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Google, non è ora di buttare il Pagerank?

Il PageRank è uno degli algoritmi del motore di ricerca di Google, utilizzati per dare rilevanza ai risultati di ricerca. Alle origini di Google, fu il solo e unico algoritmo creato dai due fondatori (Brin e Page appunto), sufficientemente innovativo da sbaragliare in poco tempo TUTTI gli altri motori di ricerca.

SEO Backlinks Pagerank image

A causa del successo di Google, mentre gli utenti erano sempre più felici di poter usare un motore così innovativo, dall’altra gli operatori del settore si ingegnavano a cercare modi per apparire in cima ai risultati. Poichè l’elemento principale della formula del PageRank è il “link”, chi ti linka, chi tu linki e come ti linkano, gli operatori del settore vollero sperimentare QUALUNQUE sistema (lecito ed illecito) per imborgliare il sistema di Google.

LE DUE FASI DI GOOGLE, DIFFONDERE E NASCONDERE — A pochi anni dal lancio di Google, il PageRank divenne il punto di riferimento per stabilire il successo di ogni sito Web. Sistemi come Alexa passarono subito in secondo piano, benché comunque autorevoli. Oggi, ogni sito web ha associato un numero che indica quanto si è autorevoli agli occhi di Google.

LA FOLLIA, LINKIAMOCI TUTTI — In questa fase di adozione del PageRank da parte di ogni Webmaster e operatore web, Google creò ad esempio la toolbar con la quale si permetteva di vedere il PageRank dei siti. In questi anni di cecità del Web, il mondo si popolò di Siti di Directory, Siti per Scambio Link, Siti con Footer simili alle Pagine Gialle, Siti pieni di Pagine e queste Pagine piene di Link, Link nelle firme, link camuffati, link dalle immagini, link in pagine nascoste, link di link di link, tutto per aumentare il PageRank dei siti linkati.

Come una falla in una petroliera carica e fuori controllo, Google interviene e introduce una serie di modifiche agli algoritmi della rilevanza che mitigano (a dire di Google) l’importanza del PageRank. Ma il Web degli operatori non ci crede, e mentre Google progetta e manifesta sistemi di confusione di massa, i link continuano a rimanere il caposaldo della rilevanza e, imperterriti, aumentano con tecniche nuove; link nascosti, link dai blog, link dai blog post, blog di link, link nei template, link dei link dei link dei link, siti di contenuti poveri, ma di link autentici, schemi di link, link dai Social, Siti cammuffati da Social, link hackerati, link rubati, link ovunque pur di far salire il PageRank.

E non serve nemmeno che Google rallenti la pubblicazione delle informazioni sul PageRank, poichè nel frattempo invece di un blog, gli operatori fanno 10 blog, invece di 1 articolo, fanno 100 articoli tutti uguali per chi legge, magari diversi per Google, invece di pagare uno sviluppatore, pagano degli hackers russi per far modificare WordPress di altri e nasconderci dei link. Poichè ogni cosa che appare sul Web diventa una copia di una copia di una copia (sempre per nasconderci un link da qualche parte), Google progetta armi di difesa chiamate “Panda” e “Penguin” (e chissà quanti altri animali farà diventare antipatici) per vanificare le copie di un blog, gli schemi di link, le pagine inutili con solo link, le pagine belle con solo 1 link, e ogni tanto, è inevitabile, qualche sito innocente rimane colpito (dopo tutto è una guerra).

LE VITTIME DI GUERRA — I siti innocenti, vittime della guerra degli animali di Google versus il mondo degli operatori del Web, sono dapprima pochi, poi sempre di più, infine tanti e, ad ogni nuova versione dello Zoo di Google, i siti innocenti sono così infuriati che Google è costretto a relazionarsi per la prima volta direttamente al pubblico attraverso la figura di “Matt Cutts” tentando di far capire che “va tutto bene”. Ma la inconcludente tesi di Google per la quale contano altre cose e non i link non fa smettere la fuga di petrolio e il Web si inquina sempre di più, le vittime innocenti aumentano sempre di più fino a quando Matt Cutts, oggi 1 Agosto 2013 ieri 1 Agosto, rispondendo ad una domanda di un webmaster, dice “Sì, vi daremo qualcosa per capire di più sui link che vi danneggiano”, un passo di Google che ammette un problema oramai troppo grande da lasciare in secondo piano.

Ma mentre Google prende tempo sedando le lemente con promesse storiche, di soppiatto modifica le linee guida aggiungendo nuove regole sempre più restrittive sui link, come ad esempio “se fate una press release e mettete un link, il link non deve avere come obiettivo quello di modificare volutamente il PageRank”, oppure “Se vi fanno un Articolo che parla del vostro sito, e SECONDO NOI quello è fatto per modificare il PageRank, allora sarete declassati”, oppure “se fate delle interviste e vengono pubblicate con dei link che SECONDO NOI hanno lo scopo di modificare il PageRank, sarete puniti”.

 

Insomma, Google,  facevi prima a scrivere “Non fate più link perché altrimenti violate le guidelines”.

 

Anche perché, è proprio colpa di questo PageRank se i risultati di ricerca sono 3 buoni e 7 “pompati”. Non è ora di fare davvero qualcosa di “non evil” come, ad esempio, prendere il PageRank e rottamarlo?

IL FUTURO È GIÀ NEL PASSATO —  Una delle mosse più intelligenti di Google fu anni fa quella di comprarsi Urchin, rinominarlo in Google Analytics e darlo a tutti gratuitamente. In questo modo Google è diventato negli anni l’NSA del Web. Sa dove si trova un utente in ogni momento, quello che fa, come lo fa, se torna indietro da una pagina web, oppure se sta su di un sito. Grazie a questi dati, Google oggi può stabilire in base al comportamente dell’utente se un sito web è “utile” o “meno utile” . Quando si fa una ricerca e si segue un risultato, si visita un sito e se non è quello che si cerca, si torna indietro e si va al risultato successivo, Google lo sa. Può collegare questo comportamento ad un punteggio di Qualità, il quale farà scomparire dalla ricerca quell’inutile sito. Con questo metodo, non mi interessa se il sito appare perché linkato dal link del link; semplicemente è l’utente a castigarlo e la guerra potrebbe finirebbe con gran beneficio di tutti.

Sperando di non scoprire poi  di non essere in una guerra, ma in una battaglia.

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