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Link Building e Black SEO, 3 milioni di URL, 30 Bad Bot e 3000 IP Proxy — un caso vero

In questi ultimi anni, uno dei siti che manteniamo per un cliente particolare è un sito di bookmarking. Esso permette di caricare bookmark dal proprio Browser o aggiungere Url nei preferiti e condividerle con il pubblico, trovare siti collegati e informazioni varie. Il servizio è stato sviluppato per il mercato in lingua Inglese. Fin qui nulla di speciale.

BLACK SEO, WHITE SEO, SPAM SEO — Una delle caratteristiche del sito di bookmarking è stato quello, per sua fortuna o sfortuna, di essere inserito nel corso degli anni in una marea di siti di “Submit gratuiti” operati da società di white (buone) e black (cattive) SEO. Esattamente quelle pagine che non usereste mai per un vostro sito.

Come sapete creare LINK verso il proprio sito è alla base della visibilità nei risultati di ricerca di Gogol (ndr. Google), ovvero più hai link e più sei bello. Benchè Google ne dica, se non avete link verso il vostro sito, non esistete (salvo siate nelle segretissime White List di Google come “sito indispensabile” o “brand affermato non penalizzabile”).

Un sito di bookmark è quindi perfetto per una invasione di “link” da parte dei “black” SEO. Queste società creano pagine di FREE submit (tipo questa pagina, una delle tante osservate, backlinks.auto-im.com/freepack/free.php ), promettendo in 1 click fino a 200,000 backlink. L’abilità di questi SEO è quella di trovare un sistema per inserire link nei siti di altri e tali da poter replicare l’inserimento in modo automatico e continuativo nel tempo.

Una volta che il FREE Submit è sviluppato, gli stessi SEO sviluppano anche sistemi di verifica del vostro link per evitare che sia cancellato. Questi tools si fingono utenti con tecniche più o meno legittime e come un robot vengono a vedere se il link è presente nelle pagine del sito di Bookmark. Siti come Seostats o Seotools, ad esempio, per ogni URL che inserite nel form di verifica, un fastidioso robot viene sulle pagine del bookmark a controllare la presenza del link.

Ma la cosa non si limita a servizi online. Alcuni software fatti per inserire migliaia di articoli o link in altrettanti migliaia di siti (ovviamente non hanno nessun accordo con nessun sito) semplicemente si fingono utenti e inviano i dati attraverso dei robot e ne gestiscono pure la verifica successiva e continuativa. Ad esempio, nel 2009 un (in)famoso software chiamato Autoclick Profits vendeva per 149$ il sogno di enormi guadagni con un click. Scaricando il software si accedeva ad un tool per inserire migliaia di articoli o link in migliaia di siti online (tra cui il sito di bookmark), e gli stessi link potevano automaticamente trasformarsi in URL compatibili con sistemi di affiliazione come ClickBank grazie al quale si guadagna cliccando.

 

UNA MAREA DI URL — Sta di fatto che con il passare degli anni, il sito di bookmark raccolse i seguenti dati.

Periodo Gennaio 2010- Dicembre 2011

28,186 Url Web .it — inviati in modo “non naturale”;

2,976,560 Url Web in totale inviati in modo “non naturale”;

29 “bad bots” — sistemi malevolenti per l’invio di url;

2976 “Proxy” — utilizzati per inviare i dati;

1 tentativo di SQL Injection;

1 virus.

E le attività dei SEO non sono diminuite negli ultimi 7 mesi del 2012.

Poichè il sito di bookmarking non ha scopi di link-building o “black” SEO e fintanto che le URL inserite non vìolano  regole stabilite o di SPAM, nulla è stato fatto per evitare tale attività (tranne per i bot ostili e non tollerabili).

 

UN COSTO DI GESTIONE OLTRE BUDGET — Ma qualcosa non va. Questo è un solo sito di “pagerank 3” come milioni di altri. Se una attività di black seo permette di creare 3 milioni di link (2 univoci più o meno) in 3 anni di tempo, quanto vale questa attività su larga scala? Sicuramente parecchio in quanto ad ogni cambiamento delle pagine del sito di bookmarking, i BOT e gli SPIDER si adeguavano regolarmente.

Chi ci tutela? E’ possibile che si debba pagare per lo SPAM link di migliaia di altri siti? Poichè un LINK-IN è alla base della visibilità in Google, il mondo oggi paga questa decisione e non ottiene nulla in cambio da chi ne gode.

 

ARRIVA LA GOOGLE PENGUIN UPDATE, I COSTI AUMENTANO! — Con Novembre 2011, improvvisamente il costo “tecnologico” e di “gestione” di questo problema aumenta esponenzialmente.

Poichè i possessori dei siti che venivano inseriti erano spesso IGNARI delle tecniche di black seo che a loro insaputa avevano assunto e pagato anni prima come consulenza da parte di abili “società di posizionamento”, essi iniziarono a sentirsi dire da altrettanti consulenti che “un link-in sbagliato può punire”. Ovviamente tali voci non nacquero a caso; se i link-in non possono di certo penalizzare (al massimo non contano nulla), nessuno ne ha la certezza e il mondo si preoccupa per un cambiamento “epico” nelle regole del gioco.

Nel Marzo 2012 le voci prendono fondamento e Google annuncia PENGUIN e invia “mail” ai webmaster i cui siti sono linkati da url “non spontanee”. Toh, guarda, e ora che faranno quei 2,000,000 di webmaster? Poichè non esiste una regolare iscrizione per avere inserito un link nel sito di Bookmarking, per i webmaster è altrettanto impossibile rimuoverli.

Da Marzo 2012 le richieste a bookmark si trasformarono in una nuova tipologia di richiesta: le mail chiedevano la rimozione di link che ritenevano “impropriamente” inseriti nel sito, alcuni addirittura ipotizzando un uso illegittimo del link inserito senza la loro autorizzazione! Altri, sostenuti da un improbabile Google-zorro alla tutela dei webmaster, minacciarono di denunciare il sito a Google se il link non veniva rimosso prontamente. Inoltre, poichè questi webmaster (o agenzie di siti quando i siti erano “famosi”) dovevano mandare queste mail in quantità, non facevano spesso riferimento a URL o dati precisi e minacciavano IP e URL presto penalizzate se non si cooperava e altre fantomatiche… balle da web.

“[Editato per la Privacy] This link needs to be removed with immediate effect.

Google has been in contact with us and asked us to remove this unnatural link as it will penalise both the XXXXX.co.uk website as well as your website.
Google have also asked us to inform them of any websites that are not cooperative in this request, and to provide them with the domains and IP addresses of sites that do not comply with the request.”

 

Insomma, da ingenuo sito vittima di “abusi” il sito si trovò pure “beffato” e “accusato”.

Una delle comunicazioni del cliente ad un certo punto fu “sarebbe bello dire in faccia a questi webmaster come e chi gli ha inserito il link e di smetterla di fare richieste offensive visto che è certo che hanno usato società SEO poco attente”. Da questa osservazione, nasce di fatto anche questo post: di fronte all’immensa lista di URL che abbiamo visto e alle tecniche usate non si poteva far finta di nulla.

Il “removal di bad links” è oggi una delle questioni più traumatiche dopo l’introduzione di PENGUIN di Google, un algoritmo di controllo dei link che tenta di diminuire proprio il problema di link “non naturali”.

Il punto è che il Web fa intendere che un “bad link” significa un “bad website” e pertanto il sito che ospita link finti viene minacciato di “penalizzazione” (come si vede dalla mail di quel webmaster).

Per fortuna Google è molto più arguto e un bad link è in realtà “un link non naturale” e i siti che li ospitano — ignari o no che siano — “non subiscono nessuna penalizzazione“. Se ci sono penalizzazioni, sono sempre legate a interventi extra-algoritmici o gravi violazioni di contenuto (come sempre è stato fatto da parte di Gogol).

Ad oggi il sito di bookmarking continua a fare il suo lavoro, le tecniche di protezione dallo SPAM maligno non sono concluse, ma sono state implementate tecniche molto più adatte di quelle di anni fa e non so proprio come potrebbero fare 2,000,000 di webmaster se un giorno Google dovesse davvero penalizzarli.

 

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