Alessandro Bonzi blog - Internet e motori di ricerca

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GDPR e Privacy Madness

Scusate, ma è una mia impressione o il mondo online fino a oggi ha sempre fatto quello che voleva con i nostri dati?

GDPR, Privacy, Cookie, Europa, Facebook, follia – Ho la netta sensazione che nessuno abbia mai rispettato la privacy di cui i singoli siti vanno cianciando nel loro footer e nelle loro terms&conditions. Tante belle parole, anzi parolone incomprensibili, qualche link a policy esterne di siti ai più sconosciuti ma che ci tracciano dalla mattina alla sera, ma alla fine poco di quello che viene recitato veniva fatto.

GDPR Sei pronto? - foto

Partiamo dal numero di e-mail che in questi giorni ognuno di noi sta ricevendo da OGNI sito americano a cui si è iscritto. Solo da Google ho ricevuto così tanti avvisi di modifiche della privacy [action required] che alla fine la stessa Gmail ha messo in SPAM le mail di google sulla privacy!

Twitter, Linkedin, Yahoo, Youtube, Twitch, addirittura WordPress per non parlare di Facebbok, i fautori dell’innovazione del Web, i “grandi” della rete che la maggior parte di noi scambia per paladini della giustizia e della libertà di parola sono paradossalmente quelli che più han dovuto mettersi a posto. Eccesso di zelo o menefreghismo totale della privacy fino ad oggi?

ATTENZIONE, QUI DIETROLOGIA ANTI-GOOGLE — Tra l’altro caro Google, mi hai mandato un link di modifiche della privacy che poi puntava ai tuoi sistemi interni. Un errore certo, ma che dimostra quanto chaos ci sia anche da voi. Per non parlare della pagina che mi appariva, chiamata UBER PROXY, un super cancello praticamente, quindi più potente della login normale che c’è su google — come dire, che è vero che c’è una login per i comuni mortali che usano goolge, ma qualcuno da dentro google e grazie all’UBER LOGIN può loggarsi e scavalcare i terms&conditions dei servizi e guardare le mie foto o la mia gmail senza che ne abbia davvero il permesso. Per la serie, Google not uber evil.

TI STIAMO TRACCIANDO CON I COOKIE — Tornando al GDPR, ora la follia è esasperante. Per anni l’Europa dalla sua grande intelligenza ci ha sempre dettato regole migliori di quelle americane — questo è certo –, ma ora noi paghiamo anche i loro sbagli, come sempre. Certo l’Europa non è diventata un faro di civiltà per la privacy online da quando la loro più grande rivoluzione è stata quella di obbligare tutti a dire che … esistono i cookie! Ma va? E dire che con i cookie ti seguono e ti spiano. Davvero? E allora?

Intanto non è con i cookie che hanno spiato 70 milioni di utenti di Facebook, non è con i cookie che Google ti prende di mira con la pubblicità o che twitter ti riconosce mentre navighi. Se dobbiamo avvisare gli utenti dei cookie, allora vanno avvisati anche per gli IP, per il Referer, per lo User Agent, per il Browser Local Storage, per la Session Storage.

Ma intanto ogni sito è diventato un popup-spam di avviso sui cookie che se anche non accetti, navighi lo stesso, ma se hai la sfortuna di essere con un cellulare il sito rischia di essere la peggiore web experience della tua vita tra popup e banner che si aprono prima di poter fare quello che una volta si poteva fare senza intralci.

EUROPA 1 USA 0 — Un fatto. Una mail in un sito web americano vuol dire che la tua email è sicuramente rivenduta o spammata, soprattutto in aziende poco serie o poco controllate. Basta un sito di Web hosting economico, qualche sito di registrazione domini da 5$, qualche sito per scaricare delle ricerche e la vostra mail sarà sicuramente in giro per sempre. Fa parte della privacy americana. Gli USA han sempre confuso la privacy europea con il fatto di avere dei server sicuri. Ti dicono che i tuoi dati sono al sicuro, da noi significa che abbiamo fatto le cose per bene sia tecnicamente ma anche legalmente, da loro vale solo la prima parte. Vuoi esercitare la cancellazione dei dati? da noi è sicuro poterlo fare, in USA questo aspetto è sempre stato aleatorio, anzi a volte le risposte sono pure arroganti del tipo “we do what we want.”

EUROPA 2 USA 0 — Poi improvvisamente il mondo capisce di doversi regolamentare. Ovviamente è troppo difficile usare le regole Europee e certo non siamo noi capaci di imporci. In pochissimo tempo gli USA scoprono che forse è meglio che i minorenni… facciano i minorenni anche sul web, perché non si capisce il motivo per cui sei minorenne per andare al cinema, ma non lo sei per andare su whatsapp. Gli USA scoprono anche che se qualcuno è coinvolto in violazioni della privacy è difficile risalire ai responsabili. Da noi questa cosa è invece sempre stata chiara da sempre. Per non dire che da noi è obbligatorio apporre Partita Iva nei footer dei siti e che essendo l’EUROPA un insieme di Nazioni sovrane, ci siamo sempre chiesti che cosa succede se il nostro nome venga salvato nei server della Germania. Per gli USA invece, credendo in un unico dio se stessi al mondo, non si sono mai posti questi problemi e una volta che i server erano sicuri, tutto era a posto.

SCARY FACEBOOK E L’ALIENO — Ovviamente avete visto tutti l’alieno Mark (ndr: Zuckember CEO di Facebook) tra gli umani senatori americani. Qualcuno dei senatori ha usato quasi tutto il suo tempo a disposizione per dare la colpa della sua strana domanda a sua figlia di 14 anni che indirettamente avrebbe sentito a scuola da compagni che se si sta fermi davanti a facebook a parlare tra amici, la pubblicità cambierebbe da sola in base a quello che si dice. Dopo 3 minuti per articolare questa osservazione finalmente il senatore pone la domanda: “Quindi è vero che facebook analizza le voci per cambiare la pubblicità che vediamo?”. L’alieno Mark che già dalla prima parola pronunciata dal senatore sa quanto ridicola sarebbe stata questa domanda, fissa per 2 infiniti secondi il senatore, poi con lo sguardo da terminator senza sudore e senza sforzo alcuno, si avvicina al microfono in un movimento perfettamente controllato e dice “No“. Ripete il movimento meccanico al contrario, si appoggia al dorso della sedia ed è pronto a passare alla domanda successiva.

L’esito del terzo (quarto e quinto) grado a Facebook è stata l’evidenza di come un governo potente come quello degli USA non sapesse assolutamente nulla di Facebook, non avesse alcun modo di controllarlo e soprattutto di come poterlo controllare in futuro. Soltanto quando alcuni senatori si sono rifatti alla privacy Europea, al limite dei 16 anni, all’oblio dei dati, finalmente si stava definendo qualcosa di utile.

CAMBIAMENTI GRAZIE ALL’ARRIVO DEL GDPR — Una cosa è certa, la violazione degli account di Facebook è capitata proprio poco prima dell’entrata in vigore del GDPR, una coincidenza che ha esponenzialmente aumentato l’importanza dell’entrata in vigore della nuova regolamentazione sui dati. Indipendentemente dagli aspetti legali del GDPR i quali, onestamente parlando, per noi europei sono normali e in gran parte già disciplinati se la regolamentazione precedente fosse stata applicata con cura dagli operatori, l’effetto che sta avendo sulle società costruite un pò sulla logica americana — visto che anche società Europee ma multinazionali peccano di errori gravi — è solo che positiva. Certo questo incide chiunque, anche chi è già a posto, e ci sarà così tanta confusione (e spam mail e spam regole) che alla fine non sarà tutto fatto come si deve, ma almeno un bel livello di sporcizia, soprattutto americana, sarà stata lavata via.

Ma è ancora troppo presto per dire che il mondo si è accorto di dover proteggere per bene gli utenti. O forse non lo vuole fare per davvero; in fin dei conti ha bisogno che qualche tuo dato circoli in giro per bene.

 

 

 

 

 

Facebook 250 milioni di utenti, what’s next?

250 milioni è il numero di utenti registrati di Facebook. La società di San Francisco vale oggi circa 10 miliardi di dollari, valore calcolato dopo la recente raccolta di 200 milioni di dollari dalla Digital Sky Technologies russa.

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FACEBOOK VALE 10 MILIARDI DI DOLLARI – 10 miliardi di dollari (10 Billions USD) per una società che prevede di fatturare circa 500 milioni di dollari nel 2009, 20 volte meno di quanto si è auto valutata, e il CEO Mark Zuckerberg prevede “billions in revenues” entro cinque anni da oggi, quindi una crescita di almeno 4 volte il fatturato.

Chiunque a questo punto dovrebbe volere una IPO di Facebook.

Il valore della società è indirettamente confermato da Facebook stessa che nel tentativo di acquistare Twitter per 500 milioni di dollari aveva valutato se stessa per circa 8b$ (8 USD Billions), 2 in meno del recente calcolo, ma la Twitter non riteneva corretto nessun valore oltre i 4b$.

Lo spaccato delle Revenues di Facebook H1 2009  ci dice che:

  • 125 milioni di dollari dai cobrand
  • 150 milioni dall’accordo con Microsoft (adcenter)
  • 75 milioni dai servizi
  • 200 milioni dal content match proprietario (gli ads testuali gestiti da Facebook direttamente)

ALLA CONQUISTA (COPIA) DI TWITTER – Dopo il mancato acquisto di Twitter, Facebook sta velocemente clonando tutte le opzioni che rendono Twitter uno strumento unico ad oggi, soprattutto le molteplici capacità che Twitter offre alle aziende e che invece mancano in Facebook, meno B2B oriented, sperando di limitare la crescita del primo tra le Fortune 500 aziende.

Se spacchiamo in 2 le revenue di Facebook, 125+200 sono revenues da Pubblicità gestita da Facebook stessa, 150 dal deal con MS e 75 dai servizi, il “paying user”. In percentuale, 13% dagli utenti, 59% da se stesso e 28% da Microsoft. Deludente il 13% dagli Utenti, ma si sa che quello che conta è il banner o il text link.

Twitter, molto piu’ giovane nel revenue model, con un decimo degli utenti di Facebook di oggi previsti per fine 2009, ad oggi ha un’unica revenue stream. Sorpresa, Microsoft.

Parecchi servizi B2B a pagamento (addon) verranno introdotti in Twitter, ma ad oggi la società guadagna solo dall’accordo con Microsoft con un deal a Revenue Shares tale da generare per l’H1 del 2009 circa 500,000$, ovvero 0.5 milioni di dollari, 300 volte meno dell’equivalente accordo di Ms in Facebook. Visto che il prodotto Microsoft si basa su di un bid medio identico per i due market place, la differenza è sicuramente nel diverso numero di utenti (1 a 10) e soprattutto nel diverso modello di advertising (piu’ invasivo in Facebook, ancora sperimentale in Twitter tale da generare in Facebook 30 click paganti per ogni utente di Twitter, il che è abbastanza ovvio se si osservano i due tipi di portali).

I forecast delle due aziende sono ovviamente molto aggressivi, ma indubbio è che il 75% delle loro revenues sarà Text advertising e Cobrand anche tra 5 anni, di cui oggi il 30% da un partner esterno come Microsoft.

WHAT’S NEXT ? – Quanto è appetitoso un servizio come Facebook?

E’ la stessa Microsoft a non voler perdere l’opportunità di scalare il servizio di Facebook nel caso si ripetesse una seconda MySpace (con il senno di poi direi fortunatamente evitato per Microsoft). Ed è per lo stesso Zuckerberg di Facebook sperare che prima o poi qualcuno voglia far valere davvero 10$b un’acquisizione da parte di qualche “gigante”. E’ lo stesso CEO di Facebook che dichiara di avere già rifiutato parecchie PA, ma per quanto? Dopotutto quei 250 milioni di utenti fanno solo il 13% delle revenues, mentre il resto è ADS, un business che altri sanno fare molto bene. Inoltre quei 250 milioni di utenti potrebbero abbracciare facilmente una servizio mail come Hotmail, Gmail o Yahoo mail se solo l’avessero a disposizione, mentre ad oggi Facebook è “solo” una grande piattaforma “social”.

MAIL REINVENTED BY GOOGLE (o Yahoo?) – Con Google Wave, Ancora una volta, è lo stesso Google a ricordare a tutti quanti che la killer application è la mail e niente altro (search a parte). Non è gTalk, non una chat migliore, non è gChat, uno scambio foto o un social bookmarking. Però non e’ neanche gMail come la conosciamo oggi.

La killer application del futuro e’ la mail con le funzioni di social sharing integrate […] — e tutto alla velocità di Google.

La killer application del futuro e’ la mail con le funzioni di social sharing integrate, dove una piattaforma come Facebook e una come gMail sono completamente integrate, dove chattare e mandare mail sono la stessa cosa, dove un profilo o un messaggio sono accessibili nello stesso modo, dove un feed e una discussione sono la stessa cosa, le foto si draggano, la musica si condivide insieme ai propri amici — e tutto alla velocità di Google.

Questo ci sta dicendo Google. Il futuro della mail e’ la mail. Perche’ chattare fuori dalla mail? Perche’ un profilo se non e’ nella mia mail? Perche’ non posso taggarti, mandare e vedere foto e amici e gruppi di fan direttamente dalla mia gMail?

Con questa prospettiva, Microsoft e Yahoo devono pensare a come trasformare se stessi nella stessa direzione e non disperdere i servizi e farli crescere da soli. Infatti e’ Yahoo! 360 che chiude e migra rifatto dentro Yahoo! mail, ma ancora come molte limitazioni e preistoriche opzioni di condivisioni (ad esempio lo scambio foto e’ un link a flickr.com e non una vera integrazione ajax, ma qualcosa si muove di certo in Yahoo! mail; basta andare a vedere che cosa fa Xoopit appena acquistata dal colosso di Sunnyvale).

Microsoft risploverebbe un po’ di successo per la sua mail — che tra i tre colossi è come sempre quella meno innovativa e senza idee chiare  — e parecchie impression per Adcenter con una community stile Facebook, magari riciclarne la piattaforma Ajax per integrarla sui portali MSN un pò troppo pesantini in certe cose. Search a parte è l’acquisizione che potrebbe interessare di più.

Questo Facebook da solo farà sempre piu’ gola, ma 250 milioni di utenti e quelle impression sono un valore unico per chi ha mail e ha parecchi clienti sul content advertising e chi meglio di Google, Yahoo! o Microsoft sanno farlo? Facebook stessa? E’ possibile, se si arroccherà in difesa come ha fatto Yahoo! per la Search.