</p>
<p>Come <strong>Jellyfish</strong>, le dinamiche del cashback oggi le stiamo studiando in <strong>Bestshopping</strong>.com, il comparatore nato proprio su queste linee guida.</p>
<p>Ci sono altre realtà ovviamente oltre a bestshopping.com (ricevo spam regolarmente su questo blog da amministratori di S.R.L. ma che se contattati per approfondire l&#8217;argomento non rispondono nemmeno&#8230;), ma <strong>non sono veri e propri comparatori prezzo</strong>, ma seguono comunque dinamiche di cashback e rebate come quelle descritte in queste righe. Direi che sono più vetrine fatte con liste prodotti di altre affiliazioni e non contratti diretti con i negozi con lo scopo di accorpare indirizzi e-mail per generare business dal mailing e spesso, ahimè presentano online contratti legalmente discutibili, con clausole vessatorie non sostenibili e violazioni palesi nell&#8217;essere &#8220;sostituti di imposta&#8221; che sostengono di non dover fare ed essere a carico degli utenti! Insomma c&#8217;è ancora del far west in Italia, ma l&#8217;offerta del cash-back sarà sempre più presente anche in Italia.</p>
<p>Rif. Daily Net di oggi 18.02.2009 &#8211; pagina 12</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-391" title="daily-net-bestshoppingcom-e-cashback" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/02/daily-net-bestshoppingcom-e-cashback.png" alt="daily-net-bestshoppingcom-e-cashback" width="703" height="636" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/02/lo-shopping-di-domani-il-next-e-commerce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Yahoo! search marketing: il network di affiliati è qualità?</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/02/yahoo-search-marketing-il-network-di-affiliati-e-qualita/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/02/yahoo-search-marketing-il-network-di-affiliati-e-qualita/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 13:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[arbitraging]]></category>
		<category><![CDATA[carol bartz]]></category>
		<category><![CDATA[click quality]]></category>
		<category><![CDATA[search marketing network]]></category>
		<category><![CDATA[yahoo]]></category>
		<category><![CDATA[yahoo search marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=338</guid>
		<description><![CDATA[CAROL BARTZ - Non c&#8217;è dubbio che il nuovo CEO di Yahoo!, Carol Bartz, 17 anni in Autodesk, $19 milioni di dollari di stipendio per il 2009 in Yahoo! più bonus e stock option, abbia tutte le carte personali per risolvere la situazione in Yahoo!, quella di un business pubblicitario del display senza grandi crescite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CAROL BARTZ -</strong> Non c&#8217;è dubbio che il nuovo CEO di Yahoo!, Carol Bartz, 17 anni in Autodesk, $19 milioni di dollari di stipendio per il 2009 in Yahoo! più bonus e stock option, abbia tutte le carte personali per risolvere la situazione in Yahoo!, quella di un business pubblicitario del display senza grandi crescite e quello della search decisamente in crisi, organica e paid che sia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-340" title="bartz_1238451c" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/02/bartz_1238451c.jpg" alt="" width="460" height="287" /></p>
<p>A differenza di Yang che per affetto personale verso Yahoo! non ha saputo conciliare l&#8217;offerta di Microsoft con se stesso, Carol Bartz ha saputo già risolvere i problemi in Autodesk con gran successo e senza trasformare l&#8217;azienda in qualcosa di diverso.</p>
<p>Yahoo! lo sa, il prodotto e i contenuti del portale sono ineguagliabili, almeno nella versione nord americana. I servizi on-line sono tra i migliori e la usability di Yahoo! è ancora una delle più attuali, costantemente sotto analisi. E di questo Carol ne è sicura.</p>
<p><strong>SEARCH MARKETING DI YAHOO! &#8211; </strong>Quello per cui ha chiesto tempo dalle prime dichiarazioni è invece sul business della Search. Darla fuori oppure continuare a farla? Quali le opzioni, dismetterla e sostituirla con un partner, venderla e poi diventare un cliente di altri, unire le forze per poi transare lentamente? </p>
<p>Tempo fa l&#8217;antitrust ha bloccato un accordo di minor entità tra Google e Yahoo! (giustamente) che avrebbe determinato un monopolio pericoloso. Pertanto se oggi deve succedere qualcosa, le opzioni per Carol Bartz non sono certo con Google.</p>
<p><strong>TANTI PARTNER DI RICERCA NON FANNO BENE? -</strong> Nel frattempo, però, è proprio il business della search di Yahoo! a perdere sempre più potere. Non solo di reach, il numero di utenti che utilizzano Yahoo! non sale ma almeno non scende, ma la paid search di Yahoo, la Yahoo! search marketing, sta perdendo partner e traffico un pò ovunque.</p>
<p>Quando Yahoo! acquisto Overture (l&#8217;attuale Yahoo Search Marketing), la (s)vendita contemplava già una componente chiamata &#8220;<strong>perdita del network</strong>&#8220;, ovvero il fatto di diventare Yahoo! avrebbe fatto scappare i migliaia di partner di Overture, impauriti dall&#8217;arrivo e dalla competizione di Yahoo! stesssa sulla search e sull&#8217;advertising a click.</p>
<p>In realtà tale effetto non avvenne come previsto e la stessa YSM dimostrò che il network poteva resistere molto più a lungo e che Yahoo! non era un competitor del network. Diciamo che i soldi che la search portava erano tali da sistemare ogni cosa. Solo quando Google fu in grado di offrire molto di più agli stessi partner, il network di YSM iniziò a perdere colpi.</p>
<p><strong>SE PERDI TRAFFICO, ALLORA DEVI&#8230; COMPRARLO! &#8211; </strong>Il problema di perdere traffico implica una serie di aspetti commerciali e di business non indifferenti.</p>
<blockquote><p>Due i principali problemi se perdi traffico, il primo è che <strong>diminuiscono i clienti</strong> &#8211; quindi il bid medio che Yahoo guadagna dai click &#8212; e il secondo problema è che <strong>sei costretto a &#8220;comprare&#8221; traffico</strong>.</p></blockquote>
<p>Il modo con cui Yahoo! oggi sta comprando traffico è quello di andare dai partner e chiedergli di portare più click possibili; in cambio i partner chiedono la lista delle keyword su cui c&#8217;è il maggior numero di clienti. Tale attività introduce delle componenti di &#8220;qualità&#8221; che, se non controllate, alla lunga aumentano l&#8217;entità del primo problema, ovvero il diminuire dei clienti, perchè all&#8217;aumento di click in modalità non spontanea corrisponde un diminuizione della conversione.</p>
<p>Yahoo! in questo momento è proprio in questa fase. Addirittura in US sono state cambiate le Terms and Conditions dei contratti degli inserzionisti per permettere agli editor di Yahoo! di poter modificare (in buona fede) i titoli, le descrizioni e le keyword delle pubblicità dei clienti, un&#8217;operazione che può anche generare maggior costo per il cliente, se questi non facesse opt-out (visto che l&#8217;attività è automaticamente attivatà per tutti di default).</p>
<p>Pertanto non solo oggi i partner di Yahoo! tentano di portare click sempre più innaturali, ma la stessa Yahoo! aumenta la capacità di tali click di &#8230; essere cliccati. Andrebbe tutto bene se ci fossero degli strumenti di controllo sui partner, ma con ben 1200 partners negli soli stati uniti, il processo può iniziare troppo tardi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-339" title="yahoo-search-syndication" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/02/yahoo-search-syndication.png" alt="" width="416" height="141" /></p>
<p>Qualcuno lo dica a Carol.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/02/yahoo-search-marketing-il-network-di-affiliati-e-qualita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Google: &#8220;questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer&#8221;.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/01/google-questo-sito-potrebbe-arrecare-danni-al-tuo-computer/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/01/google-questo-sito-potrebbe-arrecare-danni-al-tuo-computer/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 14:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[bug]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[serp di google]]></category>
		<category><![CDATA[spyware]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=332</guid>
		<description><![CDATA[Curioso bug nei client di Google. Oggi alcune versioni per ogni risultato di ricerca Web indicano il messaggio &#8220;Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer&#8220;, un avviso &#8220;amichevole&#8221; creato da Google per avvisare dell&#8217;accesso verso quei siti che ospitano link diretti a file che se eseguiti potrebbero intallare spyware o altro. In pratica ogni risultato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Curioso bug nei client di Google. Oggi alcune versioni per ogni risultato di ricerca Web indicano il messaggio &#8220;<a href="http://www.google.it/support/bin/answer.py?answer=45449&amp;topic=360&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;oi=malwarewarninglink&amp;resnum=1&amp;ct=help">Questo  sito potrebbe arrecare danni al tuo computer</a>&#8220;, un avviso &#8220;<strong>amichevole</strong>&#8221; creato da Google per avvisare dell&#8217;accesso verso quei siti che ospitano link diretti a file che se eseguiti potrebbero intallare spyware o altro.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/01/bug_google.jpg"></a><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/01/bug_google1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-335" style="margin: 2px; border: 0px initial initial;" title="bug_google1" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/01/bug_google1-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" /></a></span></p>
<p>In pratica ogni risultato e&#8217; un sito malvagio, secondo la serp di Google, un bug curioso che intanto non permette di navigare se non&#8230; utilizzando altri motori di Ricerca, Yahoo! o Live di Microsoft. Che sia una nuova strategia per togliere utenti dal colosso di Mountain View?</p>
<p>Peccato, non lo e&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/01/google-questo-sito-potrebbe-arrecare-danni-al-tuo-computer/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Morto Google Print ADs: 0,5% di conversione invece del 2% atteso.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/01/morto-google-print-ads-05-di-conversione-invece-del-2-atteso/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/01/morto-google-print-ads-05-di-conversione-invece-del-2-atteso/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 12:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[google print]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=329</guid>
		<description><![CDATA[Muore Google Print ADS, il servizio di Google nato qualche anno fa che permetteva agli inserzionisti di apparire con le pubblicità sui quotidiani locali e non sparsi per US (800 circa). L&#8217;idea che infastidiva parecchio gli editori nazionali americani consisteva nel far mettere annunci la cui risposta dei lettori sarebbe avvenuta tramite contatto telefonico, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Muore Google Print ADS</strong>, il servizio di Google nato qualche anno fa che permetteva agli inserzionisti di apparire con le pubblicità sui quotidiani locali e non sparsi per US (800 circa).</p>
<p>L&#8217;idea che infastidiva parecchio gli editori nazionali americani consisteva nel far mettere annunci la cui risposta dei lettori sarebbe avvenuta tramite contatto telefonico, un numero telefonico gestito da Google che permettesse a quest&#8217;ultimo di calcolare un potenziale ROI (e costo a telefonata) delle campagne dei clienti e aggiustare pertanto il costo nel tempo.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-330" title="google_print_ads" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2009/01/google_print_ads-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></p>
<p>Nelle stesse prime fasi di Google Print, la conversion rate attesa da Google (e forecastata) era del 2%, ovvero su 100 lettori che guardavano la pubblicità sui quotidiani, almeno 2 avrebbero telefonato al cliente.</p>
<p>Invece, da subito, la percentuale si è stabilizzata intorno allo 0,5%, quattro volte meno di quanto atteso, un risultato che ha deluso Google e una percentuale di poco cambiata negli ultimi due anni (benchè il costo per gli inserzionisti sia salito comunque) tanto da inserire Google Print nel cimitero dei progetti, insieme a Lively, <strong>Google Video</strong>, Catalogue Search (la possibilità di indicizzare gratuitamente cataloghi cartacei), Jaiku, e altri progetti mai divenuti dei business model sostenibili.</p>
<p>Se Google avesse indagato un pò di più, avrebbe scoperto che quello 0,5% di conversione è già nei modelli di business dei pay-per-call, dove spesso l&#8217;1% è il massimo raggiungibile, salvo che le pubblicità agli utenti divengano invasive e nazionali con GPR elevatissimi.</p>
<p>Sta di fatto che fino ad oggi tale mercato non era ancora stato misurato. Ora Google (e noi altri) abbiamo dei parametri nuovi da usare nella direzione di un business simile.</p>
<p>La fase di Google del taglio dei costi indispensabile in questo periodo di riduzione di crescita è iniziata con la chiusura di 1000 contratti esterni e ora di 100 posti di lavoro per le persone a carico di questi progetti, ma per quello che si legge in giro è sicuramente una delle minori riduzioni di personale da parte delle .com.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/01/morto-google-print-ads-05-di-conversione-invece-del-2-atteso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Comparatori di prezzo e cash back, sistemi di fidelizzazione degli e-commerce.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/01/comparatori-di-prezzo-e-cash-back-sistemi-di-fidelizzazione-degli-e-commerce/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/01/comparatori-di-prezzo-e-cash-back-sistemi-di-fidelizzazione-degli-e-commerce/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 21:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Shopping On-line]]></category>
		<category><![CDATA[bestshopping.com]]></category>
		<category><![CDATA[cashback]]></category>
		<category><![CDATA[ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[pay per sale]]></category>
		<category><![CDATA[shopping]]></category>
		<category><![CDATA[shopping comparison]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=326</guid>
		<description><![CDATA[Quando 3 anni fa nacque il progetto di un e-commerce 2.0 in cui il modello di business fosse a favore dei negozianti e non del motore di ricerca stesso, in cui l&#8217;utente fosse al centro del motore e non obbligato a vedere pagine che non voleva, in cui l&#8217;interazione tra gli utenti fosse basata su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando 3 anni fa nacque il progetto di un e-commerce 2.0 in cui il modello di business fosse a favore dei negozianti e non del motore di ricerca stesso, in cui l&#8217;utente fosse al centro del motore e non obbligato a vedere pagine che non voleva, in cui l&#8217;interazione tra gli utenti fosse basata su regole di sociologia moderna e non su mailing list, in alcune slide scambiate con qualche Venture si parla di cash-back e rebate come risposta al come poter aumentare il valore dell&#8217;utente nel tempo per un aggregatore di prodotti.</p>
<p><strong>GLI SHOPPING COMPARISON, AGGREGATORI DI PRODOTTI E PREZZI </strong>- Gli &#8220;aggregatori di prodotti&#8221;, o shopping comparison, sono quei motori di ricerca con i quali per un prodotto che cercate trovate piu&#8217; prezzi esposti per ogni negozio on-line che lo vende, vi permette di vedere dove acquistarlo e andarci se volete.</p>
<blockquote><p>L&#8217;evoluzione del settore dello shopping retail e&#8217; molto lenta poiche&#8217; i margini dello shopping online sono tra i piu&#8217; bassi. Non a caso ne&#8217; Google ne&#8217; Yahoo! hanno dato priorita&#8217; a questo settore e Microsoft ha fatto i primi passi solo pochi mesi fa.</p></blockquote>
<p><a href="http://it.bestshopping.com/scopri_il_cashback_di_bestshopping.html"><img class="alignnone" style="margin: 2px; border: 0px solid black;" src="http://it.bestshopping.com/template/standard/images/immagine_persone_felici_di_comprare_su_bestshopping.jpg" alt="" width="437" height="358" /></a></p>
<p>Poiche&#8217; il poter dare una scelta di prezzo e&#8217; una caratteristica molto apprezzata da parte degli utenti, tale caratteristica non e&#8217; sufficiente a fidelizzare gli utenti su di un motore di shopping comparison, perche&#8217; comunque l&#8217;utente vuole partire sempre da un motore di ricerca maggiormente preferito, come Google.</p>
<p><strong>MODELLO A COST PER CLICK E PAY PER SALE &#8211; </strong>Poiche&#8217; i modelli attuali dei motori di confronto prezzo sono ancora principalmenti slegati dal successo della vendita da parte dei negozi, ma ancora legati al semplice costo per click (ovvero il negozio paga per ogni utente che arriva anche se non compra nulla), questi motori non hanno sviluppato dinamiche di integrazione con i negozi atti a poter instaurare modelli di cash-back, coupon code o guadagno sul venduto, perche&#8217; a loro non interessa far vendere.</p>
<p>Laddove, invece, il modello dello shopping comparison fosse a guadagno sul venduto (pay per sale, ovvero il motore guardagna solo se manda utenti e questi fanno acquisti), modello presente solo in pochissimi e piu&#8217; moderni motori di ricerca &#8211; come <a href="http://it.bestshopping.com/">bestshopping.com</a> ad esempio -, le dinamiche di integrazione con il merchant e le fasi di vendita real-time sono tali da permettere l&#8217;introduzione di nuove dinamiche altamente fidelizzanti.</p>
<p><strong>STRUMENTI DI FIDELIZZAZIONE DEGLI SHOPPING COMPARISON &#8211; </strong>Per fidelizzare gli utenti all&#8217;uso di uno Shopping Comparison pay-per-sale, uno degli elementi economici scatenanti e&#8217; una modalita&#8217; di remunerazione chiamata &#8220;cash back&#8221;, ovvero &#8220;soldi che ti ritornano dopo un acquisto&#8221;. Il sistema praticamente permette a chi compra di risparmiare una parte della spesa sotto forma di &#8220;storno&#8221;. Se ad esempio un televisore costasse 1000 euro, lo shopping comparison sarebbe capace anche di ridarvi subito anche 60 euro. Non male se il risparmi e&#8217; immediato e per ogni prodotto.</p>
<p>Tre anni fa per l&#8217;appunto un progetto su cui sto lavorando, bestshopping.com, oltre a depositare una patent sul modello di verifica delle transazioni, il &#8220;cash-back&#8221; veniva battezzato per primo in un progetto italiano. Potete leggere del <a href="http://it.bestshopping.com/scopri_il_cashback_di_bestshopping.html"><strong>cash back</strong> di bestshopping.com</a> a questa pagina.</p>
<p>Se per l&#8217;Italia questo modello puo&#8217; sembrare debole vista la marginalita&#8217; minima con cui gira il mercato e-commerce retail (ovvero tolto il Travel, Finance e Booking), in Europa invece il modello lavora da 4 a 8 volte il valore di conversione italiano, introducendo addirittura dinamiche di protezione al modello stesso da parte dei merchant, poiche&#8217; questi temono che un ribasso di un prezzo possa portarli a dipendere troppo motore di confronto prezzi e a sentirsi chiedere un costo commissione piu&#8217; elevato, pena la diminuizione del traffico a favore di altri negozi.</p>
<p>Poiche&#8217; tale &#8220;rischio&#8221; e&#8217; comunque sintomo di un &#8220;buon business&#8221;, spesso esso e&#8217; facilmente gestibile, soprattutto quando nessun innalzamento delle commissioni viene chiesto al merchant da parte del motore.</p>
<p><strong>ALTRE DINAMICHE DI FIDELIZZAZIONE </strong>- Nell&#8217;ottica di poter migliorare l&#8217;esperienza allo shopping per gli utenti nei prossimi anni si assistera&#8217; sempre di piu&#8217; all&#8217;introduzione di sistemi di fidelizzazione lato aggregatori di prodotti o motori di ricerca di prodotti come il &#8220;cash back&#8221; o &#8220;affiliazioni&#8221; particolari, &#8220;community&#8221; di opinioni e recensioni, un insieme di componenti che qualcuno chiama &#8220;social shopping&#8221;, una parola che e&#8217; meglio abbandonare prima che sia scambiata per un modello di business debolissimo come quello dei &#8220;social network&#8221;.</p>
<p> </p>
<p>Tentero&#8217; di trattare alcune di queste dinamiche piu&#8217; in dettaglio nei prossimi mesi. Intanto ecco i link al progetto.</p>
<p><a href="http://it.bestshopping.com/scopri_il_cashback_di_bestshopping.html">Qui Bestshopping e il suo cash back.</a></p>
<p><a href="http://it.bestshopping.com/animali.html">Qui l&#8217;introduzione di criteri di Social Shopping per gli utenti iscritti.</a> (Per un prossimo post)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/01/comparatori-di-prezzo-e-cash-back-sistemi-di-fidelizzazione-degli-e-commerce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Medaglie opache e tara del web, Google monopolio che uccide.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2009/01/medaglie-opache-e-tara-del-web-google-monopolio-che-uccide/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2009/01/medaglie-opache-e-tara-del-web-google-monopolio-che-uccide/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 20:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[adsense]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[quality score]]></category>
		<category><![CDATA[search advertising]]></category>
		<category><![CDATA[tara del web]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=311</guid>
		<description><![CDATA[Abbiate un pò di pazienza, ma questo post è l&#8217;introduzione di uno scenario catastrofico del web nostrano. Voglio precisare che indipendentemente da quello che sto scrivendo, credo parecchio nelle iniziative locali, ma questo post descrive un problema di uno scenario molto più attuale di quanto possa sembrare, difficilmente percepibile per chi è utente di internet [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiate un pò di pazienza, ma questo post è l&#8217;introduzione di uno scenario catastrofico del web nostrano. Voglio precisare che indipendentemente da quello che sto scrivendo, credo parecchio nelle iniziative locali, ma questo post descrive un problema di uno scenario molto più attuale di quanto possa sembrare, difficilmente percepibile per chi è utente di internet e non operatore.</p>
<p><strong>UNA MEDAGLIA CHE FA BRILLARE &#8211; </strong>C&#8217;è una medaglia che brilla in fronte a tutti noi, è Google. E&#8217; il motore di ricerca che usate di più, è quello migliore, è quello che vuole cambiare il mondo in meglio ed è quello che fa sembrare il Web più bello, che inventa la mail più veloce del mondo, rivoluziona le mappe on-line e moltissime altre iniziative.</p>
<blockquote><p>Google e&#8217; veramente una medaglia d&#8217;oro, lucida e scintillante. Per gli utenti è il miglior sito dell&#8217;anno, ogni anno. Ha il numero di utenti più elevato d&#8217;Italia e non fa trucchi ed inganni per tenersi gli utenti.</p></blockquote>
<p>Chiunque vorrebbe avere a che fare con un&#8217;azienda di questo genere, rende migliori le cose, fa il web.</p>
<p>Nello stesso momento il luccichio di Google risplende su milioni di altre lattine sparse nel web. Google Adsense (e la Search come business in generale) è atterrato su tutte le pagine di quel web agonizzante del post-bolla anni 2000 e ha portato quei soldi che han permesso a tanti di rifondarsi e ricostruirsi.</p>
<p>Per molti, quasi per tutti, la Search di Google e Adsense sono stati il vero &#8220;boom&#8221; di internet, il vero business che giustificava i progetti virtuali decantati dal Web 2.0, dal behaviour marketing, l&#8217;idea di poter avere un business model dietro ai social network, un e-commerce 2.0 in cui tutti possono vendere e diventare merchant, il blog re-inventato per tutti, le directory di siti con PR elevato. Anche Virgilio e Libero e tutti gli altri fanno parte di questa valle illuminata dai soldi della Search.</p>
<p>Per chi non ha visto la Search da dentro, non è per niente facile conoscere il valore dell&#8217;apporto finanziario che può dare e chi lo conosce non ne parla per paura di svelare il grande segreto del loro successo. Se vi dico che per ogni click generato in uscita dal vostro sito potete guadagnare <strong>sempre indistintamente</strong> almeno 10 centesimi a click e se vi dico inoltre che per ogni pagina web che mostrate almeno 1 utente su 5 cliccano con certezza, allora il business è presto stimato.</p>
<p>Il &#8220;sempre e indistintamente&#8221; è merito di Google: Natale o data che sia, il click è garantito, metiro delle tecnologie di Google e della quantità enorme di clienti a sua disposizione. Nessuno può garantire questo approccio meglio di Google e il valore del click è <strong>al minimo</strong> di 10 centesimo di euro, per alcuni settori fino anche a cinque volte tanto. E questo è per l&#8217;Italia.</p>
<p>Quando milioni di pagine Web italiane hanno scoperto Adsense, piano piano hanno abbandonato i vecchi network pubblicitari per lasciare più spazio possibile a Google.</p>
<p>Meglio di così che si vuole? &#8220;Metto una tag singola e guadagno soldi subito, devo solo scoprire come fare ad aumentare le pagine viste e magari anche i click sugli annunci di Google e posso dedicarmi ad altro&#8221; è il pensiero comune di tutti quanti.</p>
<p>Durante questa fase di idilliaco guadagno dal 2000 ad oggi, ogni sito si auto ri-fonda &#8220;Web 2.0&#8243; come per dimostrare che il merito dei guadagni non e&#8217; solo merito di Google. Era il modo per purgarsi del vecchio Web, quello brutto e senza spessore, quello dei dialer o dei layer con i banner nascosti o dei pop-up &#8220;scarica la suoneria&#8221;. Ora c&#8217;è quello nuovo, quello con il quale si dice di fare behaviour marketing, Social marketing, Social networking, Added Value, Online Gaming, Chatting Business, Foruming, Blogging.</p>
<p>Colpa di Google, a lui tutto questo piace. Nessun webmaster in realtà riesce a creare del vero added value. Lo scopo di tutti è accomodare Google Adsense. Nel frattempo Google diventa il numero 1 in Italia, un monopolio che controlla il 90% degli utenti italiani e il 90% delle pagine viste e la loro forma di Business.</p>
<p>Ho visto pagine di negozi online riempirsi di Adsense persino sul carrello della spesa, in home page, ovunque, un deprecabile web di provincia destinato presto a perdere utenti fedeli a favore di Google, pagine create apposta per mostrare adsense in tutte le forme, menù che fanno a finta di farsi cliccare sugli hotspot pubblicitari di Google che vengono scambiati per opzioni, layer nascosti per farti cliccare sulle pubblicità (se non per generare click automatici) e pagine il cui contenuto non esiste se non per un titolo da far leggere a Google e 20 annunci pubblicitari in attesa di un click da parte di un utente disperato giunto in quella pagina (allego la pagina di un sito americano per non offendere nessuno qui in Italia, ma non siamo molto lontani da quello scenario).</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/12/web-will-die.gif" target="_blank"><img class="size-thumbnail wp-image-312 alignnone" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="web-will-die" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/12/web-will-die-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Ora succedono due cose.</p>
<p>Del Web 2.0, a Google proprio non interessa. Del &#8220;tuo&#8221; web 2.0 ovviamente, del suo sì e parecchio. Non gli interessa nemmeno il tuo &#8220;motore di ricerca&#8221;, il tuo &#8220;blog&#8221; o il tuo &#8220;sito di e-commerce&#8221; con le opinioni degli utenti. Gli interessano i tuoi spazi, ma appena quegli spazi sono fastidiosi per i suoi clienti, il tuo sito verrà declassato, Adsense apparirà di meno, se non sparirà del tutto, il tuo guadagno scende lentamente e il tuo sito torna al Web 1.0.</p>
<p>Visto che lo sguardo di ognuno e&#8217; quello di massimizzare le pagine viste in favore di Google, ora che Google ha finito di massimizzare la quantità, il colosso passa a volere quantità e nessuno e&#8217; pronto; pertanto all&#8217;attacco, morte ai siti che non sono &#8220;Added Value&#8221;.</p>
<p>E improvvisamente migliaia di pagine diventano &#8220;povere&#8221;, perdono Google Adsense, perdono revenue. Le stesse pagine smettono di fare Web 2.0, non c&#8217;è più il social, il blogging e il chatting. Forse non c&#8217;erano mai stati.</p>
<p>E ora arriva la crisi. Da un problema apparente solo di Wall Street, la crisi ora e&#8217; magicamente apparsa nei budget del 2009 e nei costi da tagliare. Taglio dei costi, ottimizzazione dei Budget, massimizzazione dei progetti reditizzi, eliminazione delle &#8220;baggianate&#8221;. &#8220;Il Web 2.0? Meglio un banner venduto in più in Home Page&#8221;. &#8220;I social behaviour e marketing project intrapesi? Ora in stand by, intanto miglioriamo le revenues dalle mailing list&#8221;. &#8220;Devo fare il profilo degli utenti? Aspetta, prima chiama i clienti per massimizzare ogni tipo di opportunità gia&#8217; in corso, non aggiungiamo nuovi business incerti&#8230;&#8221; le frasi più comuni degli ultimi tre mesi.</p>
<p>Il rovescio della medaglia di Google è il monopolio che ha creato, un monopolio di utenti e pagine viste; un flusso di revenue che scompare dalla mattina alla sera a suo piacimento in nome di una qualità chiamata &#8220;Added Value&#8221; che Google cerca nelle pagine Web ma che è a totale discrezione del colosso di Mountain View. </p>
<p>Non è added value un motore di ricerca, ad esempio. Pertanto, se inventi un nuovo motore di ricerca, magari geniale per la ricerca di immagini o per il web, Google ti declassa in quanto &#8220;c&#8217;è già un motore di ricerca migliore del tuo, perchè la gente dovrebbe usare il tuo se puo&#8217; usare Google?&#8221;.</p>
<p>Se fai un servizio di mail, invio messaggi, file storage remoto, la risposta di Google e&#8217; &#8220;perchè mai la gente dovrebbe usare quel servizio? c&#8217;è già quello di Google ed e&#8217; meglio&#8221; e vieni declassato.</p>
<p><strong>UNA MEDAGLIA CHE RENDE OPACO </strong>- Con questo criterio del &#8220;Se può farlo Google, non è added value&#8221;, il Web 2.0 è praticamente destinato a inventare solo quello che Google non inventa.</p>
<blockquote><p>Se per gli utenti Google e&#8217; splendente, per parecchi operatori sul Web, Google e&#8217; l&#8217;altra faccia della medaglia, è un monopolio, un monopolio che uccide, che decide le regole, che non permette alternative, che soffoca l&#8217;innovazione e la concorrenza e indebolisce il nostro mercato.</p></blockquote>
<p>Da una parte luccica, dall&#8217;altra uccide e <strong>non ci sono alternative</strong>.</p>
<p>Gia&#8217;&#8230; alternative. Non ce ne sono.</p>
<p><strong>UNA TARA PER LA PUBBLICITA&#8217;? NON C&#8217;E&#8217; &#8211; </strong>Benche&#8217; Google decida da solo le regole pubblicitarie del proprio network e stabilisce quali siano i modelli di business da promuovere (senza conoscerli nei dettagli), non ci sarebbero problemi se si venisse rifiutati e ci fossero delle alternative. Anche per la Televisione, il mio spot non viene accettato in prime time per motivi di &#8220;brand&#8221; e &#8220;appealing&#8221;, pertanto posso pagare anche di piu&#8217; di Telecom, ma e&#8217; probabile che il mio spazio sia dopo le 22 o prima dell 19, ma non alle 20.00 dopo Gerri Scotti. E&#8217; una sorta di regolamentazione sulla qualita&#8217; decisa dai network televisivi. Ma per la televisione la &#8220;tara&#8221; di qualita&#8217; degli spot e&#8217; controllata da associazioni anche indipendenti e comunque il mercato e&#8217; diviso in 2 (se non gia&#8217; in 3 oramai da noi) e un monopolio non esiste.</p>
<p>La &#8220;tara&#8221; dei siti che invece stabilisce Google e&#8217; insindacabile e tendende alla concorrenza sleale. C&#8217;e&#8217; poco da fare, e&#8217; un monopolio e le sue decisione sono troppo influenti per il mercato da non potersi muovere come vuole. Eppure lo fa.</p>
<p>Perche&#8217; se per le Televisioni o per la Carta Stampata, la &#8220;tara&#8221; della qualita&#8217; e&#8217; controllata, per il web non c&#8217;e&#8217; nessun controllo? In entrambi i casi e&#8217; uno spot commerciale, che cosa c&#8217;e&#8217; di diverso? La risposta e&#8217; semplice. Il mercato e&#8217; debole, troppo giovane e troppo piccolo; non produce standard perche&#8217; c&#8217;e&#8217; troppo poco business e non giustifica associazioni private indipendenti per il controllo dell&#8217;etica. Il Monopolio non lo fa crescere.</p>
<p>Con questo e con la crisi, è il Web 2.0 a defungere. E non è un bene. Benchè possa sembrare &#8220;etico&#8221; che Google elimini i siti senza &#8220;Added Value&#8221;, in realtà la decisione è insindacabile da parte di Google e spesso discutibile (vedi il penalizzare un &#8220;motore di ricerca&#8221;) e sta bloccando un Web fatto di progetti, iniziative, attività, business che produce economia e innovazione.</p>
<p>Se Internet fosse più maturo, probabilmente non saremmo in questa situazione. Ma si sa, e&#8217; l&#8217;Italia, il paese in cui si spende online nove volte meno di un inglese, quattro volte meno di uno francese e di uno tedesco.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2009/01/medaglie-opache-e-tara-del-web-google-monopolio-che-uccide/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Centrali nucleari, niente Macintosh!</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/12/centrali-nucleari-niente-macintosh/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/12/centrali-nucleari-niente-macintosh/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 14:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[mac os]]></category>
		<category><![CDATA[macintosh]]></category>
		<category><![CDATA[nuclear facilities]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=317</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo aggiornamento di Apple Mac Os Leopard alla 10.5.6 ha creato non pochi problemi ai propri utenti. Generalmente le operazioni di aggiornamento di Apple sono indolori e ben apprezzata, ma nell&#8217;ultima update del firmware dei Macbook, per qualche utente è arrivata una &#8230; schermata blu e un computer bloccato. Curioso leggere che nella licenza d&#8217;uso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo aggiornamento di Apple Mac Os Leopard alla 10.5.6 ha creato non pochi problemi ai propri utenti.</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/12/homer-768568.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-316" title="homer-768568" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/12/homer-768568-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a></p>
<p>Generalmente le operazioni di aggiornamento di Apple sono indolori e ben apprezzata, ma nell&#8217;ultima update del firmware dei Macbook, per qualche utente è arrivata una &#8230; schermata blu e un computer bloccato.</p>
<p>Curioso leggere che nella licenza d&#8217;uso del Mac OS è vietato l&#8217;uso delle applicazioni Apple nei casi in cui un failure del software può generare&#8230; morte. </p>
<p>THE APPLE SOFTWARE IS NOT INTENDED FOR USE IN THE OPERATION OF NUCLEAR FACILITIES, AIRCRAFT NAVIGATION OR COMMUNICATION SYSTEMS, AIR TRAFFIC CONTROL SYSTEMS, LIFE SUPPORT MACHINES OR OTHER EQUIPMENT IN WHICH THE FAILURE OF THE APPLE SOFTWARE COULD LEAD TO DEATH, PERSONAL INJURY, OR SEVERE PHYSICAL OR ENVIRONMENTAL DAMAGE.</p>
<p>Una domanda mi sorge spontanea; che cosa si usa allora? Windows?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/12/centrali-nucleari-niente-macintosh/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Esperimenti nella Serp di Google, Post di Blog e Forum promossi troppo?</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/11/esperimenti-nella-serp-di-google-post-di-blog-e-forum-promossi-troppo/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/11/esperimenti-nella-serp-di-google-post-di-blog-e-forum-promossi-troppo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 13:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[forum]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[james Surowiecki]]></category>
		<category><![CDATA[search]]></category>
		<category><![CDATA[serp di google]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[social networking]]></category>
		<category><![CDATA[wisdom of the crowds]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=300</guid>
		<description><![CDATA[Mentre il social networking, le cloud application e le community wiki diventano sempre più tema di discussione e di analisi, la search, intesa come il fatto di dare risultati di ricerca dopo avere immesso una qualunque parola chiave, sembra venire messa da parte come se fosse un&#8217;applicazione &#8220;data per assoldata&#8221; e &#8220;matura&#8221;. Anni fa Yahoo! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il social networking, le cloud application e le community wiki diventano sempre più tema di discussione e di analisi, <strong>la search</strong>, intesa come il fatto di dare risultati di ricerca dopo avere immesso una qualunque parola chiave, sembra venire messa da parte come se fosse un&#8217;applicazione &#8220;data per assoldata&#8221; e &#8220;matura&#8221;.</p>
<p>Anni fa Yahoo! fece più o meno la stessa considerazione.</p>
<p><strong>ESPERIMENTI NELLA SERP DI GOOGLE SEMPRE PIù POPOLARI &#8211; </strong>Per Google non sembra proprio così, invece. Ci sono alcuni esperimenti che già avrete notato nella SERP degni di qualche commento, e ci sono alcune osservazioni complessive sull&#8217;approccio alla qualità di Blog e Forum da considerare più approfonditamente.</p>
<p>Avrete notato che su alcune pagine di ricerca di Google appare ora la possibilità di eliminare un risultato di ricerca dalla propria Serp, di indicare a Google che dovrebbe occupare una posizione più elevata e di lasciare commenti come se ci si trovasse in un wiki (la piattaforma stile wikipedia per intenderci).</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/adwords_comments_in_serp.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-301" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="adwords_comments_in_serp" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/adwords_comments_in_serp.gif" alt="" width="500" height="146" /></a></p>
<p>Tutto questo verrà pesato da Google nelle prossime settimane per stabilire se le informazioni raccolte devono rimanere a livello di browser, di utente, o di universo se fosse il caso di aggregarle e renderle di dominio pubblico. Dopo tutto la licenza che si accetta con Google permette tutto questo.</p>
<p>Se <strong>la search siamo noi</strong> è una delle domande a cui Google sembra dare risposta con questo esperimento.</p>
<p><strong>TROPPI BLOG E TROPPI FORUM PROMOSSI DA GOOGLE &#8211; </strong>Ma nello stesso tempo c&#8217;è un fattore organico di qualità nei risultati di ricerca che a mio avviso dovrà essere mitigato da parte di Google, se non modificato. C&#8217;è la tendenza di promuovere oltre modo i messaggi dei forum, i post dei blog e le pagine di commento sui siti web, piuttosto di promuovere siti ufficiali, pagine di specifiche tecniche anche vecchie o semplicemente descrizione di servizi o prodotti. C&#8217;è la tendenza a promuovere la &#8220;freschezza&#8221; dei risultati dei post alle pagine &#8220;vecchie&#8221; dei siti più commerciali e autoritari.</p>
<p>Non è facilmente replicabile, ma se cadete in una di queste ricerche, vi assicuro che la vostra &#8220;experience&#8221; di ricerca diventerà pessima, anche perchè la qualità grafica e la chiarezza dei forum è spesso minima e quasi sempre il post non è immeditamente identificabile. Per i blog, bè, è chiaro che se il blog è generico, intorno al vostro post da leggere troverete parecchie informazioni e collegamenti di altri argomenti poco interessanti e avrete pertanto la sensazione di essere in un sito poco rilevante e comunque poco specifico sull&#8217;argomento che cercate.</p>
<p>Qualcuno classifica anche gli stessi post dicendo che un messaggio con più risposte verrà promosso in modo migliore da parte di Google. Google non dice nulla al proposito, per la cronaca. Questo tipo di classificazione è come stabilire che &#8220;più si parla e più è rilevante il messaggio legato all&#8217;oggetto della discussione&#8221;, ma <strong>James Surowiecki</strong> dice nel suo libro &#8220;Wisdom of Crowds&#8221; che <strong>quantità significa qualità solo in determinate e chiare condizioni</strong> spesso non presenti nelle discussioni e nei gruppi di persone &#8220;generici&#8221; (<a href="http://www.bonzi.biz/2008/09/oggi-nasce-sheeboo-il-sito-di-opinioni-democratico-e-qualitativo/" target="_self">vedi qui per alcune considerazioni sui social network</a>). Pertanto la probabilità che un post con parecchi commenti sia di minor qualità di un post senza risposte è elevata se pensiamo ad Internet e in questo momento tale fattore sembrerebbe essere ignorato (per questo motivo ritengo che Google non possa pesare i post in base al semplice numero di risposte se prima non trova un modo di classificarne l&#8217;utenza).</p>
<p>Se la search saremo noi, allora presto Google potrà stabilire quando un loro esperimento starà dando buoni risultati e risolvere velocemente i degradi di qualità dei risultati come quello dell&#8217;esagerata promozione dei post dei blog e dei post dei forum nelle pagine di ricerca di alcune situazioni odierne. Alcune analisi saranno sempre e comunque di Google perchè sono i numeri a dargli le risposte, però uno di quei numeri da oggi siamo noi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/11/esperimenti-nella-serp-di-google-post-di-blog-e-forum-promossi-troppo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Che cosa e&#8217; Facebook? Social network e advertising insieme funziona?</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/11/che-cosa-e-facebook-social-network-e-advertising-insieme-funziona/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/11/che-cosa-e-facebook-social-network-e-advertising-insieme-funziona/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 14:37:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=289</guid>
		<description><![CDATA[Facebook, il social network fondato nel 2004 dal allora diciannovenne Zuckerbergper per facilitare gli incontri tra studenti, e&#8217; oggi sicuramente un successo in qualunque modo lo si guardi. Usability, immediatezza, velocita&#8217;, numero di iscritti sono componenti facilmente riconoscibili; amici, conoscenti, colleghi sono il motore del successo. FACEBOOK, MYSPACE E QUELLI DI GOOGLE - Il successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Facebook</strong>, il social network fondato nel 2004 dal allora diciannovenne Zuckerbergper per facilitare gli incontri tra studenti, e&#8217; oggi sicuramente un successo in qualunque modo lo si guardi. Usability, immediatezza, velocita&#8217;, numero di iscritti sono componenti facilmente riconoscibili; amici, conoscenti, colleghi sono il motore del successo.</p>
<p><strong>FACEBOOK, MYSPACE E QUELLI DI GOOGLE -</strong> Il successo di Facebook e&#8217; quello di portare on-line dei social network gia&#8217; esistenti off-line, farli interagire ed espanderli. Questa e&#8217; la chiave di ogni social network che voglia funzionare bene: mettere amici a interagire tra di loro in un modo divertente e magari &#8220;nuovo&#8221;.</p>
<blockquote><p>Il successo di Facebook e&#8217; quello di portare on-line dei social network gia&#8217; esistenti off-line, farli interagire ed espanderli.</p></blockquote>
<p>Tre anni dopo la creazione del social network, <strong>Microsoft </strong>compro&#8217; una quota minima di Facebook facendo valere quest&#8217;ultimo 15 miliardi di dollari per un semplice calcolo proporzionale.</p>
<p>Ma indipendentemente dal valore del divertimento e dell&#8217;interazione sociale di Facebook, settimana scorsa <strong>Google </strong>annuncia di voler chiudere Lively a fine anno. <a href="http://www.bonzi.biz/2008/11/lively-second-life-parallel-kingdom-mondi-virtuali-reali-e-social-network-di-domani/" target="_self">Ne parlavo poco fa</a>, l&#8217;esperimento social di Google e&#8217; rimasto deserto e Orkut, un altro sito di social networking comperato di Google, continua a rimanere un evento locale da sempre con il 61% di utenti sotto ai 25 anni.</p>
<p><strong>MySpace anticipa il successo di Facebook</strong>, diventa la societa&#8217; piu&#8217; valorizzata del pacchetto di Murdoch, firma una accordo di circa 900 milioni di dollari di pubblicita&#8217; con Google e schizza alle stelle come il &#8220;futuro&#8221; dei social network. Qualcuno lo addita come &#8220;una rivoluzione&#8221;, altre presentazioni parlano di 200 milioni di utenti che lo usano, ma io leggeri 190 milioni di &#8220;crap pages&#8221;, un ROI per chi pubblicizza che rasenta lo spam e un prodotto veramente difficile da mantenere nei proprio investimenti (togliereste myspace o adwords dalle vostre campagne pubblicitarie  in situazione di tagli di budget?).</p>
<p><strong>I SOCIAL NETWORK SONO DIFFICILI DA MONETIZZARE -</strong> Facebook ha gli stessi problemi di tutti i social network. E&#8217; difficilissimo da monetizzare, offre opportunita&#8217; per sperimentare nuovi sistemi di pubblicita&#8217; e nuovi servizi di indagine, ma spesso questi non vanno a termine per la stessa complessita&#8217; della community su cui si fa leva, un gruppo di amici, che cerca solo divertimento, scambia foto e combatte in bande virtuali giusto per &#8220;vedere che succede&#8221; e nuovi utenti che si iscrivono perche&#8217; &#8220;non puoi non esserci&#8221;, quasi uno status che rasenta quello di una moda e di una novita&#8217; di provare.</p>
<p>Il modello pubblicitario di Facebook e&#8217; altrettanto complesso. In parte e&#8217; il classico banner da cliccare o da guardare. &#8220;Banale!&#8221;, direte. Vero, ma se fosse stato Google a comperare questi spazi come fu per Myspace ora non ci sarebbero discussioni. Ma di marketplace difficili Google ne ha gia&#8217; due, Myspace e Youtube. Anche Ballmer, che ha l&#8217;1,6%,  con il suo Adcenter se ne sta lontano dalle pagine di Facebook.</p>
<p>Poi ci sono le &#8220;sponsorizzazioni&#8221; in varie forme. In Myspace i brand comperano spazi, pagine o canali per &#8220;tentare&#8221; di avvicinarsi alle teen-agers senza soldi che riempono le pagine di musica rock, punk, che scrivono di voler fare le game designer, ma intanto non fanno convertire nessuno dei banner presenti sulle loro pagine. In Facebook, nei gruppi in cui ci si puo&#8217; iscrivere, alcuni &#8220;amici&#8221; sono &#8220;amici commerciali&#8221;, inseriscono link o eventi che portano a pubblicita&#8217; o eventi a scopo commerciale, ti parlano di un prodotto o di una iniziativa. Se sei nel gruppo dei fan di Fantascienza Libri e Film, e&#8217; probabile che un domani la tua bacheca si popoli di un link di questo tipo.</p>
<p><strong>FACEBOOK E I PROBLEMI DI QUALITA&#8217; DEI GRUPPI &#8211; </strong>Ma il punto non e&#8217; come ti porto a cliccare, il punto e&#8217; come un ambiente di scambio foto, link tra amici e chat possa diventare interessante per messaggi pubblicitari. Non puo&#8217;; se c&#8217;e&#8217; divertimento, non c&#8217;e&#8217; Advertising che tenga e gia&#8217; una suoneria, un pezzo di film e un invito a guerra tra bande non funziona perche&#8217; forzatamente fuori tema con la community che c&#8217;e&#8217; intorno.</p>
<p>Poi ci sono i gruppi. Quando Zuckerberg fondo&#8217; il social bookmarking di studenti volle fare in modo che le persone che partecipassero fossero in qualche modo &#8220;<strong>qualificate</strong>&#8220;. Un&#8217;ottima idea tale da fare iscrivere pertanto solo quelli che avevano una mail &#8220;.edu&#8221;. Poi ovviamente le esigenze di business hanno fatto cambiare il modello e oggi chiunque puo&#8217; entrare in Facebook.</p>
<blockquote><p>Quando Zuckerberg fondo&#8217; il social bookmarking di studenti volle fare in modo che le persone che partecipassero fossero in qualche modo &#8220;<strong>qualificate</strong>&#8220;, ora non e&#8217; piu&#8217; cosi&#8217;.</p></blockquote>
<p>Il problema e&#8217; che gli utenti che creano Gruppi di varia specializzazione non hanno possibilita&#8217; di controllare gli utenti che aderiscono. Ovvero, in realta&#8217; l&#8217;invito e&#8217; personale, ma il sistema di Facebook e&#8217; spam oriented ovvero &#8220;clicca qui per mandarlo a tutti i tuoi amici della lista&#8221; e non &#8220;scegli attentamente a quali amici vuoi proporre questo esclusivo gruppo di discussione e configura la loro partecipazione&#8221;. Inoltre piu&#8217; utenti ci sono e piu&#8217; si associa il successo a tale gruppo e pertanto il sistema non controlla assolutamente la qualita&#8217; degli iscritti.</p>
<p>Pertanto, ad esempio, un gruppo di professionisti i cui membri partecipano alla discussione sulla pubblicita&#8217; on-line dello IAB solo dopo 2 giorni ricevono un messaggio che pubblicizza penne, agende e calendari in regalo allo stand di uno dei membri iscritti.</p>
<p>Un altro gruppo per la discussione sui &#8220;diritti d&#8217;autore dei libri in formato digitale distribuiti in Internet&#8221; riceve poco dopo la sua fondazione un link dal fondatore che rimanda al proprio libro da comperare.</p>
<p>E&#8217; ovvio che in questo modo il valore dei gruppi viene meno, la profilazione e&#8217; semplicemente casuale e <strong>la pubblicita&#8217; non puo&#8217; che essere un esperimento con poco ritorno</strong> e alla fine tra i metodo per produrre revenue per Facebook vediamo apparire link dello stesso colore del menu per tentare di fartelo cliccare con maggiore probabilita&#8217;.</p>
<p><a title="Facebook misleading advertising model" href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/facebook_advertising.bmp"><img class="alignnone size-medium wp-image-290" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="facebook_advertising" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/facebook_advertising.bmp" alt="Misleading Facebook Advertising." width="775" height="170" /></a></p>
<p>E se quando <strong>anche il costo a click e&#8217; molto piu&#8217; alto</strong> di qualunque altro network, allora quanto puo&#8217; resistere il modello pubblicitario di Facebook?</p>
<p>Se Facebook riuscisse a permettere di gestire la qualita&#8217; dei gruppi che si creano, <strong>senza paura di perdere utenti</strong> o pagine viste, allora targhetizzare queste persone con questionari, spot e messaggi commerciali puo&#8217; diventare molto profittevole e interessante, <strong>ma per ora vedo un grande social network da trattare come un grande forum</strong>, un blog o un sito di bookmarking, con poco ROI e tanti esperimenti di poca durata e i 15 miliardi di bolla-valore presto ridotti di parecchie volte.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/11/che-cosa-e-facebook-social-network-e-advertising-insieme-funziona/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>uSwitch, un arbitraggiatore d&#8217;oro compra Kelkoo</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/11/uswitch-un-arbitraggiatore-doro-compra-kelkoo/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/11/uswitch-un-arbitraggiatore-doro-compra-kelkoo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 19:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[cashback]]></category>
		<category><![CDATA[kelkoo]]></category>
		<category><![CDATA[shopping comparison]]></category>
		<category><![CDATA[shopzilla]]></category>
		<category><![CDATA[uswitch]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=284</guid>
		<description><![CDATA[Alla fine Yahoo! ce l&#8217;ha fatta, ha venduto Kelkoo, sovrastimato al momento dell&#8217;acquisizione (piu&#8217; di 450 milioni di euro) e venduto per 100 milioni oggi agli ex manager di uSwitch, un arbitraggiatore dal bilancio d&#8217;oro, societa&#8217; inglese che compra e rivende servizi, migliorandone la vendibilita&#8217;, l&#8217;offerta e il confronto. ARBITRAGGIATORE D&#8217;ORO E PAPA&#8217; ESPERTO - [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine Yahoo! ce l&#8217;ha fatta, ha venduto <strong>Kelkoo</strong>, sovrastimato al momento dell&#8217;acquisizione (piu&#8217; di 450 milioni di euro) e venduto per 100 milioni oggi agli ex manager di <strong>uSwitch</strong>, un arbitraggiatore dal bilancio d&#8217;oro, societa&#8217; inglese che compra e rivende servizi, migliorandone la vendibilita&#8217;, l&#8217;offerta e il confronto.</p>
<p><strong>ARBITRAGGIATORE D&#8217;ORO E PAPA&#8217; ESPERTO -</strong> uSwitch e&#8217; della <strong>Scripts Networks Interactive</strong> (NYSE:SSP), quelli di <strong>Shopzilla</strong>, quelli di <strong>BizRate</strong>, gente esperta che e&#8217; da parecchio sul mercato dello shopping con idee nuove e ben fatte; guarda caso ne parlavo <a href="http://www.bonzi.biz/2008/11/shopzilla-147-q3-2008-shoppingcom-male/" target="_self">qui</a> poco tempo fa a seguito di un ottimo quarter e per dare merito a Shopzilla di essere uno dei pochi shopping comparison ad attraversare la tempesta degli ultimi mesi nel modo migliore (non come Shopping.com di eBay ad esempio).</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-286" style="border: 0px solid black; margin: 2px;" title="uswitch-logo" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/uswitch-logo-233x300.jpg" alt="" width="163" height="210" /></p>
<p><strong>Shopzilla </strong>e&#8217; un vero e proprio shopping comparison di qualita&#8217;, produce offerte fatte per essere confrontate e non modifica la pagina dei risultati di ricerca per mostrare quello che paga di piu&#8217; per primo, come invece fa Kelkoo.</p>
<p>Benche&#8217; uSwitch e Shopzilla siano aziende ben distanti (fiscalmente e fisicamente, papa&#8217; a parte), e&#8217; probabile che <strong>i nuovi amministratori di Kelkoo </strong>vogliano portare un pò della loro esperienza in casa Chappaz, l&#8217;ex-CEO di Kelkoo.</p>
<p><strong>KELKOO NUMERO UNO IN EUROPA ANCORA PER QUANTO? &#8211; </strong>Kelkoo e&#8217; il numero uno per lo shopping comparison in Europa, ma negli ultimi anni un prodotto obsoleto e un modello di business qualitativamente discutibile lo hanno offuscato e lasciato andare alla deriva. Complice Google che spesso toglie traffico a chi da&#8217; fastidio e quindi anche a Kelkoo in questi anni, altri motori di confronto ne hanno approfittato e creato marketplace equivalmente e piu&#8217; promettenti, come lo stesso Ciao.com, acquistato poi da <a href="http://www.bonzi.biz/2008/09/microsoft-cashback-e-lo-shopping-cpa/" target="_self">Microsoft</a> poco tempo fa.</p>
<p><strong>AUTONOMIA PER KELKOO E TRAFFICO PAGATO A YAHOO! -</strong> Ora che cosa succeda tra Yahoo! e Kelkoo sara&#8217; da vedere. Il 30% del traffico e&#8217; di Yahoo! e Kelkoo praticamente non lo paga. E&#8217; probabile che Yahoo! chieda un revenue share su quanto Kelkoo produce grazie a Yahoo!. Inoltre, a uSwitch non interessa solo lo Shopping Comparison ed e&#8217; probabile che voglia introdurre anche nuove linee di business di confronto servizio e non solo confronto prodotti.</p>
<p>Chappaz assicura che la societa&#8217; Kelkoo crescera&#8217; in autonomia, ma questa e&#8217; la solita frase che si dice in fase di vendita/acquisizione, poi e&#8217; solo questione di quanto veloce si voglia integrare le due societa&#8217;.</p>
<p>Eppure Kelkoo sta facendo una mossa giusta, il <strong>cash back</strong>. Il cash-back e&#8217; quel modo di risparmiare comprando prodotti, perche&#8217; parte del prezzo te lo rende indietro il negozio. Con capitali nuovi da parte di uSwitch, e&#8217; possibile che tale attivita&#8217; divenga veramente un buon tornaconto e diventare un nuovo Kelkoo. Per ora per SSP nessun entusiasmo e nessuna press release ufficiale e titolo a -14% oggi, ma per altri motivi che purtroppo conosciamo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/11/uswitch-un-arbitraggiatore-doro-compra-kelkoo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Google Quality Score, altri due piccoli cambiamenti al sistema di ranking.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/11/google-quality-score-altri-due-piccoli-cambiamenti-al-sistema-di-ranking/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/11/google-quality-score-altri-due-piccoli-cambiamenti-al-sistema-di-ranking/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 16:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[adsense]]></category>
		<category><![CDATA[adwords]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[quality score]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=281</guid>
		<description><![CDATA[A pochi mesi da estesi cambiamenti, Google annuncia nuovi cambiamenti negli algoritmi del Quality Score. Per chi non lo sapesse, Il Quality Score è uno dei coefficienti utilizzati da Google per stabilire il costo del click della pubblicità comperata su Google. DUE CAMBIAMENTI PRINCIPALI NEL QUALITY SCORE &#8211; Il primo cambiamento riguarda un problema del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A <a href="http://www.bonzi.biz/2008/09/il-nuovo-adwords-quality-score/" target="_self">pochi mesi</a> da estesi cambiamenti, Google annuncia nuovi cambiamenti negli algoritmi del Quality Score.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, Il Quality Score è uno dei coefficienti utilizzati da Google per stabilire il costo del click della pubblicità comperata su Google.</p>
<p><strong>DUE CAMBIAMENTI PRINCIPALI NEL QUALITY SCORE &#8211; Il primo cambiamento</strong> riguarda un problema del precedente algoritmo che premiava troppo chi stava in prima pagina e troppo poco chi stava nelle pagine successive. Quello che succedeva era che Google ti penalizzava se un tuo messaggio pubblicitario riceveva troppi pochi click rispetto alla media, ma non teneva conto del fatto che scivolando in posizioni sempre meno elevate, i click diminuiscono per motivi non solo matematici (per motivi ad esempio di &#8220;similitudine&#8221; con altri ads o &#8220;deja vu&#8221; da parte degli utenti di url o messaggi simili). Pertanto aspettandosi un numero di click maggiore di quello effettivo, il quality score penalizzava ingiustamente gli ads oltre alle prime pagine. Non penso Google abbia risolto questo problema di difficile misurazione, ma è comunque un primo passo verso una giustizia più ampia.</p>
<p><strong>Il secondo cambiamento</strong> riguarda gli ads &#8220;buoni&#8221; che vogliono pagare comunque pochi centesimi a click. Secondo Google questi annunci vanno premiati; secondo un sistema di pull a totale discrezione di Google, essi vengono di tanto in tanto incrementati dalla posizione attuale ad una superiore, anche fino in prima pagina. Una specie di verifica &#8220;temporanea&#8221; della bontà dell&#8217;annuncio che, se positiva, potrebbe portare ad un migliore click through rate (CTR), a miglior conversione lato cliente e pertanto ad un futuro costo a click pagato dal cliente più alto. L&#8217;elezione del candidato da premiare potrebbe basarsi sugli stessi sistemi con cui Google decide di riproporre in posizioni più alte keywords o annunci senza traffico o declassati. Il sistema si basa sui &#8220;noti&#8221; parametri di account, ovvero numero di keywords buone per url, per account e per annuncio, numero di inserzionisti per keyword e ricalcolata rilevanza della landing page. Maggiore in numero tali elementi sono &#8220;Eccellenti&#8221; e più ci sono probabilità di ripescaggio. Pertanto in una campagna di 10 annunci per un sito web, se uno di questi dovesse finire lontano dalla prima pagina, è possibile che Google lo riposizioni per qualche tempo in prima pagina e rivalutarne il quality score, correggendo un punteggio precedentemente sbagliato se necessario.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-282" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="google_adsense_logo_main" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/google_adsense_logo_main.gif" alt="" width="150" height="58" /></p>
<p><strong>SEMPRE PIU&#8217; PROBLEMI SUL CONTROLLO DELLA QUALITA&#8217; DEGLI ANNUNCI</strong> &#8211; Uno dei problemi di Google è oggi quello della qualità delle inserzioni.</p>
<p>Poichè è facile creare campagne e annunci in Google e poichè il sistema generalmente li pubblica immediatamente, parecchi annunci sono spesso creati per guadagnare traffico da keywords targhetizzate volutamente in modo poco rilevante e a basso costo a click.</p>
<p>Tali annunci sono di conseguenza poco rilevanti, ma generano comunque discreti volumi di traffico. Quando essi appaiono sui partner di Google, spesso questi si lamentano. Messaggi poco rilevanti creano una pessima user experience e degradano la percezione di serietà del sito da parte degli stessi utenti.</p>
<p><strong>PREVENZIONE PER UNA QUALITA&#8217; MIGLIORE -</strong> I continui cambiamenti sul Quality Score da parte di Google servono a controllare meglio i comportamenti di annunci poco rilevanti, a prevenirne velocemente la pubblicazione e nel caso peggiore a buttarli subito in fondo alla lista di inserzionisti. <strong></strong></p>
<p><strong>La coda di annunci è oramai così ampia che Google si può permettere di non far mai andare offline nessun annuncio</strong> &#8211; dal 16 settembre 2008 è così -, anche quando esso sia irrilevante: i pochi click che esso riceve non danneggia (quasi) nessuno.</p>
<p>Ma il controllo di questi annunci non è ancora sufficiente e le lamentele crescono. Poichè Adsense in primis è il sistema di monetizzazione più ampio al mondo (di internet), problemi di qualità che anni fa erano tollerati (si preferiva guardare ai soldi) oggi diventano invece fastidiosi.</p>
<p>La stessa qualità che Google pretende da tutti, ora è pretesa anche dai publisher più piccoli. Mi aspetto presto altri interventi sul Quality e sul sistema di publishing degli annunci di Adsense, block list più veloci per i publisher e controlli di rilevanza sempre più veloci. Dopotutto lo spider di Google passa sempre più velocemente sulle pagine di ogni sito; può farlo benissimo anche quello di Adwords.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/11/google-quality-score-altri-due-piccoli-cambiamenti-al-sistema-di-ranking/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lively, Second Life, Parallel Kingdom: mondi virtuali reali e social network di domani.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/11/lively-second-life-parallel-kingdom-mondi-virtuali-reali-e-social-network-di-domani/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/11/lively-second-life-parallel-kingdom-mondi-virtuali-reali-e-social-network-di-domani/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 11:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[Videogiochi, gioco e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[android]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
		<category><![CDATA[lively]]></category>
		<category><![CDATA[second life]]></category>
		<category><![CDATA[sheeboo]]></category>
		<category><![CDATA[shopping]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=272</guid>
		<description><![CDATA[Social Network di oggi e di domani. I social network sono tanti noi stessi re-incarnati in forme diverse. Sono tanti autentici noi stessi, giornalisti, esperti di prodotti e semplicemente noi, ma in vacanza, al mare e in discoteca. Leggi di Second Life, Lively, Parallel Kingdom e di quanti social network dobbiamo aspettarci un domani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta Mike, un personaggio virtuale nato parecchi mesi fa e poco piu&#8217; tardi morto di solitudine in <strong>Second Life</strong>.</p>
<p>Poco dopo, Mike rinasce su <strong>Lively</strong>, un mondo virtuale &#8211; in beta ovviamente &#8211; creato da Google dove purtroppo l&#8217;ambiente piu&#8217; socievole e&#8217; un&#8217;isola abbandonata sulla quale si puo&#8217; al massimo interagire con un divano visto che la televisione puo&#8217; mostrare filmati youtube, ma e&#8217; grande 10 pixel di lato.</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/secondlife-lively.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-273" title="second life lively logo community" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/secondlife-lively.jpg" alt="" width="500" height="260" /></a></p>
<p>Mike allora decide di rinascere piu&#8217; bello e famoso in un mondo pieno di altri personaggi che si fanno chiamare Sims, ma presto scopre che a nessuno di questi piace &#8230; parlare! Come in Second Life, si rende conto che ai personaggi di questo mondo piace solo apparire, e poiche&#8217; non c&#8217;e&#8217; molto altro da fare, subito <strong>Sim&#8217;s Online</strong> diventa presto una grande piazza di muti.</p>
<p>Ora Mike rinascera&#8217; sul nostro Iphone e sul nostro Android grazie a un nuovo mondo, questa volta un regno, chiamato <strong>Parallel Kingdom. </strong>Qui Mike puo&#8217; viaggiare per le vie di Google Maps alla ricerca di qualche cittadino di Sim&#8217;s Online, di Second Life o di Lively, orfano come lui, con cui poter comunicare.</p>
<p>Ma se tutti questi mondi vi sembrano lontani, che non ci riguardano e dei complicati programmi da installare e imparare ad usare, invece questi <strong>giochi sociali</strong> sono piu&#8217; vicini di quanto crediamo e sono sempre di meno dei software da installare.</p>
<p>Un mondo &#8220;dei grandi&#8221; e&#8217; infatti <strong>Facebook</strong>, <strong>Amazon </strong>per lo shopping, e perche&#8217; no, presto anche eBay, forse <strong>Digg</strong>, <strong>Flickr </strong>con le foto per mondo virtuale e un giorno anche <strong>Youtube</strong>. In tutti questi c&#8217;e&#8217; un nostro alter ego, un noi stessi adattato alla realta&#8217; che vogliamo vivere e spesso nei mondi senza autoritratto e&#8217; il nostro avatar che ci sostituisce graficamente.</p>
<p>Il piu&#8217; famoso avatar che la rete conosce e&#8217; di Yahoo! che, grazie anche al messenger prima e a yahoo! answers poi, diventa quel piccolo personaggio animato molto simile ad un noi stessi ambientato al mare o in montagna anche quando ci troviamo in ufficio a lavorare.</p>
<p>In Facebook giochiamo con noi stessi, le storie sono raccontate in terza persona come se ci fosse un narratore la cui storia è fatta con le nostre stesse foto e le nostre amicizie (e conoscenze), in eBay e Amazon con i nostri acquisti se un giorno si trasformassero in desideri di un mondo virtuale, e perche&#8217; no, un sito di opinioni qualunque crea un mondo in cui chi scrive diventa giornalisa o scrittore per finta ed evolve in una scala sociale virtuale fatta di animaletti sempre piu&#8217; carismatici.</p>
<p>I <strong>social network</strong> sono tanti noi stessi re-incarnati in forme diverse. Sono tanti <strong>autentici </strong>noi stessi; nessuno di questi mondi funziona se non siamo noi stessi, ma in alcuni possiamo essere giornalisti, esperti di prodotti e semplicemente noi, ma in vacanza, al mare e in discoteca. Per chi ha piu&#8217; tempo, puo&#8217; essere anche un mondo piu&#8217; elaborato come un fantasy, guerre stellari o semplicemente una citta&#8217;.</p>
<p>Ognuno di questi mondi e&#8217; social, sia che sia on-line, sul web oppure sulla console o sul cellulare. La tecnologia ci permette di sperimentare nuove soluzioni, di giocare sempre di piu&#8217; con il mondo reale che ci circonda, magari con un auto piu&#8217; bella e farsi chiamare Mike.</p>
<p>Pensate che ad oggi solo per iPhone ci sono gia&#8217; almeno 6 applicazioni &#8220;social&#8221;. Con <strong>Loopt </strong>ad esempio possiamo dare indicazioni stradali ad amici e sconosciuti, guardare dove questi si trovano e che cosa fanno, vedere le foto che scattano dei luoghi e chiamarli (nel mondo virtuale, non per davvero!).</p>
<p>Per chi fa <strong>acquisti </strong><strong>on-line</strong>, e&#8217; probabile che l&#8217;esperienza dello shopping in Amazon sia sempre piu&#8217; piacevole con il passare degli anni. Amazon sta facendo un ottimo lavoro per avvicinarsi alle esigenze di chi compra, ma senza infastidirlo e i prodotti sono sempre meglio presentati. Quando Amazon prendera&#8217; i suoi fedeli shopper e li trasformera&#8217; in <strong>Gattini</strong>, <strong>Lupacchioti,</strong> <strong>Ghepardi o Volpi</strong>, avatar di uno stato sociale per un nuovo gioco basato sugli acquisti online, allora titoleremo che Amazon sara&#8217; un nuovo e rivoluzionario Social Network, ma sara&#8217; invece la risposta alle nostra &#8220;voglie&#8221; sociali, a tutti gli altri noi che cercano, comperano, semplicemente esistono ogni giorno su centinaia di pagine web e servizi.</p>
<div id="attachment_274" class="wp-caption alignnone" style="width: 319px"><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/coyote-e-giaguaro.png"><img class="size-full wp-image-274" style="margin: 2px; border: 0px solid black;" title="coyote-e-giaguaro-sheeboo.com" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/coyote-e-giaguaro.png" alt="Due avatar del mondo virtuale di Sheeboo" width="309" height="204" /></a><p class="wp-caption-text">Due avatar del mondo virtuale di Sheeboo</p></div>
<p>Che cosa non funziona in questi mondi virtuali e&#8217; evidente. Troppa tecnologia da installare, troppe cose da fare, ma anche troppe poche o forzare la gente a fare qualcosa che non fa normalmente. E spesso i social network non sono proprio pronti per reggersi da soli a livello economico. Anzi, han bisogno degli strumenti di targeting pubblicitario più complicati o di sponsorizzazioni ancora difficili da vendere.</p>
<p>Penso che avremo sempre piu&#8217; social network &#8211; tanti esperimenti direi, e presto, anche una buona user experience e un buon negozio di shopping domani potrebbero creare un nuovo mondo virtuale fatti di Leoni, Gattini e Leopardi, i noi stessi che giocano&#8230; per davvero.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/11/lively-second-life-parallel-kingdom-mondi-virtuali-reali-e-social-network-di-domani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Shopzilla, +14,7% Q3 2008; Shopping.com male.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/11/shopzilla-147-q3-2008-shoppingcom-male/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/11/shopzilla-147-q3-2008-shoppingcom-male/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 18:47:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[adwords]]></category>
		<category><![CDATA[ebay]]></category>
		<category><![CDATA[shopping comparison]]></category>
		<category><![CDATA[shopping.com]]></category>
		<category><![CDATA[shopzilla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=263</guid>
		<description><![CDATA[Shopzilla, shopping comparison di Scripps Networks Interactive Inc., societa&#8217; americana specializzata nello shopping online e offline, autore in origine di BizRate e del piu&#8217; recente uSwitch.com, il sito che arbitraggia sui servizi d&#8217;uso e consumo giornaliero come gas, acqua, telefono, mutui etc, riporta una crescita del 14,7% per il Q3 2008 rispetto al Q3 2007, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Shopzilla</strong>, shopping comparison di Scripps Networks Interactive Inc., societa&#8217; americana specializzata nello shopping online e offline, autore in origine di <strong>BizRate </strong>e del piu&#8217; recente <strong>uSwitch</strong>.com, il sito che arbitraggia sui servizi d&#8217;uso e consumo giornaliero come gas, acqua, telefono, mutui etc, <a href="http://pressreleases.scripps.com/downloads/pressreleases/1081/1081.pdf" target="_blank">riporta </a><strong>una crescita del 14,7%</strong> per il Q3 2008 rispetto al Q3 2007, per un totale di 62 milioni di dollari di fatturato.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-266" style="margin-right: 2px; margin-left: 2px; border:0" title="shopzilla-freccia-su" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/11/shopzilla-freccia-su.jpg" alt="" width="361" height="100" /></p>
<p>Secondo quanto riportava eBay pochi giorni prima per Shopping.com, un crollo delle revenues descritto nella call di eBay come &#8220;This business decelerated sharply in Q3, impacting marketplace’s revenue growth  by about a point&#8221; dando la colpa ai motori di ricerca.</p>
<p><strong>SHOPZILLA, TRAFFICO IN AUMENTO -</strong> Eppure Shopzilla giustifica il maggior fatturato grazie alla crescita di traffico, a significare che quello che ha impattato Shopping.com e&#8217; stato un evento abbastanza specifico, come gia&#8217; descrivevo in <a href="http://www.bonzi.biz/2008/10/google-burattinaio-di-yahoo-e-shoppingcom/" target="_self">questo post precedente su Google e Shopping.com</a>. </p>
<p>E&#8217; chiaro che Shopping.com e&#8217; stato penalizzato per la scarsa qualita&#8217; offerta dalle pagine di ricerca, spesso focalizzate a mostrare pubblicita&#8217; o risultati delle aste su eBay piuttosto che prodotti, core business della stessa societa&#8217;. Quando tali pagine sono ritenute di scarso interesse per gli utenti di Google, questi rimuove le pagine oppure ne alza il costo per stare in Adwords con una conseguente crisi di traffico per il sito di destinazione.</p>
<p>E&#8217; Shopping.com uno dei riferimenti per lo shopping comparison, sia per la usability che per il modello di business, eppure la mia sensazione e&#8217; che in questi ultimi anni esso ha solo perso qualita&#8217; e diminuito la propria leadership. Forse <strong>e&#8217; ora il caso di guardare ad altri shopping comparison</strong>, piu&#8217; innovativi e interessanti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/11/shopzilla-147-q3-2008-shoppingcom-male/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Halloween 1 &#8211; Tutti i Santi 0</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/10/halloween-1-tutti-i-santi-0/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/10/halloween-1-tutti-i-santi-0/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 16:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Life Usability]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto xvi]]></category>
		<category><![CDATA[festività]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[halloween]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[tutti i santi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=248</guid>
		<description><![CDATA[Un (brutto) logo pagano sulla home page di Google.it, che appare un pò si&#8217; e un pò no su Google.com per problemi di replicazione di dati a quanto pare, per ricordarci come il mondo di internet sia ateo, freddo e &#8220;user generated content&#8220;. Certo domani non mi aspetto un logo per celebrare invece il significato cattolico e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un (brutto) logo pagano sulla home page di Google.it, che appare un pò si&#8217; e un pò no su Google.com per problemi di replicazione di dati a quanto pare, per ricordarci come il mondo di internet sia <strong>ateo</strong>, <strong>freddo</strong> e &#8220;<strong>user generated content</strong>&#8220;.</p>
<p>Certo domani non mi aspetto un logo per celebrare invece il significato cattolico e gioioso del 1° Novembre; purtroppo non è una festa americana, non è nemmeno per tutti, è &#8220;solo&#8221; un valore di pochi e quanto meno per &#8220;internet&#8221;.</p>
<p><strong>ACCORDO AAP &#8211; GOOGLE PER I LIBRI &#8211; </strong>Nello stesso momento Google compra la causa da parte dalla AAP, l&#8217;associazione che tutela i diritti degli autori di libri in America, e la rivende alla stampa come <strong>un accordo da 125 milioni di dollari</strong> per l&#8217;indicizzamento di tutti i libri che vogliano apparire in Google. O forse è stata la stampa a raccontarla in modo più piacevole per Google. Fatto sta che milioni di libri appariranno in Google.</p>
<p><strong>DEAL YAHOO &#8211; GOOGLE AL TERMINE</strong> &#8211; Rumori intanto parlano dell&#8217;accordo tra Google e Yahoo! e del possibile abbandono dello stesso da parte dei due colossi. Forse il dipartimento americano dà ragione a <a href="http://www.bonzi.biz/2008/09/yahoo-la-botte-e-piena-e-gli-azionisti-ubriachi/" target="_blank">Microsoft</a> e di certo non sta sbagliando.</p>
<p><strong>GOOGLE SPINGE IL LOCAL &#8211; </strong>Quello che è certo è invece quanto Google voglia investire sul local ancora di più e su tutte le attività di geo targeting, sui servizi locali e il local advertising.</p>
<p>In effetti questo è un prodotto che funzionerebbe bene in Maps, in Mobile e G1 e nella search con Adwords, quest&#8217;ultimo ancora l&#8217;unico prodotto con cui Google produce fatturato, e gli utenti sembrano poterne gradire l&#8217;utilizzo, finalmente.</p>
<p><strong>HALLOWEEN 1 &#8211; TUTTI I SANTI 0 &#8211; </strong>Però domani vorrei poter non vedere il logo di Halloween per il mio 90% (quanti sono gli utenti internet che cercano con Google in Italia) di ricerche sul web. Già Papa Gregorio, per combattere la concorrenza di una festività celtica sempre più popolare e sempre più pagana spostò la festa cattolica dei morti dal 13 Maggio al 1 Novembre. Non credo che Papa Benedetto XVI oggi abbia tra i punti in agenda quello di &#8220;dare un messaggio alle 20 milioni di persone che vedono un logo pagano sulla home page di Google&#8221;. Eppure vorrei tanto vedere un logo di Tutti i Santi sulla home page dei siti che uso di più.</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/google-tutti-i-santi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-249" title="google-tutti-i-santi" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/google-tutti-i-santi-300x143.jpg" alt="" width="300" height="143" /></a></p>
<p>Lo vorrei davvero.</p>
<p>Buona festa (di Tutti i Santi)!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/10/halloween-1-tutti-i-santi-0/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Coca Cola è il marchio più chiacchierato nel 2008</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/10/coca-cola-e-il-marchio-piu-chiacchierato-nel-2008/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/10/coca-cola-e-il-marchio-piu-chiacchierato-nel-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 09:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[buzz market]]></category>
		<category><![CDATA[coca cola]]></category>
		<category><![CDATA[social buzz]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=244</guid>
		<description><![CDATA[Coca-Cola dice di avere abbassato gli investimenti in Latin America per fine anno e di abbassarli nei forecast dell&#8217;anno prossimo. $330 milioni per il 2008 invece che $500 milioni. Il motivo è l&#8217;aumento dei costi delle materie prime e l&#8217;indebolimento nei cambi. QUARTER DEL 20% SOTTO &#8211; Il Q3 di Coca Cola è sceso del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Coca-Cola dice di avere abbassato gli investimenti in Latin America per fine anno e di abbassarli nei forecast dell&#8217;anno prossimo. $330 milioni per il 2008 invece che $500 milioni. Il motivo è l&#8217;aumento dei costi delle materie prime e l&#8217;indebolimento nei cambi.</p>
<p><strong>QUARTER DEL 20% SOTTO &#8211; </strong>Il Q3 di Coca Cola è sceso del 20% nei profitti. La causa sono i costi dei trasporti (la benzina) e semplicemente perchè la gente ha bevuto di meno la bevanda più famosa al mondo. Coca-Cola detiene l&#8217;80% del mercato delle Cole vendute in Nord America.</p>
<p>Ma leggendo tra le righe, il prezzo della bevanda in USA era stato incrementato di qualche centesimo per permettere dei margini maggiori e questo ne ha diminuito le vendite. Da noi in Europa invece la crescita è stata del 5,5%, con il record in Inghilterra del 6% di maggiori vendite.</p>
<p>Coca Cola vende la Coca classica, la Zero e la Sprite. Insignificanti i volumi delle bottiglie d&#8217;acqua.</p>
<p><strong>COCA-COLA IL MARCHIO PIU&#8217; CHIACCHIERATO NEL 2008 -</strong> Ma dal lato Social, la Coca Cola invece risulta come il brand più discusso in America. Un report del gruppo Keller Fay, tra Gennaio 2008 e Agosto, Coca Cola è stato il marchio più discusso online ed offline.</p>
<p>Gli esperti sono sorpresi che si parli più di una bevanda tra amici che di un telefonino, un contratto telefonico o di altro (Pepsi è quarta, AT&amp;T seconda), eppure l&#8217;effetto <strong>Mentos</strong> ha scatenato un buzz fortissimo.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-245" title="diet-coke-e-mentos" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/diet-coke-e-mentos-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><br />
&#8220;E&#8217; strano che si parli di una bevanda a base di carbonato&#8221;, dice West Nyack del Beverage Business Insights, eppure la Coca Cola che esplode è di più di una bevanda, <strong>è divertimento, è social</strong>.</p>
<p>Alla gente piace parlare delle cose di cui fanno uso tutti i giorni. Se si fa uso di un prodotto tutti i giorni, cibo compreso, se ne parla con più frequenza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/10/coca-cola-e-il-marchio-piu-chiacchierato-nel-2008/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Google Burattinaio di Yahoo! e Shopping.com</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/10/google-burattinaio-di-yahoo-e-shoppingcom/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/10/google-burattinaio-di-yahoo-e-shoppingcom/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 10:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[accordo yahoo google]]></category>
		<category><![CDATA[display advertising]]></category>
		<category><![CDATA[ebay]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[licenziamenti yahoo]]></category>
		<category><![CDATA[microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[search advertising]]></category>
		<category><![CDATA[shopping.com]]></category>
		<category><![CDATA[yahoo]]></category>
		<category><![CDATA[ysm]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=220</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;e&#8217; qualcosa che mi preoccupa di piu&#8217; della Recessione Economica di cui tanto si tenta di non fare allarmismo, eppure Repubblica e il Corriere titolano a grandi colonne lo stesso titolo nella stessa edizione le dichiarazioni di allarme di Marco Draghi che oggi continua dicendo: &#8220;La crisi colpirà le famiglie&#8221;. QUARTER DI YAHOO, SEARCH IN [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;e&#8217; qualcosa che mi preoccupa di piu&#8217; della Recessione Economica di cui tanto si tenta di non fare allarmismo, eppure Repubblica e il Corriere titolano a grandi colonne lo stesso titolo nella stessa edizione le dichiarazioni di allarme di Marco Draghi che oggi continua dicendo: &#8220;La crisi colpirà le famiglie&#8221;.</p>
<p><strong>QUARTER DI YAHOO, SEARCH IN CALO</strong> &#8211; Yahoo! ha annunciato il suo Quarter. Buone &#8212; quasi inattese &#8212; le revenues<strong> da parte di Search Marketing</strong> (la search) anche se gli obiettivi erano stati ridotti  nei quarter precedenti, mediocri i segnali dati dal display advertising &#8212; ci si aspettava di più &#8211;, e tutti in attesa del profittevole deal tra Yahoo! e Google &#8212; quei $800m &#8211;.</p>
<p>Eppure l&#8217;accordo Y!-Google e&#8217; ancora fermo, il governo e l&#8217;anti-trust chiedono ( <a href="http://www.bonzi.biz/2008/09/yahoo-la-botte-e-piena-e-gli-azionisti-ubriachi/" target="_blank">anche Microsoft come dico qui</a> ) piu&#8217; tempo per le verifiche e intanto il tempo passa.</p>
<p><strong>YAHOO LICENZIA -</strong> Yahoo! inoltre annunciera&#8217; dei licenziamenti. Licenziamenti si&#8217; anticipati ad inizio anno, ma che ora aumentano a un numero di parecchio oltre il migliaio, circa 1500 persone. Qualche giornalista italiano grida che e&#8217; colpa della &#8220;recessione&#8221;; in realta&#8217; <strong>la recessione e&#8217; solo un fiammifero sul fuoco di Yahoo!</strong>.</p>
<p>Oggi sembra fare sicuramente piu&#8217; gola l&#8217;offerta di Microsoft piuttosto che l&#8217;accordo con Google sulla Search. Personalmente preferisco uno Yahoo! autonomo, ovviamente, ma Ballmer insiste.</p>
<p><strong>GOOGLE UN TROJAN HORSE -</strong> La mia preoccupazione e&#8217; che uno Yahoo! agonizzante non faccia piu&#8217; concorrenza a Google. Google ha solo vantaggi a far partire l&#8217;accordo con Yahoo!, di revenues e di &#8220;collaborazione&#8221;. In realta&#8217; Google e&#8217; un trojan horse, a meno che Yahoo! chieda a Google sottobanco un 20% in piu&#8217; di traffico dalla search algoritmica, per fare andare di piu&#8217; il Display Advertising, tenere Yahoo! lontano da Ballmer e dare del tutto la search a Google.</p>
<p>Ma Google ha gia&#8217; fatto un morto.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-221" href="http://www.bonzi.biz/2008/10/google-burattinaio-di-yahoo-e-shoppingcom/marionette-yahoo-shopping_c/"><img class="alignnone size-full wp-image-221" title="marionette-yahoo-shopping_c" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/marionette-yahoo-shopping_c.jpg" alt="" width="400" height="485" /></a></p>
<p><strong>SHOPPING.COM DI EBAY IN DIFFICOLTA&#8217;</strong> &#8211; Ecco che cosa dice Shopping.com (societa&#8217; di eBay) per il suo Q3: &#8220;Our online comparison site, Shopping.com, was <strong>significantly impacted by changes made by search engines</strong> that disrupted shopping’s traffic this quarter. This business decelerated sharply in Q3, impacting marketplace’s revenue growth by about a point&#8221; e continua dicendo che per almeno 3 Quarters (9 mesi) tale declino non si recupera (<a href="http://seekingalpha.com/article/100112-ebay-q3-2008-earnings-call-transcript?page=-1&amp;find=shopping.com" target="_blank">Souce eBay Q3</a>).</p>
<p>&#8220;Search engines&#8221; dicono, per non scrivere &#8220;Google&#8221;.</p>
<p>Per recuperare parte della perdita, Shopping.com annuncia di non accettare piu&#8217; &#8220;merchants&#8221;. Ma come? Basta clienti? E&#8217; come se il supermercato non accettasse piu&#8217; fornitori! Come se Yahoo! non accettasse piu&#8217; clienti! Eppure avrebbe un senso: con il crollo del traffico, il click da dare ai clienti sono diminuiti ed e&#8217; meglio mandarli su meno merchant e che magari paghino di piu&#8217;.</p>
<p>Infatti, Shopping.com ha anche annunciato di alzare i bid minimi di categoria; vuol dire che per entrare si deve pagare di piu&#8217;. Shopping.com e&#8217; un motore di ricerca a confronto prezzi che fa pagare a click.</p>
<p><strong>GOOGLE LA CAUSA </strong>- E la mia preoccupazione? E&#8217; che tutto questo dipende da un solo attore, Google, lo stesso che vuole farsi amico Yahoo!, ma che invece sta lentamente mettendo in agonia; lo stesso che dipinge Microsoft come il sith di internet (e&#8217; vero, ma e&#8217; un Sith anche Google quando si parla di soldi e Jedi in tutto il resto che non fa soldi). Chi e&#8217; un Sith? Un essere malvagio.</p>
<p>Perche&#8217;? Perche&#8217; e&#8217; Google a togliere il traffico ai partner di Yahoo! &#8211; e quindi ai clienti di Yahoo! &#8211; e a Shopping.com. Lo toglie secondo questo semplice piano sith: &#8220;Tu hai dei clienti che invece possono stare su Adwords e non da te? Ci penso io, tu non piaci e ti tolgo da Adwords &#8212; Ci vuoi stare lo stesso? Allora paga molto di piu&#8217; perche&#8217; sei brutto&#8221;.</p>
<p>La mia preoccupazione non e&#8217; che Google stabilisca regole di qualita&#8217; insindacabili e scorrette, ma che <strong>nessuno possa essere l&#8217;alternativa a Google per fare advertising</strong>.</p>
<p>Yahoo!, search in eliminazione e display rallentato. Ebay, shopping.com massacrato. Microsoft, piagnucolosa senza soluzioni nella search.</p>
<p>Who next?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/10/google-burattinaio-di-yahoo-e-shoppingcom/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Google Checkout, il sistema di pagamento di Google.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/10/google-checkout-il-sistema-di-pagamento-di-google/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/10/google-checkout-il-sistema-di-pagamento-di-google/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 10:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[cpa]]></category>
		<category><![CDATA[ebay]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[google checkout]]></category>
		<category><![CDATA[paypal]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=200</guid>
		<description><![CDATA[Google Checkout e&#8217; il sistema con cui Google permette ai negozi di vendere prodotti online e nello stesso tempo permette agli utenti di fare acquisti online. Nato nel 2006, entra subito in competizione con il leader Paypal di eBay, ed entrambi oggi affiancati anche da Amazon Checkout. Tutti e tre i servizi permettono di vendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google Checkout e&#8217; il sistema con cui Google permette ai negozi di vendere prodotti online e nello stesso tempo permette agli utenti di fare acquisti online. Nato nel 2006, entra subito in competizione con il leader Paypal di eBay, ed entrambi oggi affiancati anche da Amazon Checkout.</p>
<p>Tutti e tre i servizi permettono di vendere prodotti in cambio di una fee fissa e di una percentuale sul venduto, e la battaglia tra i tre e&#8217; proprio sulle commissioni e gli incentivi dati agli utenti.</p>
<blockquote><p>Ma dopo due anni a che punto e&#8217; Google Checkout?</p></blockquote>
<p><strong>PAYPAL SEMPRE LEADER </strong>- Al Q1 del 2008, negli Stati Uniti, il 55% degli shoppers online utilizza Paypal, contro un 6% che usa Google Checkout e un 7% che usa Amazon Checkout. Piu&#8217; della meta&#8217; che ha usato tutti e tre i sistemi dice di preferire Paypal (57%), ma l&#8217;83% preferisce comunque usare la propria carta di credito e nessuno dei sistemi indicati (Source: JPMorgan Internet Team 2007 Consumer Survey)</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/google-checkout-dati.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-201" style="margin: 2px; border: 0px initial initial;" title="google-checkout-dati" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/google-checkout-dati.jpg" alt="" width="500" height="258" /></a></p>
<p>Limitandoci solo ai Merchant, i negozi che offrono sia Paypal sia Google Checkout riportano che senza promozioni il 5% usa Google Checkout, mentre il 10% usa Paypal.</p>
<p>Di principio, <strong>per i merchant proporre agli utenti uno o l&#8217;altro sistema non e&#8217; un problema</strong>, se l&#8217;utente vuole pagare con un certo sistema, il negozio si adegua e lo implementa.</p>
<p>Nel periodo natalizio del 2007, in UK Google Checkout offriva bonus da $10 a $50 per chi utilizzava Google Checkout, una campagna di marketing aggressiva che porto&#8217; il sistema del gigante di Mountain View a superare Paypal per il mese di Dicembre 2007. <strong>Ma appena terminata la promozione, Paypal torno&#8217; ad essere il piu&#8217; utilizzato</strong>.</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/google-checkout-757339.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-202" style="margin: 2px; border: 1px solid black;" title="google-checkout-757339" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/google-checkout-757339.jpg" alt="" width="280" height="222" /></a></p>
<p><strong>ANCHE GOOGLE POCO SODDISFATTO</strong> &#8211; Insomma, pochi dati di diversa interpretazione per un prodotto giovane e da poco adottato, ma ci sono altri segnali da considerare.</p>
<p>Nel report 10-Q per il Q12008 di Google Checkout, Google dice &#8220;we are incurring significant costs and expenses to support our Google Checkout  product and promote its adoption by merchants and consumers [...]&#8220;. I costi di adozione di Checkout presso i merchant e presso gli utenti sono sicuramente stati sottovalutati da Google. Da notare che nel report di Google per il Q3-2008 appena rilasciato, di Checkout non si parla nemmeno.</p>
<p>Marketing piu&#8217; costoso del previsto, promozioni piu&#8217; aggressive del previsto, Amazon nuovo competitor e Paypal che rimane saldo al comando. Certo. Ma anche piu&#8217; responsabili che seguissero i Merchant, e non funziona solo mandare e-mail; i negozi online fatto attivita&#8217; di logistica, packaging, selezione e spedizione prodotti, gestione degli approvigionamenti e dei clienti, non ci sono solo bit per loro e non si gestiscono come delle agenzie e la competenza marketing richiesta e&#8217; diversa sia per Google che per i merchant stessi.</p>
<p><strong>CON I MERCHANT PARECCHI ERROR</strong><strong>I</strong> &#8211; Nel 2006, prima che Checkout fosse presentato ufficialmente, Google testo&#8217; con qualche decina di merchant americani l&#8217;adozione del prodotto per verificare che cosa comportasse utilizzare un processo di checkout in Google piuttosto che sul negozio stesso e l&#8217;80% dei merchant rispose di non volerne sentire di Google Checkout.</p>
<p>Gli errori di Google a quel tempo furono molteplici, ma principalmente la diffidenza dei merchant ad un posizionamento d&#8217;offerta arrogante e di volere essere Google stesso un merchant come ad esempio non dare i dati dei clienti che facevano acquisti.</p>
<p>Per tutto il 2007, parecchi merchant si lamentano inoltre della poca dinamicita&#8217; di Google nel permettere ai negozi di comunicare meglio con i clienti. Mentre Paypal fornisce addirittura un supporto alle modifiche grafiche e di marketing da inserire in fattura, Google Checkout a malapena permette di inserire il logo del negozio.</p>
<p><strong>SCONTI E PROMOZIONI IL MARKETING DI GOOGLE PER CHECKOUT</strong> &#8211; E le commissioni chieste ai negozi? Aggressive da parte di Google, piu&#8217; basse di un circuito VISA MASTERCARD e piu&#8217; convenienti di Paypal, ma come gia&#8217; detto, per i merchant non c&#8217;e&#8217; problema a offrire Checkout o Paypal<strong>, e&#8217; l&#8217;utente che sceglie</strong>.</p>
<p>Dare pertanto fino a $50 di bonus a chi comprasse con Checkout e&#8217; stato per Google un passo quasi obbligatorio; in questo modo forzava l&#8217;adozione del prodotto da parte dei compratori, ma a costi piu&#8217; alti.</p>
<p>E poco serviva scontare ai merchant l&#8217;uso di Adwords usando Checkout. Per un transato su Checkout pari a 10 volte quanto si spende in Adwords, Checkout e&#8217; gratis per i negozi. Insomma, per 100$ di click, devi fare 10 vendite da 100$, oppure 20 da $50 al massimo. Senno si paga il 2% sul transato e comunque 20 centesimi di dollaro per vendita. Meglio di un circuito VISA o di Paypal, ma l&#8217;uso da parte degli utenti rimane comunque basso.</p>
<p>Infatti, dopo qualche mese, Google annuncia di inserire un loghettino grafico vicino agli annunci di Adwords che fanno uso di Checkout.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-204" title="serp-google-checkout" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/serp-google-checkout.jpg" alt="" width="247" height="93" /></p>
<p>Dai merchant segnali positivi, ovviamente. L&#8217;etichettina Checkout che appare nella pubblicita&#8217; di Adwords da&#8217; un 23% di aumento nel click-through rate nelle campagne. E i clienti che usano Google Checkout convertono il 24% in piu&#8217; rispetto agli utenti che usano il processo di acquisto standard (&#8220;e&#8217; piu&#8217; veloce, e&#8217; piu&#8217; semplice&#8221;).</p>
<p><strong>MA LA SERP DI GOOGLE NON SI TOCCA</strong> &#8211; Insomma buone notizie, peccato che un elemento grafico terrorizzi i pensieri di Page e Brin, puristi da sempre della pagina di ricerca; quando si tratto&#8217; di creare Adwords, se fosse stato per loro, non avrebbero mai affiancato alla search una linea di risultati &#8220;non naturali&#8221;.</p>
<p>E forse e&#8217; meglio seguire altre strade piu&#8217; complesse, come la <a title="Universal Search di Google" href="http://www.bonzi.biz/2008/10/google-universal-search-no-web-search-first/" target="_self">Universal Search</a> e portare gli utenti su ulteriori landing page piuttosto di viziare la pagina con un pericoloso precedente, ma questa strada e&#8217; piu&#8217; lunga e difficile e intanto Checkout affanna.</p>
<p>Ma c&#8217;e&#8217; tempo. Perche&#8217; Checkout per Google e&#8217;:</p>
<ul>
<li>un sistema di pagamento online per utenti;</li>
<li>un sistema di transazione online per i negozi;</li>
</ul>
<div>e questo lo sapevamo gia&#8217;, ma e&#8217; anche:</div>
<ul>
<li>il sistema <strong>migliore</strong> per avere merchant in Adwords;</li>
<li>il sistema che con Analytic potra&#8217; convertire il mercato costo a click (CPC) in quello costo a vendita (CPA).</li>
</ul>
<p>Eh si&#8217;, il sogno nel cassetto di Google Adwords e&#8217; di poter avere milioni di prodotti e migliaia di merchant (cosa che oggi fa molta fatica a inserire e seguire), di scoprire come tracciare tutto con Checkout e Analytic e poi di dare a tutti la possibilita&#8217; di usare questo sistema, chiamarlo Adwords 2 e sostituire ogni click possibile con un cpa equivalente, laddove la catena del valore sia sufficientemente controllata da parte di Google. La comunione avverra&#8217; quando Checkout e Analytic saranno pronti e i clienti educati come si deve. Per ora non proprio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/10/google-checkout-il-sistema-di-pagamento-di-google/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Google Universal Search? No, Web Search first.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/10/google-universal-search-no-web-search-first/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/10/google-universal-search-no-web-search-first/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 20:34:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[power]]></category>
		<category><![CDATA[search engines]]></category>
		<category><![CDATA[universal search]]></category>
		<category><![CDATA[web search]]></category>
		<category><![CDATA[websearch^2]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=194</guid>
		<description><![CDATA[Adwords è l’artefice del fatturato di Google, e la Ricerca ne è del successo. Dalla prima versione a oggi, parecchi sono gli esperimenti che Google ha introdotto, testato, scartato o adottato. Se pensiamo al Google di sette anni fa, è una Ricerca a scompartimenti stagni; il web, le immagini, le news, i prodotti, ciascuno per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">Adwords è l’artefice del fatturato di Google, e la Ricerca ne è del successo. Dalla prima versione a oggi, parecchi sono gli esperimenti che Google ha introdotto, testato, scartato o adottato.</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Se pensiamo al Google di sette anni fa, è una Ricerca a scompartimenti stagni; il web, le immagini, le news, i prodotti, ciascuno per i fatti propri. Se lo pensiamo oggi, è uno studio dei comportamenti degli utenti e una classificazione delle chiavi di ricerca per un risultato integrato, o “Universale”, come Google lo descrive.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">La “<strong>Universal search</strong>&#8221; è il risultato delle esperienze da parte di un utente e delle risposte da parte di Google. Se la ricerca può essere completata da un video, Google mostrerà quel video; se la ricerca ha carattere di cronaca, le “news” occuperanno una posizione rilevante all’interno della pagine dei risultati di ricerca (o “SERP” per abbreviazione).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">E non solo. Mentre Google studia come rappresentare al meglio la risposta per una ricerca, nello stesso tempo si prepara ad affrontare un passo tecnologico molto importante.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Tra tutti i componenti “nuovi” che sta introducendo grazie alla Universal Search, <strong>quello da cambiare in modo radicale è però uno vecchio: il risultato dal web!</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Perché? E’ semplice. Il risultato dal web è quello che la gente usa di più, è quello che la gente utilizza meglio, è quello che alla gente dà maggiori risposte.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il Web è il risultato più facile da consultare e anche quello più veloce. E’ il prodotto più importante di Google ed è il “contenuto” più consultato in assoluto on-line.</span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/web-results-to-change-first-google-universal-search.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-197" style="margin: 2px;" title="web-results-to-change-first-google-universal-search" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/web-results-to-change-first-google-universal-search.jpg" alt="" width="394" height="235" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="padding-left: 30px;"><span lang="IT"><strong>Che cosa Google deve cambiare del risultato web? </strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">I risultati non possono più essere aggiornati “ogni tanto”. <strong><span style="color: #0000ff;">Le pagine devono essere lette ogni giorno e più volte al giorno.</span></strong> E’ ora che la SERP contenga pagine lette e controllate anche poche ore prima, che esse siano sempre più attuali e non solo rilevanti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Questa “modifica” è già in corso, ma non ancora tale da rendersi palese a tutti e sostituire il Google che conosciamo oggi. Il risultato deve mostrere la data e l’ora di creazione o di ultima modifica, una discussione su di un forum sarà aggiornata spessissimo, un blog immediatamente ad ogni post.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">In questo modo avremo la prima più grande rivoluzione della web search da quando la conosciamo riscritta da Google grazie al Pagerank. Non ci sarà più un risultato “vecchio”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Come fa Google a fare tutto questo è questione di “<strong>potenza</strong>”, una delle tre chiavi di successo di Google, insieme a “<strong>velocità</strong>” e “<strong>rilevanza</strong>”. Potenza dello “spider”, quel processo che Google utilizza per scoprire e indicizzare le pagine web, che non passerà più sul vostro sito “una volta ogni tanto”, ma “sempre” o almeno tante volte quante gliene serviranno per non servire un risultato “vecchio”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Potenza nell’estrarre dati strutturati dai forum, dai blog, da cataloghi web, da SERP di altri motori (se utili), da community, social network, recensioni e opinioni. Potenza nel riconoscere dati <span style="text-decoration: underline;">non</span> strutturati, ma che possono essere interpretati secondo pattern logici per poi utilizzare al meglio nelle risposte agli utenti. Pensate ad un risultato web contenente un informazione sul meteo, sugli orari degli spettacoli al cinema o delle guide TV.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Ad esempio, pensate a questa attuale problematica. Apple stasera presenterà i nuovi Macbook portatili (in realtà lo ha già fatto e <a title="apple macbook" href="http://www.bonzi.biz/2008/10/i-nuovi-macbook-di-apple-tanto-design-poco-sconto/" target="_self">ne ho parlato qui</a>, ma l’esempio calza a pennello). Se cerchiamo in Google “apple mac book”, almeno trenta siti occupano i risultati web con riferimento a questo evento, all’attesa, a come saranno e con che forma. Solo qualche sito parla del “macbook”, occupa i primi risultati, ma visitandoli si scopre che essi non trattano dei nuovi modelli, ma di quelli vecchi, quelli di un anno fa, eppure rilevanti secondo Google. Poi arrivano risultati tecnici, recensioni e pagine di negozi ritenute meno importanti in questo momento da parte di Google. Da notare che tale posizionamento declassato viene poi riponderato una volta che il trend di ricerche per “apple macbook” torna nella normalità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Ma ora andiamo avanti di 24 ore. Steve Jobs finalmente presenta i nuovi Macbook. A 5 minuti dalla prima immagine, alcuni blog iniziano a scrivere del nuovo macbook. Dopo un’ora dalla conclusione dello speech, non solo blog, ma anche siti specializzati e giornalistici di tutto il mondo si stanno aggiornano con foto e dettagli.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Ebbene, Google nelle ultime 40 ore sta avendo dei terribili mal di testa per le ricerche “apple macbook”. La gente non riesce a trovare quello che cerca, perché risultati rilevanti del giorno prima escono prima dei siti “appena creati”, eppure più interessanti. Gli utenti devono trasformare la ricerca in “nuovo macbook di apple” “apple new macbook” o altre forme per cercare di filtrare i risultati e saltano velocemente titoli di risultati sperando che uno come “Ecco i nuovi macbook di Apple” sia un post di pochi minuti fa e non di ieri.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Chi vince? Oggi vincono i blog, Google li legge appena scrivono, ma Google vuole fare vincere tutti. Per farlo deve mandare lo spider continuamente su tutte le pagine, di più se un sito di informazione, di meno se un sito istituzionale. Deve metterci la data al risultato, dirci di quanti minuti fa è l’aggiornamento (non di quando lo ha letto, ma da quanto tempo è cambiata la pagina) e ricalcolarci la rilevanza quasi in tempo reale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/google-websearch-power-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-195" title="google-websearch-power-2" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/google-websearch-power-2.jpg" alt="" width="166" height="45" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"><strong>Potenza.</strong> Tutto questo significa potenza in nuovi server per contenere più dati, per gestire più processi di ricerca delle pagine, per eseguire nuovi algoritmi di estrazione e confronto dati. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Tutto questo significa che <strong>anche noi dobbiamo potenziare i nostri siti</strong>. Dobbiamo dare a Google nuove pagine, strutturate se non lo sono, e i nostri siti devono rispondere al quadruplo delle richieste del Googlebot, lo spider di Google, perché <span> </span>Google sara’ sempre piu’ goloso di pagine.</span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/10/google-universal-search-no-web-search-first/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I nuovi Macbook di Apple, tanto design, poco sconto.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/10/i-nuovi-macbook-di-apple-tanto-design-poco-sconto/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/10/i-nuovi-macbook-di-apple-tanto-design-poco-sconto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 19:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[laptop]]></category>
		<category><![CDATA[macbook]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia e design]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=185</guid>
		<description><![CDATA[Belli i nuovi MacBook di Apple, come sempre dei piccoli gioielli di tecnologia e design. E questa Apple qui mostra 10 minuti di filmato in cui i primi 2 mostrano maestria non solo nel software e nel design, ma anche nella &#8220;costruzione&#8221; (e&#8217; proprio il termine corretto da usare) del portatile! Da guardare assolutamente. Design, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Belli i nuovi MacBook di Apple, come sempre dei piccoli gioielli di tecnologia e design.</p>
<p>E questa Apple qui mostra 10 minuti di filmato in cui i primi 2 mostrano maestria non solo nel software e nel design, ma anche nella &#8220;<strong>costruzione</strong>&#8221; (e&#8217; proprio il termine corretto da usare) del portatile! <a href="http://www.apple.com/macbook/the-new-macbook/watch.html#medium">Da guardare assolutamente</a>.</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/macbook_apple.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-186" title="macbook_apple" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/macbook_apple.jpg" alt="" width="500" height="299" /></a></p>
<p>Design, potenza, e design della costruzione!<br />
E il filmato che termina con gli U2 e mostra scene dal film Iron-Man (che da piccolo fa amicizia con Bill Gates), complimenti. Non sono proprio i <em>weezer </em>diciamo. Per gli hard core e&#8217; subito entusiasmo.</p>
<blockquote><p>Eppure forse quel 999$ non era proprio l&#8217;entry level che il pubblico si aspettava.</p></blockquote>
<p>La battaglia per il laptop piu&#8217; economico questa volta Apple non la vince. Delusione o compensazione dall&#8217;immensa qualita&#8217; del nuovo prodotto, per un chip Nvidia migliore, un track-pad in vetro e parecchio nuovo design e potenza.</p>
<p>C&#8217;e&#8217; piu&#8217; del 40% di utenti per i laptop sotto ai 1000 dollari. Si dice che Apple stia cavalcando l&#8217;onda, grazie all&#8217;euforia di iPhone, di iTunes, un MacOs X che funziona bene e Vista che delude. Un vantaggio che gli permette di aspettare ancora un anno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/10/i-nuovi-macbook-di-apple-tanto-design-poco-sconto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Copyright Czar e la firma di Bush</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/10/copyright-czar-e-la-firma-di-bush/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/10/copyright-czar-e-la-firma-di-bush/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 17:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[bush]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[crimini over the internet]]></category>
		<category><![CDATA[czar]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=181</guid>
		<description><![CDATA[A poche settimane dal suo passaggio di consegne, Bush firma un atto con il quale praticamente crea una posizione e un laboratorio (detto il &#8220;Copyright czar&#8221;) dedicato per investigare i crimini contro proprietà intellettuali, brevetti e marchi. Fino ad oggi tali crimini erano delegati ad un dipartimento di più ampia azione (tipo il DJA) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A poche settimane dal suo passaggio di consegne, <strong>Bush</strong> firma un atto con il quale praticamente crea una posizione e un laboratorio (detto il &#8220;Copyright czar&#8221;) dedicato per investigare i crimini contro proprietà intellettuali, brevetti e marchi.</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/copyright_c_symbol_czar.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-182" title="copyright_c_symbol_czar" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/copyright_c_symbol_czar.jpg" alt="" width="248" height="226" /></a></p>
<p>Fino ad oggi tali crimini erano delegati ad un dipartimento di più ampia azione (tipo il DJA) e pertanto essi non erano in grado di essere &#8220;gestiti&#8221; nelle modalità richieste da un mercato sempre più complesso e differente da quello della droga o terrorismo. Per pressione sicuramente di major che tutelano i mercati della musica, dei film, delle software house come la BSA e degli autori stessi, da ora esisterà un ruolo per gestire direttamente questi reati.</p>
<p>- Import e export di prodotti senza autorizzazione del produttore (prodotti fisici o merce digitale);<br />
- prodotti marchiati senza autorizzazione del produttore o marchi falsi;<br />
- registrazione di film senza autorizzazione e traffico degli stessi;<br />
- violazione con intento criminoso di un copyright.</p>
<p>Lo scopo di questo atto è quello di ridurre i prodotti contraffatti sia in US sia all&#8217;estero, identificare lacune nei processi di indagine e investigazione, condividere le informazioni tra i dipertimenti e le unità di ricerca, identificare ed eliminare network di falsificatori internazionali, aiutare le altre nazioni a tutelare e proteggere i diritti intelletuali, lavorare con le stesse per stabilire standard e policy per la tutela delle regole.</p>
<blockquote><p>Per la voce &#8220;crimini di computer&#8221; vengono inoltre inclusi i crimini &#8220;<strong>over the Internet</strong>&#8220;.</p></blockquote>
<p>Le Major non commentano, ma la creazione di questo processo è stato per anni sponsorizzato dalle stesse. Inoltre con l&#8217;apertura dei mercati digitali e la disponibilità in casa di reti sempre più veloci, era tempo che Internet apparisse tra le vocie dei mezzi da investigare in modo diretto.</p>
<p>Fa piacere a tutti poter guardare un film o ascoltare musica scaricata da internet, poichè è gratis e generalmente se essa delude non è un problema, basta cancellarla. Ma spesso tale attività sfocia nel diventare un&#8217;abitudine con la quale i film sono tutti gratuiti e la musica è praticamente di tutti e poche volte ci si chiede se effettivamente tale comportamento non stia insegnando a chi viene dopo di noi, i nostri figli ad esempio, se quello che vedono fare è corretto.</p>
<p>Spesso ci diciamo &#8220;<strong>Compriamo un prodotto se veramente è valido</strong>&#8220;, film, software o musica che sia, ma vedo sempre più giovani ignorare questo principio di buona fede e sistematicamente apprezzare il download gratuito piuttosto che l&#8217;esaltazione di un opera come ingegno di altre persone (e pertanto è il premio il comprarlo). Va bene la cultura del &#8220;gratuito&#8221;, ma bilanciata dal riconoscere che <span style="color: #0000ff;">l&#8217;opera altrui è sempre un valore che va riconosciuto quando se ne usufruisce</span>.</p>
<p>Per questo ben vengano le leggi, anche perchè è l&#8217;unico modo per cambiare i comportamenti scorretti di così ampia natura. Anche se US è sempre la prima a inasprire i controlli (almeno il diritto intellettuale là è ben riconosciuto), spesso è proprio il  fatto di dipendere da Hollywood per il nostro intrattenimento cinematografico a far sperare che anche in Europa ci sia un ulteriore passo presto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/10/copyright-czar-e-la-firma-di-bush/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siamo tutti una Technology Media Company</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/10/siamo-tutti-una-technology-media-company/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/10/siamo-tutti-una-technology-media-company/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 14:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi informatici]]></category>
		<category><![CDATA[technology media companies]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=160</guid>
		<description><![CDATA[Siamo tutti technology media company. E di &#8220;Media&#8221; pensiamo di saperne parecchio. Ma di Technology? E&#8217; indubbio che la tecnologia è una componente fondamentale per il successo delle aziende che operano su internet. La stessa Yahoo si definiva anni fa Tecnology and Media Company e Google ha vinto la prima battaglia grazie a tre elementi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo tutti technology media company. E di &#8220;Media&#8221; pensiamo di saperne parecchio. Ma di Technology?</p>
<p>E&#8217; indubbio che la tecnologia è una componente fondamentale per il successo delle aziende che operano su internet.</p>
<p>La stessa <strong>Yahoo</strong> si definiva anni fa<strong> Tecnology and Media Company</strong> e <strong>Google</strong> ha vinto la prima battaglia grazie a tre elementi palesemente tecnologici: &#8220;<strong>velocità</strong>&#8221; (bassissimi tempi di risposta), &#8220;<strong>potenza</strong>&#8221; (miliardi di documenti indicizzati) e &#8220;<strong>rilevanza</strong>&#8221; (il pagerank e la sua applicazione).</p>
<p>Un&#8217;ottima tecnologia è però condizione necessaria, ma non sufficiente per un buon servizio online. Serve anche il &#8220;controllo&#8221; sulla stessa. Essa è così importante nel vostro business plan, che dovete sapere come viene gestita.</p>
<p>Per questo i responsabili tecnologici di un progetto internet dovrebbero essere assolutamente qualificati, se non addirittura parte dell´idea stessa. Basta ricordare Wozniak di Apple, Allen e Gates di Microsoft, McNealy di Sun, Brin di Google, etc. Ma il controllo della qualità della tecnologia è spesso reso difficile dalla poca disponibilità di risorse e da delivery di progetto inderogabili.</p>
<p>Quanto vi fidate del vostro responsabile tecnologico? E&#8217; giusto dare massima fiducia? Tenete conto che presa una direzione (piattaforme, server, ambienti, reti, etc), non sarà più possibile cambiarla.</p>
<div id="attachment_166" class="wp-caption alignnone" style="width: 295px"><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/technology_discussion_comic.jpg"><img class="size-full wp-image-166" title="Technology Media Company Comic" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/technology_discussion_comic.jpg" alt="Technology Media Company Comic" width="285" height="399" /></a><p class="wp-caption-text">Technology Media Company Comic</p></div>
<p>Alcuni degli errori tipici.</p>
<p><strong>&#8220;Beware of third parties support&#8221;.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Affidare il controllo dei sistemi a società specializzate, sperando che le stesse siano veramente qualificate, per poi accorgersi mesi dopo che il balancing dei server è sbagliato, ma oramai il costo della banda è stato modellato al doppio per colpa di questa &#8220;incompetenza&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Peaks of Traffic&#8221;.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Sottovalutare le problematiche di picco di traffico. Tre volte il traffico non significa moltiplicare per tre il costo delle risorse e dei processi e i sistemi standard php, mysql, apache vanno conosciuti bene tanto quanto la gestione dei processi delle macchine; una competenza difficilissima. Per questo vi chiederanno sempre il doppio delle macchine realmente necessarie. Sembra costare meno, ma i sistemi non saranno mai al meglio delle condizioni.</p>
<p><strong>&#8220;Traffic Reports&#8221;.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Avere migliaia di report sul consumo di banda, sui pacchetti errati, sugli IP che si collegano abusivamente, le porte TCP aperte, ma nessun che considera il fatto che una buon business oggi sfrutta sistemi come Google, Adwords, Adcenter, Yahoo in maniera così estensiva da rendere questi report inutili accroccaglie di numeri a meno che essi &#8220;conoscano&#8221; questi aspetti. Che strano, il report dell&#8217;housing (fa parte del servizio più costoso) continua a indicare sempre e solo gli stessi IP&#8230; sono quelli di Google. Ma vengono calcolati come traffico &#8220;normale&#8221;, falsando forecast di consumo, costo e stime delle risorse. Servire pageviews può costare parecchio (anche +100% nel business plan) per colpa di questi report.</p>
<p><strong>&#8220;Simple is better&#8221;. </strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Perdere di vista le cose più semplici. Un&#8217;immagine? E&#8217; una jpg, lasciamola tale e mettiamola su di un server destinato a servire immagini. Invece, poichè tale gestione può essere troppo &#8220;system dependent&#8221;, gli sviluppatori portano le immagini nel database e scrivono codice per stamparle, creando giganteschi file di dati e un codice che viene eseguito migliaia di volte per stampare le foto sul sito. Peccato lo stesso introduca stressing sui sistemi, limiti il numero di processi aperti (quindi si ritorna ad un problema di &#8220;system&#8221;) e persino bug che una &lt;img src&gt; non avrebbe certo creato.</p>
<p><strong>&#8220;Speed is a key to success&#8221;.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Performance&#8230; il grande sconosciuto. Per fortuna Google ha svegliato un pò tutti quanti, insegnando che performance significa &#8220;successo&#8221;, altrimenti saremmo ancora a dare tutto in pasto alla FULL TEXT di MySql e sperare di avere un result set come quello di Google. Troppo spesso si pensa che i tool a disposizione risolvano i problemi da soli. Se MySql o SQL Server *non* sono diventati Google, un motivo ci sarà nelle loro capacità di Indexing, Ranking e Rilevanza&#8230;</p>
<p><strong>&#8220;Schedule Time&#8221;.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Assicuratevi che le risorse tecniche siano gestite bene. Assicuratevi che il vostro Responsabile sappia gestire il <strong>suo</strong> tempo e il tempo degli altri. Spesso non sa gestire il suo tempo. Che sappia allocare un tempo (medio) per le emergenze nei suoi diagrammi (più serve tempo imprevisto e più ne tenga conto nelle  pianificazioni e meno ne serve e meglio distribuisca il &#8220;gap&#8221; di emergenza nei prossimi plan) e infine moltiplichi sempre per 2 tutto quello che dice del suo impiego e per 3 per il tempo degli altri.</p>
<blockquote></blockquote>
<p>Insomma, se il vostro progetto è tecnicamente critico, abbiate sempre un modo di controllare il valore della tecnologia che producete.</p>
<p>Non abbiate timore di chiedere e farvi spiegare i dettagli dei processi e di poterli confrontare con esterni. E&#8217; importante che il team tecnico vi dica &#8220;come fare le cose&#8221; e non &#8220;che non si può fare&#8221;; spesso quest&#8217;ultima risposta è solo di comodo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/10/siamo-tutti-una-technology-media-company/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Banking Crisis for Dummies</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/10/banking-crisis-for-dummies/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/10/banking-crisis-for-dummies/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 21:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[banking crisis for dummies]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[ebay]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=153</guid>
		<description><![CDATA[La crisi economica di questi giorni e&#8217; sempre piu&#8217; una discussione popolare. Oggi, quasi tutti quelli che ho incontrato, me ne hanno parlato, parenti compresi. Le vicende sono quotidianamente trattate dai media e le domande sorgono da parte di tutti. Quella ricorrente e&#8217;: &#8220;Perche&#8217; c&#8217;e&#8217; questa crisi?&#8221; e posta da chi fa la spesa al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi economica di questi giorni e&#8217; sempre piu&#8217; una discussione popolare.</p>
<p>Oggi, quasi tutti quelli che ho incontrato, me ne hanno parlato, parenti compresi. Le vicende sono quotidianamente trattate dai media e le domande sorgono da parte di tutti.</p>
<p>Quella ricorrente e&#8217;: &#8220;Perche&#8217; c&#8217;e&#8217; questa crisi?&#8221; e posta da chi fa la spesa al supermercato non trova una risposta di immediato accesso. Pertanto, dopo l&#8217;ennesima domanda di oggi, ho deciso di rispondere con un esempio molto semplice, <em>for dummies</em>, io stesso che sono dummy di finanza.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-156" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="Banking Crisis for Dummies" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/10/2rc8lyw-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></p>
<blockquote><p><strong>La versione da &#8220;Supermercato&#8221; della Crisi for Dummies.</strong></p></blockquote>
<p>Paolo fa un mutuo che vale 1, restituira&#8217; 2.</p>
<p>Mario fa un prestito che vale 1, restituira&#8217; 2.</p>
<p>La Banca di Paolo cede l&#8217;1 che avra&#8217; alla Banca Centrale.</p>
<p>La Banca di Mario cede l&#8217;1 che avra&#8217; alla Banca Centrale.</p>
<p>La Banca Centrale presta 2 a Sergio.</p>
<p>Poiche&#8217; la Banca Centrale presta soldi futuri, paga interessi alla Banca di Mario e di Paolo. La Banca di Paolo avra&#8217; 1,1 degli 1 prestati e la Banca di Mario 1,1 invece di 1. La Banca Centrale avra&#8217; 3 da Sergio e paghera&#8217; tutti i debiti (2,2) e guadagnera&#8217; 0,8.</p>
<p>La vita e&#8217; difficile, la benzina aumenta e Paolo non paga una rata e Mario non paga una rata. Allora i 2 di Sergio non esistono e la Banca Centrale chiede altri prestiti.</p>
<p>Anche la Banca di Paolo e la Banca di Mario chiedono prestiti per continuare a servire altri clienti in attesa che Paolo e Mario paghino e che la Banca Centrale paghi il suo debito che ritarda.</p>
<p>Quando Mario e Paolo non pagano come previsto e sono n utenti, il sistema va in crisi. Se le Banche chiedono e prestano troppi soldi per sorreggersi l&#8217;una l&#8217;altra puo&#8217; succedere di non fidarsi piu&#8217; di una Banca &#8212; visto che non restituisce i prestiti &#8212; e di lasciarla al suo destino: il fallimento.</p>
<blockquote><p>Ma in maniera piu&#8217; estesa, ecco il <strong>&#8220;Perche&#8217; della Crisi delle Banche for Dummies&#8221;</strong>.</p></blockquote>
<p>Quando fate un mutuo per una casa, un&#8217;automobile o un televisore, la banca applica un interesse alle vostre rate in funzione di quanto siete a rischio per i pagamenti delle stesse. Piu&#8217; siete inaffidabili e piu&#8217; alto e&#8217; il tasso da pagare.</p>
<p>Per la banca e&#8217; un successo se l&#8217;interesse stipulato e&#8217; alto poiche&#8217; essa guadagna piu&#8217; soldi. E&#8217; obiettivo di chi vi stipula un contratto accordarsi per poche rate, ma ancora meglio avere venduto con tassi alti. Avere rate con elevati interessi e&#8217; praticamente il &#8220;<strong>core business</strong>&#8221; delle banche.</p>
<p>Negli ultimi anni il numero di mutui erogati e&#8217; aumentato vertiginosamente includendo tra i clienti un bacino di utenti piu&#8217; rischioso (e piu&#8217; gradito), aumentando la media degli interessi erogati e pertanto i guadagni, ma di conseguenza, eppure meno importante, i rischi di poter recuperare le rate.</p>
<p>Addirittura, il fatto di non pagare una rata e&#8217; un ulteriore guadagno, poiche&#8217; alla fine pagherete di piu&#8217;  visto che ci sara&#8217; un interesse ulteriore; e se non pagherete del tutto, be&#8217; il bene e&#8217; comunque liquidabile e non ancora vostro.</p>
<p>Nello stesso processo, appena la banca ha in mano il vostro mutuo, ne piglia il potenziale valore e lo investe oppure lo presta.</p>
<p>A chi li presta? Ma semplice! Li presta a voi, che chiedete un prestito per pagare il mutuo poiche&#8217; le rate che avete accettato di pagare con i relativi interessi sono diventate nel frattempo troppo impegnative e non potete non pagare per i vestiti dei vostri figli, il pane per la vostra famiglia.</p>
<p>Alle banche tutto questo piace: saltate una rata del mutuo, pagherete di piu&#8217;, chiedete un prestito rischioso, pagate di piu&#8217; del normale, ma i soldi non vi sono negati se in prospettiva potrete restituirli in qualche modo.</p>
<p>Ma come? Le banche prendono il vostro muto e lo vendono ad altre banche le quali prestano quei soldi alla stessa gente che chiede un prestito per il mutuo? Si&#8217;, e secondo Fannie Mae e Freddie Mac &#8212; da loro in America dipende l&#8217;erogazione dei mutui &#8212; tutto questo andava (molto) bene, anzi come dicono nei loro report &#8220;<strong>is safe and guaranteed</strong>&#8220;.</p>
<p>Tra i &#8220;guaranteed&#8221; c&#8217;e&#8217; che il sistema bancario rivende ad altri il tuo &#8220;debito&#8221; non in una unica trattativa, ma in diverse forme, pacchetti di investimenti di varia natura economica e ovunque nel mondo, diminuendo i rischi di un vostro potenziale mancato pagamento.</p>
<p>Questo insomma funzionerebbe se non fosse che il vostro mutuo e il vostro prestito diventano pero&#8217; insostenibili e le rate che non si pagano iniziano ad essere troppe da parte di troppi.</p>
<p>Cosi&#8217; tante che le stesse banche incrementano il numero di prestiti tra loro stesse per coprire i rispettivi mancati incassi (&#8220;shortfalls&#8221;) trattando tra di loro con lo stesso intento di avere tassi alti il piu&#8217; possibile (ricordate, e&#8217; il &#8220;<strong>core business</strong>&#8220;).</p>
<p><span class="Apple-style-span" style="border-collapse: separate; font-size: 12px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: 19px; orphans: 2; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; font-family: Verdana; color: #000000;">Lehman Brothers<span class="Apple-converted-space"> non ha piu&#8217; trovato prestiti perche&#8217; nessuno si fidava piu&#8217; della stessa e non voleva piu&#8217; dargli soldi ed e&#8217; fallita.</span></span></p>
<p>Il fatto reale e&#8217; invece che i veri ad andare in shortfall sono proprio i clienti; la benzina sale, il costo della vita sale, il salario si adegua in modo piu&#8217; lento ecc&#8230; E&#8217; palese che il sistema strozza i clienti che alla fine non pagano.</p>
<p>Ora gli Stati Uniti e l&#8217;Europa (in modo diverso) tentano di comprare i vari &#8220;pacchetti&#8221; sporchi fatti dalle banche per eliminarli e garantire la copertura dei shortfalls piu&#8217; evidenti, ma il punto chiave e&#8217; che in realta&#8217; si dovrebbe rivedere questi interessi e dire ai clienti che e&#8217; possibile rifare il mutuo con tassi di interesse minori. Ma questo tocca il &#8220;<strong>core business</strong>&#8220;, non fa guadagnare nessuno e non si puo&#8217; fare.</p>
<blockquote><p>Se la Crisi Economia deve preoccupare tutti, la risposta e&#8217; si&#8217;.</p></blockquote>
<p>Una banca con meno soldi significa meno prestiti ai privati e alle imprese, meno possibilita&#8217; di gestire la cassa da parte degli imprenditori e delle associazioni, piu&#8217; necessita&#8217; che senza contanti si debbano tagliare i costi e quindi i salari. Meno salari, significa meno pane e libri per le famiglie.</p>
<p>Ebay dice che <a href="http://www.computeractive.co.uk/computeractive/news/2227664/ebay-cuts-workforcehttp://www.computeractive.co.uk/computeractive/news/2227664/ebay-cuts-workforce" target="_blank">deve tagliare dei costi</a> (1,000 posti di lavoro) per poter continuare ad investire.</p>
<p>Google Vice President UK Dennis Woodside <a href="http://www.theinquirer.net/gb/inquirer/news/2008/10/02/google-spills-beans" target="_blank">dichiara </a>che in Google va tutto bene e che non soffriranno della crisi anche se i budget dovessero essere tagliati, nel senso che comunque <span style="text-decoration: underline;">cresceranno di piu&#8217; degli altri media</span> (e non vuol dire che non soffriranno). Un messaggio di circostanza e concreto nello stesso tempo, ma che lascia qualche dubbio.</p>
<p>Se quest&#8217;anno Google crescesse intorno al 15%, basterebbe per tranquillizare azionisti e media, abituati al 30% dell&#8217;anno precedente?</p>
<p>Dopo mesi di crisi, una minor crescita di Google verra&#8217; letta correttamente, oppure verra&#8217; pessimisticamente additata come una conseguenza inevitabile della crisi che pertanto perdurera&#8217; e continuera&#8217; a sfiduciare i mercati rimanendo sulle prime pagine di tutti i media?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/10/banking-crisis-for-dummies/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amazon mp3 e iTunes di Apple</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/09/amazon-mp3-e-itunes-di-apple/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/09/amazon-mp3-e-itunes-di-apple/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 19:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[apple itunes]]></category>
		<category><![CDATA[drm. musica]]></category>
		<category><![CDATA[mp3]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=124</guid>
		<description><![CDATA[iTunes e&#8217; uno dei piu&#8217; grandi successi di Apple degli ultimi anni. Non economicamente, si intende, ma come concetto. Ha insegnato al mondo che la musica si scarica e si paga e che un buon servizio puo&#8217; battere la diffidenza. Benche&#8217; Apple sia la prima a guadagnarci piu&#8217; di tutti, in realta&#8217; nessuno avrebbe mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>iTunes </strong>e&#8217; uno dei piu&#8217; grandi successi di <strong>Apple </strong>degli ultimi anni. Non economicamente, si intende, ma come concetto. Ha insegnato al mondo che la musica si scarica e si paga e che un buon servizio puo&#8217; battere la diffidenza.</p>
<p>Benche&#8217; Apple sia la prima a guadagnarci piu&#8217; di tutti, in realta&#8217; nessuno avrebbe mai scommesso sul futuro di Apple il giorno che una casa produttrice di computer per utenti elite annunciava un &#8230; mp3 player chiamato iPod.</p>
<blockquote><p>Oggi Apple e&#8217; il piu&#8217; grande negozio di musica al mondo, vende piu&#8217; di tutti gli altri negozi. Ha imposto le sue regole, il suo player e ora milioni di persone ne godono i servizi e i prodotti.</p></blockquote>
<p>Ma le canzoni di iTunes sono protette e non possono essere copiate altrove, sono, come si dice in gergo, protette dal DRM.</p>
<p>Settimana scorsa alla presentazione del primo telefono basato su Android di Google, tra le righe si legge che uno dei servizi inclusi sara&#8217; quello di <strong>Amazon per il download di canzoni libere da DRM</strong>.</p>
<p>Ma come? Una cosa cosi&#8217; importante tra le righe della presentazione di un altro prodotto? Ma un servizio di download musica DRM free e&#8217; un cambiamento notevole. Inoltre legato ad un prodotto Android-T-Mobile.</p>
<p>Apple inoltre ha parecchie etichette musicali scontente della politica con cui Apple decide i prezzi delle canzoni e di quanto le case pigliano. Avere una alternativa e&#8217; il loro sogno e questo permette ad Amazon di chiedere un prezzo piu&#8217; basso di iTunes, ed e&#8217; possibile che il margine di Amazon sia lo stesso di Apple.</p>
<p>Eppure Apple stessa offre DRM-free da iTunes a 0,30$ in piu&#8217; per canzone, ma visto che non c&#8217;era concorrenza la base di canzoni e&#8217; rimasta molto limitata e le etichette aderenti molto poche (e solo una! EMI).</p>
<p>Insomma, <strong>tutti quanti beneficeremo da una nuova impennata di concorrenti per Apple</strong> e qualche costo per noi utenti scendera&#8217; e la qualita&#8217; potra&#8217; solo migliorare, il nostro telefonino avra&#8217; sempre piu&#8217; servizi musicali e integrati e iTunes diventera&#8217; sempre piu&#8217; invasivo (non lo e&#8217; gia&#8217;?).</p>
<blockquote><p>Ma Amazon e&#8217; pronta per la sfida?</p></blockquote>
<p>Apple ci ha messo anni a portarci l&#8217;iTunes Store su tutti i desktop e su iPhone, sia per Mac che per Windows; invece Steve Jobs e&#8217; nella commisione Europea per stabilire regole del commercio elettronico tra Europa, gli stati europei e ovviamente si e&#8217; parlato di migliorare il diritto di poter acquistare media digitali con piu&#8217; facilita&#8217; e da qualunque nazione.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-125" title="apple-amazon" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/apple-amazon.jpg" alt="" width="489" height="454" /></p>
<p>Amazon iniziera&#8217; con il mobile (Android compatible), anche perche&#8217; un&#8217;applicazione Apple e&#8217; gia&#8217; presente sul mio Mac e sul mio Windows da parecchio tempo, ma non mi viene in mente <strong>nulla </strong>di Amazon sul mio Mac; e per i cellulari? be&#8217; quanta confusione di formati e sistemi, modelli e applicazioni&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/09/amazon-mp3-e-itunes-di-apple/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Adobe: Save as&#8230; Webware application</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/09/adobe-save-as-webware-application/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/09/adobe-save-as-webware-application/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 09:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[adobe]]></category>
		<category><![CDATA[adobe products]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[google gear]]></category>
		<category><![CDATA[microsoft silverlight]]></category>
		<category><![CDATA[webware]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=113</guid>
		<description><![CDATA[Come Adobe pensa di cambiare la strategia dei software applicativi. Non piu' un pacchetto software per il tuo pc, ma integrazione e media alla portata di ogni "salvataggio". Leggi qui che cosa succedera'.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adobe (quelli di Photoshop e di Flash) e&#8217; l&#8217;azienda che ha permesso al web e alle copertine di apparire belli come li vediamo. Come Microsoft e Apple, <strong>Adobe </strong>ha permesso al mondo dell&#8217;informatica di evolvere aspetto e design delle cose. Insomma, ha permesso alla comunicazione di comunicare meglio.</p>
<div id="attachment_115" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-115" style="border: 1px solid black; margin: 2px; " title="Adobe Products Icons" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/adobe_icons-300x295.png" alt="Adobe Products Icons" width="300" height="295" /><p class="wp-caption-text">Adobe Products Icons</p></div>
<p>E&#8217; interessante come anche per Adobe sia ora giunto il momento di fare un po&#8217; di <a href="http://www.zdnet.co.uk/trackback/0,1000001386,39482888-39001068c,00.htm" target="_blank">Webware</a>.</p>
<p>Webware, applicazioni che per farti produrre usano il web e non piu&#8217; solo il tuo pc; applicazioni che interagiscono con Myspace, Facebook, WordPress, iWeb, Flickr, iPhone, netbooks, mobile device, games e con il tuo sito e non piu&#8217; solo con il tuo desktop.</p>
<p>Gia&#8217; un anno fa <a href="http://knowledge.wharton.upenn.edu/article.cfm?articleid=1741" target="_blank">Adobe dichiarava</a> &#8220;<strong><em>the future is in software built around web-connected services</em></strong>&#8220;,<em> </em>perche&#8217; media e comunicazione oggi hanno bisogno di parlare con molteplici audience e contemporaneamente. E il media oggi e&#8217; la comunicazione su carta, ma e&#8217; anche mobile, e&#8217; web istituzionale ma anche quello &#8220;user generated&#8221; e in tutto questo Adobe e&#8217; proprio il software per chi deve costruire la comunicazione tecnica di questi media.</p>
<p>Come per Microsoft e i suoi sviluppatori, il lavoro di un designer sara&#8217; svolto anche grazie ad applicazione web-centriche con a disposizione community sempre piu&#8217; grandi e specializzate.</p>
<p>E&#8217; presto per pensare ad un software che scarica dal web moduli di codice solo per le tue necessita&#8217;? Non solo librerie, ma intere caratteristiche del prodotto. Macromedia usava gli Xtra, dei plugin tanto essenziali quanto indispensabili che espandevano le applicazioni. Ora Macromedia e&#8217; di Adobe.</p>
<p>Dopo tutto anche Microsoft ora sposta il mirino da .NET (troppo server centrico) a Silverlight, &#8220;la tecnologia che abilita a nuove esperienze multimediali sul web&#8221;, molto piu&#8217; user e web centrico e che parla la lingua dei Social Network.</p>
<p>Insomma, per Adobe ogni software dovrebbe permettere di integrarsi con il web e di fartelo creare secondo la migliore esperienza possibile e nel modo piu&#8217; semplice e veloce possibile.</p>
<p>Anche Apple ci prova con il suo iLife (senza molta enfasi per ora, ma non sta disattenta) o con iTunes (per ora solo orientato e pronto alla musica e ai film).</p>
<p>E di Google e&#8217; Gear lo stesso progetto come in Adobe e Microsoft. &#8220;Google Gear e&#8217; il progetto open source che permette la realizzazione di applicazioni web piu&#8217; potenti attraverso l&#8217;uso del browser&#8221; e se il browser e&#8217; di google, Gear diventa un vero e proprio sistema, una webware da innumerevoli possibilita&#8217; in cui costruirci il tuo prossimo progetto web-centrico e mobile compatibile.</p>
<p>E&#8217; giusto che sia cosi&#8217;; dopo tutto parecchi usano sempre di piu&#8217; il Web e la mail, hanno un bookmark di se stessi e di altri da qualche parte sul web, un messenger, delle foto online e tante pagine web piu&#8217; o meno obsolete. Decisamente &#8220;Salva come file&#8230;&#8221; e&#8217; troppo poco in un pacchetto software oggi.</p>
<p>Parecchi anni fa un mio caro amico, <a title="Blod di Jarno" href="http://jarnozaffelli.blogspot.com/" target="_blank">Jarno Zaffelli</a>, mi parlo&#8217; di una (sua) patent sul metodo di aggiornare pacchetti software, come Photoshop ad esempio, attraverso il web, grazie al quale dal web ti arrivava quello che ti serviva, scadeva dopo che lo usavi se ti serviva per poco tempo o ti durava quanto volevi. Non compravi 2660,79€ di software, solo quello che ti serviva per quanto ti serviva.</p>
<p>Sara&#8217; cosi&#8217;?</p>
<div id="attachment_117" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-117" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="Will Photoshop do this one day?" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/save_as_button1-300x98.jpg" alt="Will Photoshop do this one day?" width="300" height="98" /><p class="wp-caption-text">Will Photoshop do this one day?</p></div>
<p>Dopotutto se io voglio fare un menu&#8217; pulldown in Ajax per la mia pagina su Facebook, non voglio comperare tutta la suite di Flash, eppure pagherei per un giorno d&#8217;uso di un widget che mi permetta di farlo con lo stesso risultato, il cui codice, magari, mi arriva in gran parte da &#8220;Adobe Max&#8221;, la community di Adobe.</p>
<p>Speriamo il webware sia anche questo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/09/adobe-save-as-webware-application/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Internet: una volta scritto, e&#8217; scritto per sempre.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/09/internet-una-volta-scritto-e-scritto-per-sempre/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/09/internet-una-volta-scritto-e-scritto-per-sempre/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 09:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[Videogiochi, gioco e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[apple iigs]]></category>
		<category><![CDATA[google groups]]></category>
		<category><![CDATA[it's written forever]]></category>
		<category><![CDATA[monkey island]]></category>
		<category><![CDATA[once you write]]></category>
		<category><![CDATA[secret of monkey island]]></category>
		<category><![CDATA[sound music]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=129</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Once you write, it&#8217;s written forever&#8221;. Una volta scritto, e&#8217; scritto per sempre. Oggi vale ancora di piu&#8217;, con Internet se lasciate una firma, state sicuri che da qualche parte viene archiviata e per come e&#8217; la politica degli editori, nessuno avra&#8217; intenzione di cancellarla. Non parlo dei log, dei cookie, parlo dei vostri commenti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Once you write, it&#8217;s written forever&#8221;.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/googlegroups_logo.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-146" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="googlegroups_logo" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/googlegroups_logo.gif" alt="" width="221" height="88" /></a></p>
<p>Una volta scritto, e&#8217; scritto per sempre. Oggi vale ancora di piu&#8217;, con Internet se lasciate una firma, state sicuri che da qualche parte viene archiviata e per come e&#8217; la politica degli editori, nessuno avra&#8217; intenzione di cancellarla.</p>
<p>Non parlo dei log, dei cookie, parlo dei vostri commenti, dei vostri post, di una vostra mail, di un vostro documento, un documento che vi rappresenta o vi coinvolge, un feedback, un respiro&#8230;</p>
<p>E&#8217; internet che rende tutto questo possibile.</p>
<p>Qualche settimana fa, in un gruppo di discussione pubblico chiamato &#8220;<strong>comp.sys.apple2</strong>&#8220;, quello in cui si discute spesso di un passato fatto di gloriosi Apple 2, scopro per caso che sta procedendo un thread con titolo &#8220;<strong><span id="thread_subject_site">Really good Apple IIGS sound/music?</span></strong>&#8220;. L&#8221;Apple IIgs fu un computer del 1986 di Apple dotato di incredibile capacita&#8217; audio per i tempi in cui fu rilasciato.</p>
<p>Ebbene, nella discussione ad un certo punto si nomina una &#8220;demo&#8221; (= applicazione che dimostra capacita&#8217; grafiche e/o musicali o preview di un gioco) di un gioco chiamato The Secret of Monkey Island Demo in cui sono contenute delle &#8220;really good apple Iigs music&#8221; e la discussione ne porta a conoscenza i lettori e ne viene messa a disposizione una copia per il download, nonche&#8217; <a title="Monkey Island Demo Music Apple Iigs Dadopado Icia Team" href="http://apple2.info/?dl_id=14" target="_blank">la musica in mp3</a> convertita dalla demo stessa.</p>
<p>Be&#8217; lo stesso autore della demo non aveva a disposizione miglior soluzione per la propria musica, e non puo&#8217; che ringraziare.</p>
<p>A 18 anni di distanza, la demo e le musiche sono state fatte dal sottoscritto nel 1990, solo Internet poteva conservare una memoria cosi&#8217; perfetta e precisa. E&#8217; emozionante come oggi tutto sia facilmente accessibile.</p>
<p>Certo, accessibile nel bene e nel male. Parlando con il mio collega Nicolo&#8217;, di lui tra le varie pagine c&#8217;e&#8217; indicizzato una questione &#8212; a suo favore &#8212; ma che lui vorrebbe non vedere in prima pagina di Google, eppure c&#8217;e&#8217;.</p>
<p>Se vuoi consultare un Curriculum di qualcuno, un paio di ricerche direi che sono la risposta migliore.</p>
<p>Google Groups: <a title="Really good apple iigs music by dadopado!" href="http://groups.google.com/group/comp.sys.apple2/browse_thread/thread/9a85172aab2ea2e6/bf9cbd4b9c179ead?hl=en&amp;lnk=st&amp;q=Really+good+Apple+IIGS++monkey+island#bf9cbd4b9c179ead" target="_blank">Qui la discussione sulle musiche di 18 anni fa &#8230;</a></p>
<p>Apple 2 Info: <a title="Monkey Island Demo Apple Iigs Dadopado Icia Team" href="http://apple2.info/downloads" target="_blank">Qui il sito che ospita la musica e la demo</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/09/internet-una-volta-scritto-e-scritto-per-sempre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Yahoo!, la botte e&#8217; piena e gli azionisti ubriachi.</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/09/yahoo-la-botte-e-piena-e-gli-azionisti-ubriachi/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/09/yahoo-la-botte-e-piena-e-gli-azionisti-ubriachi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 11:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[accordo yahoo google]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[yahoo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=101</guid>
		<description><![CDATA[Sono d'accordo con Microsoft quando sostiene che l'accordo Yahoo-Google sia da bloccare per un semplice motivo: la concorrenza porta sempre benefici ai consumatori.
Ecco perche' l'accordo Yahoo-Google nasconde pericoli per i consumatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Microsoft quando sostiene che <a href="http://www.microsoft.com/Presspass/exec/bradsmith/07-15testimony.mspx" target="_blank">l&#8217;accordo Yahoo-Google sia da bloccare</a> per un semplice motivo: <strong>la concorrenza porta sempre benefìci ai consumatori</strong>. </p>
<p>Quando Google potra&#8217; dire di avere il 90% della reach pubblicitaria, indipendentemente da come Yahoo! tenta di venderci l&#8217;accordo, c&#8217;e&#8217; il pericolo di non poter piu&#8217; scegliere.</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/untitled.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-108" title="Adwords Entry Message" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/untitled.jpg" alt="" width="467" height="261" /></a></p>
<p>Lo e&#8217; gia&#8217; oggi. Come Google abbia strappato la leadership a Yahoo! negli anni precedenti e&#8217; sicuramente piu&#8217; merito di Google che colpa di Yahoo!, ma oggi lo scenario di Internet e&#8217; quello di individuare Google come quasi l&#8217;unico media pubblicitario da utilizzare e, se non l&#8217;unico, di sicuro il primo.</p>
<p>E quando questo media produce risultati eccellenti e porta un parco clienti sempre piu&#8217; grande, be&#8217; c&#8217;e&#8217; poco da fare, diventa il media di riferimento per ogni budget e gli altri diventano qua dei tentativi, &#8220;Facciamo una prova&#8221;, giusto perche&#8217; conoscere un solo fornitore non va mai bene.</p>
<p>Ora Yahoo! passa dall&#8217;essere un acerrimo concorrente di Google ad un partner: si riorganizza chiamandosi Media, sostiene di avere la leadership nel Display Advertising, e si arrende alla Paid Search di Google. Finalmente un po&#8217; di pace per loro; basta Google Google Google in caratteri <span style="color: #ff0000;">rosso sangue</span> ovunque sui muri. Lo chiamano un &#8220;test&#8221;, e&#8217; vero, e&#8217; limitato a USA e Canada, ma solo perche&#8217; va fatto digerire, ma una volta che Yahoo! vedra&#8217; le proprie revenue aumentare del 30%, un potenziale devastante davanti e azionisti finalmente placati e contenti, be&#8217;, non sara&#8217; certo Yahoo! a fare un passo indietro.</p>
<p>Il costo a click per le parole chiave e&#8217; deciso dai &#8220;clienti&#8221;, questo sostengono gli inventori del mercato. E&#8217; vero, ma le tecniche per farlo aumentare dipendono anche da loro stessi e vi assicuro che e&#8217; un impegno continuamente attivo.</p>
<p>Il mercato e&#8217; infatti condizionato dal prodotto stesso e da come viene presentato. Paghi di piu&#8217; perche&#8217; la qualita&#8217; richiesta per stare in cima e&#8217; cambiata, paghi di piu&#8217; perche&#8217; la posizione si chiama Premium, paghi di piu&#8217; perche&#8217; ora siamo capaci di far ruotare meglio i messaggi pubblicitari e il tuo non va bene perche&#8217; e&#8217; sempre lo stesso, paghi di piu&#8217; perche&#8217; il tuo sito e&#8217; lento e quello degli altri no.</p>
<p>Quando il media pubblicitario e&#8217; solo uno ed e&#8217; solo quello, o paghi il bid o paghi in tecnologia, e visto che non si vuole perdere i clienti, prima si accetta di pagare il bid, poi si lavora sul resto, ma ore/uomo sono comunque e se alla fine devo scegliere con chi lavorare visto che il tempo e&#8217; un costo per tutti, allora val la pena concentrarsi sul fornitore migliore.</p>
<p>A Yahoo! questo &#8220;test&#8221; piacera&#8217; cosi&#8217; tanto che riterra&#8217; inutile continuare a innovare per la ricerca sponsorizzata? L&#8217;outsourcing a Google e&#8217; meglio che continuare a pagare centinaia di persone che producono il 30% di meno di un accordo?</p>
<p>Benche&#8217; per i grandi competitor e&#8217; comunque normale avere accordi in alcuni settori, mentre si produce concorrenza nei settori principali, qui le due aziende hanno solo un modello di revenues e Internet e&#8217; ancora cosi&#8217; giovane da non potersi permettere un &#8220;monopolio&#8221;.</p>
<p>Per evitare che Yahoo! sia attratto e inebriato da questa strada piena di soldi (senza vendersi a qualcuno), e&#8217; meglio che qualcuno li fermi ora. Perche&#8217; dopo non sono sicuro che Yahoo! voglia tornare indietro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/09/yahoo-la-botte-e-piena-e-gli-azionisti-ubriachi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il nuovo Adwords Quality Score</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/09/il-nuovo-adwords-quality-score/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/09/il-nuovo-adwords-quality-score/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 20:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[google adwords]]></category>
		<category><![CDATA[quality score]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=86</guid>
		<description><![CDATA[Google ha cambiato il metodo con cui calcola il Quality score delle keywords che vengono comperate in Adwords. Tali cambiamenti, secondo Google, miglioreranno le performance di chi produce qualita’. Leggi perche' e che cosa e' cambiato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/adwords_new.png"></a>Da oggi <strong>Google</strong> ha cambiato il metodo con cui calcola il Quality score delle keywords che vengono comperate in Adwords.</p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 30px;">Per i neofiti, Adwords e&#8217; il sistema di Google che permette di acquistare parole chiave (&#8220;keywords&#8221;) della gente che cerca e per le quali visualizzare un annuncio pubblicitario (&#8220;Ads&#8221;). Il Quality Score e&#8217; un sistema matematico di Google che tenta di stabilire se il tuo annuncio e il tuo sito sono rilevanti per chi cerca, in base al fatto che la rilevanza migliora la conversione e l&#8217;esperienza degli utenti.</p>
</blockquote>
<p>Negli ultimi mesi Google ha introdotto numerosi controlli per che gli permettessero di ottenere:</p>
<p style="padding-left: 30px;">- <strong>eliminazione di keywords</strong> ritenute non rilevanti;<br />
- <strong>eliminazione di siti</strong> o singole landing page ritenuti di poco valore aggiungo per gli utenti.</p>
<p>Il sistema, in parole semplici, agiva in questo modo. Una <strong>keyword</strong> viene misurata contro le performance del mercato e del settore a cui appartiene e acquisisce quasi immediatamente un quality score parziale. Poco dopo il classico ClickThrough Rate (quanto un annuncio viene visitato), l&#8217;unico fattore di Qualita&#8217; di anni fa, stabilisce se la soglia minima va corretta al ribasso o al rialzo. Nel tempo in cui tali score si aggregano, e&#8217; stabilita la qualita&#8217; finale della keyword e di conseguenza il suo &#8220;<strong>minimum bid</strong>&#8221; (quanto pagare al minimo per apparire).</p>
<p>Successivamente ulteriori modifiche possono applicarsi.</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Se il numero di keyword di poca qualita&#8217; e&#8217; elevato rispetto al numero totale di keywords caricati per quel sito , l&#8217;intero sito e&#8217; declassato indistintamente dagli Ads rilevanti;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- se lo spider di google (Adsbot e sue deformazioni), dopo avere analizzato il sito/landing page, stabilisce uno score &#8220;algoritmico&#8221; inferiore alla media delle pagine simili, oppure il sito rientra nelle &#8220;black list&#8221; (contenuto duplicato, affiliazione, landing page solo commerciali, no added value per gli utenti sul sito, solo adsense presente, etc), la qualita&#8217; della keyword e&#8217; diminuita (ovvero si paga di piu&#8217; per apparire);</p>
<p style="padding-left: 30px;">- se l&#8217;account in cui risiede il sito subisce abbassamenti di qualita&#8217; piu&#8217; volte e in piu&#8217; siti, l&#8217;intero account e&#8217; piu&#8217; facilmente declassabile;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- se un &#8220;editor&#8221; segnala il sito tra quelli che violano le regole editoriali e di qualita&#8217; aggiuntive (sito porno camuffato, servizi a pagamento senza avviso, arbitraggio etc), esso viene ulteriormente declassato.</p>
<p>Tutto il processo porta keyword da una qualita&#8217; <span style="color: #339966;"><strong>Eccellente</strong> </span>ad una <span style="color: #ff0000;">Poor </span>(i passaggi sono identificati da bid minimi a valore fisso e ricorrente sempre piu&#8217; alti) fino ad un valore Poor finale di 8€/5£ (o 10$) e il sito e&#8217; detto &#8220;<strong>penalizzato</strong>&#8220;.</p>
<p>Tale sistema permette a Google di:</p>
<p style="padding-left: 30px;">- aumentare la qualita&#8217; delle inserzioni in prima pagina e nelle successive;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- evitare siti duplicati sulle stesse keywords;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- eliminare i &#8220;bad sites&#8221;;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- far salire il bid medio laddove il <span style="color: #ff0000;">Poor </span>non era tale da bloccare una campagna e il cliente si permette di pagare di piu&#8217; per ottenere i risultati di prima.</p>
<p>Infatti, benche&#8217; a Gennaio-Febbraio 2007, Ottobre-Novembre 2007 e Giugno-Luglio 2008 siano stati applicati fortemente queste regole a bacini di clienti sempre piu&#8217; ampi, il fatturato di Adwords e&#8217; calato soltanto nel primo frangente (la causa fu indicata nei budget di grandi agenzie lenti a ripartire). La realta&#8217; e&#8217; che in effetti togliendo clienti pessimi, i clienti buoni ricevono subito piu&#8217; visite e spesso tali incrementi non sono indesiderati, anzi. Solo budget prestabiliti pertanto rischiano terminazioni anticipate, comunque successivamente apprezzate in maggior possibilita&#8217; nei mesi successivi.</p>
<p>Ma benche&#8217; queste regole di Qualita&#8217; fossero inderogabili per chiunque, in realta&#8217; anche gli algoritmi di Google possono sbagliare (in eccesso di declassamento) e il cliente di Adwords non accetta di buon grado una situazione &#8220;declassata&#8221; se non prima parlando per qualche ora (con ampie obiezioni) con gli Account Manager in Google.</p>
<p>E poiche&#8217; alcune delle regole di qualita&#8217; sindacate in Google sono poco controllabili da parte del team di Adwords (che spesso le scopriva quasi insieme ai clienti stessi), a volte una penalizzazione poteva venire, come dire, &#8230; cancellata o il sito poteva venire inserito in una specie di lista protetta in cui le regole aspettavano ad applicarsi.</p>
<p>E&#8217; ovvio che tale sistema alla lunga diventa poco gestibile.</p>
<p style="padding-left: 30px;">- I clienti protestano sempre piu&#8217; spesso per la poca trasparenza delle regole;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- le risposte sono aleatorie e a volte smentite dalla successiva modifica degli algoritmi di adwords;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- agli errori di Google, se non c&#8217;e&#8217; azione da parte del cliente, non c&#8217;e&#8217; voglia da parte di Google di accorgersi dello sbaglio;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- le keyword vengono messe offline, e benche&#8217; a Google interessi la qualita&#8217; delle top keyword e il loro min bid, la &#8220;coda&#8221; intanto cresce meno di quanto sperato.</p>
<p>Pertanto oggi Google cambia il modo con cui viene stabilita la bonta&#8217; di una keyword.</p>
<p>Prima era il CTR medio relativo della keyword, <strong>ora la keyword apparira&#8217; sempre</strong> e se dopo qualche mese una keyword pessima viene cliccata, essa viene riconsiderata. Inoltre prima la qualita&#8217; era assoluta (una volta applicato il calcolo, si era dentro o fuori), oggi se la qualita&#8217; e&#8217; pessima, stanotte puo&#8217; essere buona e domani <strong>l&#8217;attivita&#8217; su di una keyword puo&#8217; sufficientemente alta da fare tornare il min bid ai valori iniziali</strong>.</p>
<p>La penalizzazione prima era per ogni network di Google, la search per prima e poco dopo il content network (Adsense). Oggi invece e&#8217; relativa, <strong>se una keyword non funziona su Google, essa puo&#8217; ancora uscire sui siti affiliati</strong> (Virgilio ad esempio) o sul Content Network.</p>
<p>Infine non esiste piu&#8217; il &#8220;min bid&#8221;; da oggi <strong>esiste il &#8220;min bid per essere in prima pagina&#8221;</strong> e tale valore e&#8217; calcolato dalla Search, usando Exact Match di una keyword.</p>
<p><a title="Tabella Cambiamenti Adwords" href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/tabella_cambiamenti.png"><img class="alignnone size-full wp-image-99" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="Tabella Cambiamenti Adwords" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/tabella_cambiamenti.png" alt="" width="475" height="201" /></a></p>
<p>Tali cambiamenti, secondo Google, miglioreranno le performance di chi e&#8217; qualita&#8217; (secondo Google e merita un post a se&#8217;). Intanto e&#8217; sicuro che chi prima capiva che una landing page non andava bene (leggendo un bid a 8 euro), oggi non puo&#8217; piu&#8217; capirlo, poiche&#8217; il min bid si alza, ma non a tal punto e comunque il traffico scompare perche&#8217; spinti in fondo nelle ultime pagine.</p>
<p>Invece di leggere &#8220;<span style="color: #339966;">Eccellente</span>, <span style="color: #ff0000;">Povero</span>, <span style="color: #008000;">Buono</span>&#8221; per le landing page (non per le singole keyword pero&#8217;), finalmente si leggera&#8217; un numero (da 1 a 10).</p>
<p>Ecco un esempio di user panel di adwords. Se siete sotto al bid minimo della prima pagina, si leggera&#8217; &#8220;<strong>BID IS BELOW FIRST PAGE BID ESTIMATE OF &#8230;</strong>&#8221; e il Quality Score della Landing Page sara&#8217; <strong>QUALITY SCORE OK (x/10)</strong> e non piu&#8217; &#8220;GREAT&#8221;, localizzato ovviamente nella vostra lingua.</p>
<div id="attachment_90" class="wp-caption alignnone" style="width: 810px"><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/adwords_new2.png"><img class="size-full wp-image-90" style="margin: 2px; border: black 1px solid;" title="New Adwords Quality Score" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/adwords_new2.png" alt="New Adwords Quality Score" width="800" height="677" /></a><p class="wp-caption-text">New Adwords Quality Score</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/09/il-nuovo-adwords-quality-score/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Google ha sempre ragione&#8230;</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/09/google-ha-sempre-ragione/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/09/google-ha-sempre-ragione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 15:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[google news]]></category>
		<category><![CDATA[uaua]]></category>
		<category><![CDATA[united airlines]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=82</guid>
		<description><![CDATA[Un post in Google News secondo il quale United Airlines (stock: UAUA) avrebbe perso un miliardo di dollari (sì, un Miliardo, $1B) ha fatto scendere il titolo da $12 per azione a $3, poi la notizia si è rivelata falsa, era del 2002, ma Google News la mostrava tra le notizie di oggi e, ovviamente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un post in Google News secondo il quale United Airlines (<a title="UAUA" href="http://finance.yahoo.com/echarts?s=UAUA#chart1:symbol=uaua;range=5d;indicator=volume;charttype=line;crosshair=on;ohlcvalues=0;logscale=on;source=undefined" target="_blank">stock: UAUA</a>) avrebbe perso un miliardo di dollari (sì, un Miliardo, $1B) ha fatto scendere il titolo da $12 per azione a $3, poi la notizia si è rivelata falsa, era del 2002, ma Google News la mostrava tra le notizie di oggi e, ovviamente, Google non sbaglia mai.</p>
<p>In realtà non sbagliava, la notizia era riaffiorata dai database di alcuni media americani per motivi tecnici (e non voluti) e lo spider di Google ha pensato bene di usarla senza controllare una data.</p>
<p>Forse chi legge doveva porsi qualche domanda, ma l&#8217;effetto Google ha lavorato molto sull&#8217;emozione dei traders occasionali.</p>
<p><a title="Google su UAUA" href="http://technology.timesonline.co.uk/tol/news/tech_and_web/article4742147.ece" target="_blank">Link alla notizia qui.</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/09/google-ha-sempre-ragione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Microsoft, cashback e lo shopping CPA</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/09/microsoft-cashback-e-lo-shopping-cpa/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/09/microsoft-cashback-e-lo-shopping-cpa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 19:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[cashback]]></category>
		<category><![CDATA[ciao.com]]></category>
		<category><![CDATA[cpa]]></category>
		<category><![CDATA[jellyfish]]></category>
		<category><![CDATA[live.com]]></category>
		<category><![CDATA[microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[search]]></category>
		<category><![CDATA[shopping]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=67</guid>
		<description><![CDATA[Gianluca Carrera, un mio caro amico, in questo recente post fa interessanti osservazioni intorno a come Microsoft possa evolvere il proprio recente programma di Cashback, annunciato prima per lo shopping e poi integrato in Live Search. E&#8217; indubbio che Microsoft stia cercando di verticalizzare la propria search in piu&#8217; aree in modo da contrastare Google. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.think-through.com/about/" target="_blank">Gianluca Carrera</a>, un mio caro amico, in <a title="Microsoft pays you to search ..." href="http://www.think-through.com/2008/05/23/microsoft-pays-you-to-search-the-war-on-margins-has-started/" target="_blank">questo recente post</a> fa interessanti osservazioni intorno a come Microsoft possa evolvere il proprio recente programma di Cashback, annunciato prima per lo shopping e poi integrato in Live Search.</p>
<p>E&#8217; indubbio che Microsoft stia cercando di verticalizzare la propria search in piu&#8217; aree in modo da contrastare Google. Se il cash back diventera&#8217; un modello della Search come oggi noi la vediamo, non penso. Ma che possano esserci evoluzioni, e&#8217; certo. Se ci limitiamo invece allo Shopping di Microsoft, secondo me, questo sara&#8217; certo.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-69 alignnone" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="Live Search w/ Cash Back" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/golive_310x183-300x177.jpg" alt="" width="270" height="159" /></p>
<p>Microsoft recentemente ha acquisito <strong>Ciao.com</strong>, il portale dello shopping, un sito di 26.5 milioni di utenti al mese secondo ComScore e leader in Europa, Italia compresa, per l&#8217;aggregazione di prodotti, shopping comparison, review e opinioni della gente.</p>
<p>E&#8217; stato proprio quest&#8217;ultima caratteristica, le opinioni della gente, a caratterizzare il successo di Ciao in tutta Europa e il successivo plug dello Shopping ha scaturito nel market place del confronto prezzi con maggior crescita negli ultimi anni.</p>
<p>In Europa, e&#8217; altresi&#8217; facile identificare <strong>Kelkoo</strong> nel principale shopping comparison per revenues e per brand (Kelkoo e&#8217; di <strong>Yahoo!</strong>), eppure la piattaforma francese non e&#8217; cambiata da parecchi anni, il posizionamento dei merchant e&#8217; sempre piu&#8217; lontano da quello che vuole la gente e le opinioni sono state sempre marginali (anzi, spesso minavano le relazioni con i merchant), benche&#8217; accanto avessero il piu&#8217; grande successo di Opinion Network mai realizzato negli ultimi anni &#8212; <strong>Yahoo! Answer</strong> &#8212; ma che nessuno e&#8217; stato in grado di sfruttare ai fini dello shopping a causa delle debolezze e di Yahoo!, concentrato a crearsi un futuro migliore, e di Kelkoo, poco interessato a fare un <em>nuovo</em> business dopo la vendita a Yahoo!</p>
<p>Pertanto Ciao e&#8217; diventato la piattaforma piu&#8217; vicina alle esigenze degli utenti, portandola a farsi valere $486 milioni di dollari per Microsoft, dopo aver ricevuto una precedente valutazione di $426 milioni da parte di Quadrangle equity firm.</p>
<p>Ma Ciao.com e&#8217; un tassello importante, eppure non sufficiente per Microsoft.<img class="alignright size-full wp-image-70" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="sentence_1" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/sentence_1.png" alt="" width="302" height="111" /></p>
<p>Tre anni fa, lo scenario dello Shopping dei Portali e dello Shopping Comparison per la precisione mostrava un disinteresse imbarazzante da parte di <strong>Google</strong> che era invece attratto solo dal migliorare la qualita&#8217; del proprio bid (o max bid direi) e a togliere del tutto Yahoo! dalla piazza della Search (c&#8217;era tanto buzz intorno a Panama). In quel periodo <span style="color: #0033cc;">Google Base</span> veniva inserito nelle presentazioni, ma senza molta enfasi e in poco tempo il prodotto di Google fu rallentato in attesa di <em>momenti migliori</em>, anche perche&#8217; l&#8217;e-commerce per Google valeva solo il 5% dei fatturati.</p>
<p>In questo empasse, fu possibile lanciare alcuni progetti startup di immenso valore strategico.</p>
<p>Uno &#8220;ambizioso&#8221; fu la startup <strong>Jellyfish.com</strong>, uno shopping comparison il cui modello era solo per CPA, annunciato ai media in pompa magna come la risposta ai marketplace CPC di Google e Yahoo!.</p>
<p>Ricevuto con poco entusiasmo dai media per alcune lacune del prodotto (che condivido), in realta&#8217; il marketplace nascondeva un appetitoso sistema a CPA per i negozi che vi comparivano e un buon sistema di comparazione per gli utenti con parecchio Web 2.0 (forse troppo).</p>
<p>Il creare un mercato CPA puro per lo Shopping Comparison e&#8217; il modo migliore per tentare di innestare un trend con il quale prendersi una fetta di un mercato della Search lasciato momentaneamente inerte.</p>
<p>Con un modello al 100% CPA, per Jellyfish era facile adottare inoltre una politica di cash back come esiste in ogni grande magazzino americano. Compri $100, ti rido $5. E il cash e&#8217; di Jellyfish e non dei negozi che non pagano nulla di piu&#8217;.</p>
<p>Jellyfish dopo 2 anni trasformo&#8217; il sito da shopping comparison a &#8220;Smack Shopping&#8221; comparison, ovvero un modo furbo per portare agli utenti solo prodotti il cui cashback aveva un buon valore per tutti, perche&#8217; un cashback del 10% su di un cavo USB da $2 non e&#8217; molto interessante, sfruttando l&#8217;idea delle aste al ribasso.</p>
<p>Lo &#8220;Smack Shopping&#8221;, tutt&#8217;ora in home page di Jellyfish.com, divento&#8217; cosi&#8217; redditizzio che il marketplace CPA &#8212; che non decollava come doveva &#8212; fu messo in secondo piano.</p>
<p><a href="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/chains.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-76" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="chains" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/chains-300x96.gif" alt="" width="410" height="132" /></a></p>
<p>Ma il punto e&#8217; che se hai il <strong>10%</strong> medio di commisione dai merchant &#8212; gia&#8217; ti va di gran lusso &#8212; la catena di conversione:</p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 30px;">Acquisizione Utente -&gt; Shopping Portal -&gt; Merchant -&gt; Sale -&gt; Commission Back to Portal -&gt; Cash back to User</p>
</blockquote>
<p>lascia veramente poco per l&#8217;utente a meno che Jellyfish non dia quasi tutto all&#8217;utente, se non proprio il 100%, ma a questo punto come puoi portare un volume critico di utenti <span style="text-decoration: underline;"><strong>nuovi</strong></span> in un mercato in cui il costo medio di acquisizione a click e&#8217; almeno di 0,05$ per click? Quanto tempo serve per arrivare a break even?</p>
<p>Per diminuire il costo di acquisizione, praticamente lo Smack Back divenne il prodotto core del modello di business di Jellyfish, in attesa che il resto del marketplace (migliaia di prodotti di centinaia di merchant) crescesse di sua sponte (organicamente? ma nessuna attivita&#8217; di contenuto o social e&#8217; stata sviluppata).</p>
<p><strong>Microsoft</strong> che compra <strong>Jellyfish</strong> e&#8217; esattamente quello che Jellyfish sperava di avere: molto piu&#8217; traffico, un bel costo di acquisizione ridotto per gli utenti nuovi e soprattutto tornare con il prodotto core originale in prima linea, quello del mercato shopping comparison CPA puro.</p>
<p>Per Microsoft, Jellyfish e&#8217; una piattaforma CPA gia&#8217; avviata, qualche patent sul cashback, un acceleratore della propria strategia di verticalizzazione della Search e un potenziale mercato di negozi online mal sfruttato da Google.</p>
<p>Infatti a Ottobre 2007, <strong>Microsoft compra Jellyfish.com</strong> per $50 milioni, un &#8220;bargain&#8221; per avere un prodotto ecommerce full CPA, qualche centinaio di contratti di merchant, una piattaforma web 2.0 discutibile (ma molto bella per lo standard Microsoft), un sacco di utenti registrati, ma un solo mercato (USA).</p>
<p>E ora?</p>
<p>Be&#8217; e ora sono chiarissime due cose.</p>
<p>Microsoft vuole portare il modello di business di Jellyfish.com nello shopping di Live Search in modo da creare un market place competitivo in alternativa a Google CPC e Yahoo! CPC, usa Ciao.com per l&#8217;Europa e Adcenter per creare i tools per i merchant, nello stesso tempo prende la parte Opinions di Ciao.com e la aggrega a Jellyfish/Live Search creando il volano di traffico organico che Ciao.com ha dimostrato di poter creare in Europa e che certo male non fa.</p>
<p>Ma il modello funziona?</p>
<p>Il bid che Jellyfish era abituato a pagare su Adwords ora e&#8217; gratuito e arriva da Live.com, quindi i volumi &#8220;critici minimi&#8221; per far funzionare il marketplace dei merchant sono garantiti. Ciao.com garantisce altro traffico a costo zero (non subito) dall&#8217;organico e in parte dall&#8217;arbitraggio che Ciao.com fa con Google in Europa.</p>
<p>E la catena di conversione del CPA e&#8217; a break even? No, non lo e&#8217;. Per ora. Ma quello poco importa, e&#8217; Microsoft, e&#8217; Ballmer, e&#8217; la Search contro Google, pertanto il business plan puo&#8217; accettare qualche dilatazione e rientrare in 3 anni.<img class="alignleft size-medium wp-image-78" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="catena-di-conversione" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/catena-di-conversione-300x110.png" alt="" width="300" height="110" /></p>
<p>Per un merchant, la conversione media dai marketplace a CPC come Google, Yahoo/Kelkoo. Shopping.com va dallo 0,5% all&#8217;1.2%.</p>
<p>In questo modo non e&#8217; possibile comprare a cpc e fare break even con il CPA, a meno che gli utenti siano fidelizzati e questi tornino da soli.</p>
<p>Qui entra in gioco il Cashback, Jellyfish paga l&#8217;utente nuovo il 400%, ma promettendogli un cash back lo fidelizza e puo&#8217; abbattere il costo di acquisizione  nel tempo, e magari lo stesso gli clicca anche altrove, dopo tutto oragli utenti sono su Live Search e non c&#8217;e&#8217; solo lo shopping.</p>
<p>Infine, che cosa succede se i merchant convertono a percentuali piu&#8217; alte di quelle che riportano Google, Yahoo etc? Microsoft puo&#8217; anche lavorare per far salire il tasso di conversione; o meglio, imparando dal Smack Shopping,  puo&#8217; lavorare per generare uno scontrino medio transato sempre piu&#8217; alto (insomma, i libri ci sono ma preferisce proporre Televisori al plasma).</p>
<p>Ebbene, secondo me <strong>Ciao.com + Jellyfish.com + Live Search e&#8217; un ottimo prodotto teoricamente</strong>.</p>
<p>Ma ecco come puo&#8217; fallire.</p>
<p><strong>- <span style="text-decoration: underline;">Limiti di Adcenter</span></strong> &#8211; Microsoft annuncia di voler integrare la parte client di Jellyfish in Adcenter.</p>
<p style="padding-left: 30px;">E&#8217; giusto, ma Adcenter e&#8217; un prodotto che ha bisogno ancora parecchi cambiamenti affinche&#8217; possa solo competere con Google.  Soltanto il fatto che non e&#8217; multisessione (ovvero posso solo vedere una pagina alla volta) dimostra quando Microsoft abbia poca esperienza ancora sulle esigenze dei clienti.</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;"><strong>Pochi mercati pronti per MSN (US, UK, FR)</strong></span> &#8211; La piattaforma Jellyfish va trasformata in piattaforma di Microsoft Shopping, aggiunto alla Live Search e Adcenter e in Europa i feed dei clienti di Ciao.com vanno portati nella stessa piattaforma.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Ma Ciao.com *NON* e&#8217; un mercato CPA&#8230; i merchant vanno portati in Jellyfish e poi per ognuno vanno cambiati i contratti per aggiungere un commissione in contratto e un &#8230; tracker delle vendite.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Insomma il prodotto richiede parecchio tempo di rilascio e di integrazione e su alcune country non esiste nemmeno il prodotto, i contratti son da rifare a CPA e il cashback va messo in legalese (non tutte le country lo trattano in modo uguale, in Italia ad esempio &#8211; se mai ci fosse &#8211; e&#8217; argomento dei Concorsi&#8230; ).</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;"><strong>Tracking</strong></span> &#8211; il tracking dei merchant e&#8217; cosi&#8217; complesso e debole da poter compromettere un intero modello di business.</p>
<p style="padding-left: 30px;">A prova di questo ci sono una lunga lista di esempi:</p>
<p style="padding-left: 30px;">a) Kelkoo nacque a CPA, ma si trasmormo&#8217; subito in CPC per frode da parte dei merchant;</p>
<p style="padding-left: 30px;">b) Le tecnologie attuali perdono dal 7% al 10% delle vendite;</p>
<p style="padding-left: 30px;">c) Se la tecnologia e&#8217; un cookie, si utilizza il metodo &#8220;last cookie win&#8221; per attribuire una vendita, ma un utente per un merchant generato da jellyfish che ritorna sul merchant usando l&#8217;organico di google (che <span style="text-decoration: underline;">non</span> e&#8217; adwords) e&#8217; spesso confuso come merito di adwords (perche&#8217; il dominio e&#8217; lo stesso di google organico) e pertanto una vendita in meno per jellyfish e una in piu&#8217; per google;</p>
<p style="padding-left: 30px;">d) Serve un tracking simile a Urchin, che quindi non sia solo nel carrello come fa ad esempio Tradedoubler, ma su tutte le pagine, ma non c&#8217;e&#8217;. Solo Google lo ha e se facesse un CPA come jellyfish,  dalla sua avrebbe gia&#8217; sia Google Checkout per evitare di dipendere dai merchant e controllare la catena, sia Google Analytics che e&#8217; in grado di dire di chi e&#8217; la vendita (e tra google e un jellyfish chi scegliera&#8217;?)</p>
<p style="padding-left: 30px;">e) Una volta mandato l&#8217;utente al Merchant, esso puo&#8217; andarsene dal negozio per altri mille motivi come pagine lente, sito down, gateway del merchant che fallisce, prodotto solo prenotabile, etc, tutte condizioni di controllo solo del merchant e non di jellyfish.</p>
<p>Insomma, per fare un marketplace a CPA non basta possedere il Search Box.</p>
<p>Per fare un mercato CPA bisogna possedere il &#8220;merchant&#8221; (&#8220;il carrello&#8221;) e per farlo Google ha costruito Google Checkout e portera&#8217; Google Analytic per un tracking definitivo quando non puo&#8217; usare Checkout.</p>
<p>Con Google Checkout, Google possiede il merchant, anzi Google e&#8217; il merchant. Con Analytic, la catena del valore da Google alla Transazione e&#8217; garantita perche&#8217; controllata. Analytic sapra&#8217; tutto, dove ha perso l&#8217;utente, quanto converte il merchant A rispetto a B, perche&#8217; A e&#8217; meglio di B.</p>
<p>Insomma Microsoft puo&#8217; avere tutte le carte per costruire un marketplace dello shopping unico e nuovo, posizionarlo nella Search e espanderlo in una unica piattaforma Adcenter-CashBack-Shopping aggregando nello stesso tempo migliaia di opinioni e schede prodotto uniche.</p>
<p>Ma ho paura che Microsoft rovini tutto questo, che mantenga le parti separate, che fallisca l&#8217;integrazione sopravvalutando le sue piattaforme e Adcenter e uccidendo quel poco di Usability che c&#8217;e&#8217; in Ciao e in Jellyfish.</p>
<p><a title="Qui jellyfish.com" href="http://www.jellyfish.com" target="_blank">Qui jellyfish.com</a>; <a title="ciao" href="http://www.ciao.com" target="_blank">qui ciao.com</a>; qui <a href="http://search.live.com/cashback">live.com cashback</a> (devi essere su Live.com USA).<a href="http://search.live.com/cashback"><br />
</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/09/microsoft-cashback-e-lo-shopping-cpa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Blog Etiquette?</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/09/blog-etiquette/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/09/blog-etiquette/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 22:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altri Blogger di Internet]]></category>
		<category><![CDATA[blog etiquette]]></category>
		<category><![CDATA[blog netiquette]]></category>
		<category><![CDATA[mauro lupi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=48</guid>
		<description><![CDATA[Oggi Mauro Lupi mi ha piacevolmente linkato sul suo blog in questo post. Vista la mia &#8220;vasta&#8221; esperienza nel blog personale (neanche 7 giorni), praticamente e&#8217; stato come ricevere persone a casa e non avere nulla da offrire di decente, oppure essere invitati a casa di altri e non avere portato un buon vino! Allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi <a title="Mauro Lupi Blog" href="http://admaiora.blogs.com/maurolupi/" target="_blank">Mauro Lupi</a> mi ha piacevolmente linkato sul suo blog in <a title="Lupi's post" href="http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2008/09/alessandro.html" target="_blank">questo pos</a>t. Vista la mia &#8220;vasta&#8221; esperienza nel blog personale (neanche 7 giorni), praticamente e&#8217; stato come ricevere persone a casa e non avere nulla da offrire di decente, oppure essere invitati a casa di altri e non avere portato un buon vino!</p>
<p>Allora ho cercato siti &#8220;autorevoli&#8221; che parlassero di <strong>Blog Etiquette</strong> o<strong> Blog Netiquette, </strong>insomma dei siti che mi confermassero che un buon saluto va contraccambiato con un backlink (e non con un commento da fare sotto al suo post), ma non ho avuto molte risposte. Gia&#8217; il fatto che con due termini di ricerca ci siano due set di risultati diversi indica un po&#8217; di confusione per il web stesso. Ci sono tanti siti che spiegano come si scrive, quando si scrive, come ci si firma etc, ma nulla di piu&#8217;.</p>
<p>Alla fine ho capito, faccio come per una visita cortese, come se fosse venuto di persona; ringrazio Mauro, lo sa che lo ammiro, e lo ri-linko, ringraziandolo come tra bloggers (e pensare invece che se fossimo dei SEO saremmo inorriditi da quello che stiamo facendo! Come search engine optimizer infatti dovrei linkare un sito suo che non sia il suo blog e se poi lui volesse aggiungermi di nuovo, non potrebbe verso questo mio blog per non creare un potenziale &#8220;anello&#8221; poco gradito dai motori di ricerca! &#8230;)</p>
<p>Be&#8217; per oggi gli porto un buon vino alla blog-way. Domani si vedra&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/09/blog-etiquette/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Oggi nasce Sheeboo, il Sito di Opinioni democratico e qualitativo</title>
		<link>http://www.bonzi.biz/2008/09/oggi-nasce-sheeboo-il-sito-di-opinioni-democratico-e-qualitativo/</link>
		<comments>http://www.bonzi.biz/2008/09/oggi-nasce-sheeboo-il-sito-di-opinioni-democratico-e-qualitativo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 13:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e Business]]></category>
		<category><![CDATA[Principale]]></category>
		<category><![CDATA[dì la tua]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[sheeboo]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[wisdom of crowds]]></category>
		<category><![CDATA[wisdom of the crowds]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bonzi.biz/?p=35</guid>
		<description><![CDATA[Oggi nasce Sheeboo: Sheeboo è il sistema che permette alla Gente di esprimere Opinioni in modo comparativo e democratico. Tramite l’interazione degli utenti e le loro opinioni, questi acquisiscono autorevolezza minore o maggiore (“Reputation”). Leggi tutto su Sheeboo in questo post.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi nasce <a title="Sheeboo, opinioni online" href="http://www.sheeboo.com" target="_blank">Sheeboo</a>.</p>
<ul>
<li>Sheeboo è il sistema che permette alla Gente di esprimere Opinioni in modo <strong>comparativo</strong> e <strong>democratico</strong>. Tramite l’interazione degli utenti e le loro opinioni, questi acquisiscono autorevolezza minore o maggiore (“Reputation”).</li>
<li>Gli utenti crescono in autorevolezza quando le loro opinioni sono lette e condivise positivamente dalla gente (“Qualità”).</li>
<li>Gli utenti che guadagnano autorevolezza crescono socialmente in un mondo ideale fatto di animali che evolvono (“Social Network”).</li>
</ul>
<p>Sheeboo è un elaborato esperimento di &#8220;collaborative opinion&#8221;, giusto per usare le parolone del web 2.0, che tiene conto di una serie di aspetti legati all&#8217;informazione aggregata e apparentemente slegata.</p>
<p>Come è scritto in alcuni capitoli di &#8220;The Wisdom of Crowds&#8221; di James Surowiecki, &#8220;the many are smarter than the few&#8221; e tale considerazione è alla base di quasi tutti i social network degli ultimi anni.</p>
<p>In de.li.ci.us di Yahoo! inoltre si scopre che &#8220;The more people flock to something, the bigger target it is for abuse. The more people turn to del.icio.us to find useful bookmarks, or digg.com to read the latest news, the more tempting targets those services become for spammers and vandals.&#8221; secondo Marketing Monger, e de.li.ci.us stesso annuncia che &#8220;Controllare la modalità di inserimento delle tag dei link modifica il risultato atteso poiché è come se l&#8217;universo venisse modificato&#8221;. In funzione del numero di utenti, del tempo e del numero di tag inserite, De.li.ci.us tende a dare per ogni link la rilevanza migliore.</p>
<div id="attachment_37" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-37" title="spam_blog" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/spam_blog.png" alt="La quantità di informazione non è sempre qualità di informazione se non si controllano alcuni aspetti della stessa." width="500" height="386" /><p class="wp-caption-text">La quantità di informazione non è sempre qualità di informazione se non si controllano alcuni aspetti della stessa.</p></div>
<p>Tutti questi aspetti diventano per Sheeboo un algoritmo il cui effetto è quello di &#8220;alzare&#8221; ed &#8220;abbasssare&#8221; Opinioni e Risposte ad opinioni in modo tale da valorizzare <em>automaticamente</em> l&#8217;opinione significativa rispetto a quella meno importante e nel tempo a valorizzare l&#8217;opinione di n utenti rispetto a x dell&#8217;universo se questi n sono quelli appartenenti ai pattern di &#8220;qualità&#8221;.</p>
<p>Ad esempio se gli utenti che postano non hanno le seguenti caratteristiche, la loro informazione aggregata, col tempo, disperde a disinformazione.</p>
<p>- Gli utenti devono avere in comune l&#8217;interesse per l&#8217;oggetto in discussione (se parlo di un Cellulare, devo sapere qualcosa dei Cellulari)</p>
<p>- Gli utenti non devono conoscersi tra di loro in modo tale da influenzare l&#8217;informazione l&#8217;uno con l&#8217;altro (&#8220;Scrivi questo che io dico questo poi&#8221;).</p>
<p>- Gli Utenti devono poter liberamente inserire l&#8217;informazione e descriverla in modo naturale (In delicius il limitare le tag a 7 e farne mettere 15 cliccando su &#8220;more&#8221; condizionava il valore finale delle tag una volta aggregate in un unico trend!).</p>
<p>Con queste premesse, ci sono le basi minime per poter dire &#8220;The many are better than the few&#8221;; nel caso questo non accada, l&#8217;informazione aggregata si disperde e pertanto torna valida la teoria precedente per cui &#8220;un elite è meglio della massa&#8221;.</p>
<p>In Sheeboo, la teoria usa i criteri sopra descritti.</p>
<p>Sheeboo inoltre, per rispecchiare l&#8217;aspetto tipicamente moderno, è caratterizzato da altri elementi univoci e grafici indentificabili in &#8220;la freccia&#8221; e gli &#8220;animaletti&#8221;.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 90px"><img title="Freccia Su" src="http://www.sheeboo.com/template/standard/images/freccia_c_v_4_a.gif" alt="Freccia di Sheeboo" width="80" height="107" /><p class="wp-caption-text">Freccia di Sheeboo</p></div>
<p>La freccia è sempre presente, essa indica il trend della discussione, è l&#8217;elemento che distingue sheeboo e ne indica i cambi di tendenza (da positivo a negativo). Non c&#8217;è il neutro, perchè nessuno è mai neutrale (se lo è, in realtà è sinonimo di &#8220;positivo&#8221;).</p>
<p>La freccia è un elemento di Usability e nello stesso tempo un elemento di distinzione. Vedere la frecciona di Sheeboo significa identificarne subito la natura del sistema (sia che sia Sheeboo.com o che sia un sito partner, un blog che ne ospita la tecnologia).</p>
<p>Vedere la frecciona signica anche identificare immediatamente l&#8217;oggetto della discussione, poichè è spesso facile distrarsi e rispondere ai commenti di altri, dimenticando il fine del discorso, ovvero &#8220;l&#8217;oggetto&#8221; per il quale era iniziata la discussione. La freccia (e Sheeboo di conseguenza) lo indica sempre e chiaramente.</p>
<div id="attachment_39" class="wp-caption alignleft" style="width: 93px"><img class="size-medium wp-image-39" title="Scimmia di Sheeboo" src="http://www.bonzi.biz/wp-content/uploads/2008/09/scimmia1.png" alt="Si nasce Scimmietta, si diventa Homo Sapiens in Sheeboo." width="83" height="149" /><p class="wp-caption-text">Si nasce Scimmietta, si diventa Homo Sapiens in Sheeboo.</p></div>
<p>Gli animaletti invece sono lo status degli utenti, una cosiddetta giungla di opinionisti, e anche un elemento Social che avvicina l&#8217;asettico Internet fatto di nomi tecnici (&#8220;user id&#8221;, &#8220;spam&#8221;, &#8220;bot&#8221;) e errori incomprensibili (&#8220;password errata&#8221;, &#8220;assicurati che l&#8217;smtp sia configurato&#8221;) alla natura umana che e&#8217; ricerca del piacere delle cose e del divertimento comune. Attraverso il proprio numero di Opinioni e di risposte a favore, si cresce dalla piccola Scimmietta all&#8217;erudito Homo Sapiens.</p>
<p>Ecco <a title="Animaletti di Sheeboo" href="http://www.sheeboo.com/animali.htm" target="_blank">il link per tutti gli animali di Sheeboo</a>, oppure visitate oggi stesso <a title="Sheeboo, opinioni online" href="http://sheeboo.com" target="_blank">Sheeboo</a>.</p>
<p>Qui la recente discussione sul <a title="CERN e Buco Nero?" href="http://www.sheeboo.com/opinione/Esperimento_del_Cern" target="_blank">CERN e il buco nero</a>, ad esempio, e qui quella sull&#8217;<a title="iphone 3g opinioni" href="http://www.sheeboo.com/opinione/iPhone3G" target="_blank">iPhone di Apple</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bonzi.biz/2008/09/oggi-nasce-sheeboo-il-sito-di-opinioni-democratico-e-qualitativo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

