Alessandro Bonzi blog - Internet e motori di ricerca

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Esperimenti nella Serp di Google, Post di Blog e Forum promossi troppo?

Mentre il social networking, le cloud application e le community wiki diventano sempre più tema di discussione e di analisi, la search, intesa come il fatto di dare risultati di ricerca dopo avere immesso una qualunque parola chiave, sembra venire messa da parte come se fosse un’applicazione “data per assoldata” e “matura”.

Anni fa Yahoo! fece più o meno la stessa considerazione.

ESPERIMENTI NELLA SERP DI GOOGLE SEMPRE PIù POPOLARI – Per Google non sembra proprio così, invece. Ci sono alcuni esperimenti che già avrete notato nella SERP degni di qualche commento, e ci sono alcune osservazioni complessive sull’approccio alla qualità di Blog e Forum da considerare più approfonditamente.

Avrete notato che su alcune pagine di ricerca di Google appare ora la possibilità di eliminare un risultato di ricerca dalla propria Serp, di indicare a Google che dovrebbe occupare una posizione più elevata e di lasciare commenti come se ci si trovasse in un wiki (la piattaforma stile wikipedia per intenderci).

Tutto questo verrà pesato da Google nelle prossime settimane per stabilire se le informazioni raccolte devono rimanere a livello di browser, di utente, o di universo se fosse il caso di aggregarle e renderle di dominio pubblico. Dopo tutto la licenza che si accetta con Google permette tutto questo.

Se la search siamo noi è una delle domande a cui Google sembra dare risposta con questo esperimento.

TROPPI BLOG E TROPPI FORUM PROMOSSI DA GOOGLE – Ma nello stesso tempo c’è un fattore organico di qualità nei risultati di ricerca che a mio avviso dovrà essere mitigato da parte di Google, se non modificato. C’è la tendenza di promuovere oltre modo i messaggi dei forum, i post dei blog e le pagine di commento sui siti web, piuttosto di promuovere siti ufficiali, pagine di specifiche tecniche anche vecchie o semplicemente descrizione di servizi o prodotti. C’è la tendenza a promuovere la “freschezza” dei risultati dei post alle pagine “vecchie” dei siti più commerciali e autoritari.

Non è facilmente replicabile, ma se cadete in una di queste ricerche, vi assicuro che la vostra “experience” di ricerca diventerà pessima, anche perchè la qualità grafica e la chiarezza dei forum è spesso minima e quasi sempre il post non è immeditamente identificabile. Per i blog, bè, è chiaro che se il blog è generico, intorno al vostro post da leggere troverete parecchie informazioni e collegamenti di altri argomenti poco interessanti e avrete pertanto la sensazione di essere in un sito poco rilevante e comunque poco specifico sull’argomento che cercate.

Qualcuno classifica anche gli stessi post dicendo che un messaggio con più risposte verrà promosso in modo migliore da parte di Google. Google non dice nulla al proposito, per la cronaca. Questo tipo di classificazione è come stabilire che “più si parla e più è rilevante il messaggio legato all’oggetto della discussione”, ma James Surowiecki dice nel suo libro “Wisdom of Crowds” che quantità significa qualità solo in determinate e chiare condizioni spesso non presenti nelle discussioni e nei gruppi di persone “generici” (vedi qui per alcune considerazioni sui social network). Pertanto la probabilità che un post con parecchi commenti sia di minor qualità di un post senza risposte è elevata se pensiamo ad Internet e in questo momento tale fattore sembrerebbe essere ignorato (per questo motivo ritengo che Google non possa pesare i post in base al semplice numero di risposte se prima non trova un modo di classificarne l’utenza).

Se la search saremo noi, allora presto Google potrà stabilire quando un loro esperimento starà dando buoni risultati e risolvere velocemente i degradi di qualità dei risultati come quello dell’esagerata promozione dei post dei blog e dei post dei forum nelle pagine di ricerca di alcune situazioni odierne. Alcune analisi saranno sempre e comunque di Google perchè sono i numeri a dargli le risposte, però uno di quei numeri da oggi siamo noi.

Che cosa e’ Facebook? Social network e advertising insieme funziona?

Facebook, il social network fondato nel 2004 dal allora diciannovenne Zuckerbergper per facilitare gli incontri tra studenti, e’ oggi sicuramente un successo in qualunque modo lo si guardi. Usability, immediatezza, velocita’, numero di iscritti sono componenti facilmente riconoscibili; amici, conoscenti, colleghi sono il motore del successo.

FACEBOOK, MYSPACE E QUELLI DI GOOGLE – Il successo di Facebook e’ quello di portare on-line dei social network gia’ esistenti off-line, farli interagire ed espanderli. Questa e’ la chiave di ogni social network che voglia funzionare bene: mettere amici a interagire tra di loro in un modo divertente e magari “nuovo”.

Il successo di Facebook e’ quello di portare on-line dei social network gia’ esistenti off-line, farli interagire ed espanderli.

Tre anni dopo la creazione del social network, Microsoft compro’ una quota minima di Facebook facendo valere quest’ultimo 15 miliardi di dollari per un semplice calcolo proporzionale.

Ma indipendentemente dal valore del divertimento e dell’interazione sociale di Facebook, settimana scorsa Google annuncia di voler chiudere Lively a fine anno. Ne parlavo poco fa, l’esperimento social di Google e’ rimasto deserto e Orkut, un altro sito di social networking comperato di Google, continua a rimanere un evento locale da sempre con il 61% di utenti sotto ai 25 anni.

MySpace anticipa il successo di Facebook, diventa la societa’ piu’ valorizzata del pacchetto di Murdoch, firma una accordo di circa 900 milioni di dollari di pubblicita’ con Google e schizza alle stelle come il “futuro” dei social network. Qualcuno lo addita come “una rivoluzione”, altre presentazioni parlano di 200 milioni di utenti che lo usano, ma io leggeri 190 milioni di “crap pages”, un ROI per chi pubblicizza che rasenta lo spam e un prodotto veramente difficile da mantenere nei proprio investimenti (togliereste myspace o adwords dalle vostre campagne pubblicitarie in situazione di tagli di budget?).

I SOCIAL NETWORK SONO DIFFICILI DA MONETIZZARE – Facebook ha gli stessi problemi di tutti i social network. E’ difficilissimo da monetizzare, offre opportunita’ per sperimentare nuovi sistemi di pubblicita’ e nuovi servizi di indagine, ma spesso questi non vanno a termine per la stessa complessita’ della community su cui si fa leva, un gruppo di amici, che cerca solo divertimento, scambia foto e combatte in bande virtuali giusto per “vedere che succede” e nuovi utenti che si iscrivono perche’ “non puoi non esserci”, quasi uno status che rasenta quello di una moda e di una novita’ di provare.

Il modello pubblicitario di Facebook e’ altrettanto complesso. In parte e’ il classico banner da cliccare o da guardare. “Banale!”, direte. Vero, ma se fosse stato Google a comperare questi spazi come fu per Myspace ora non ci sarebbero discussioni. Ma di marketplace difficili Google ne ha gia’ due, Myspace e Youtube. Anche Ballmer, che ha l’1,6%, con il suo Adcenter se ne sta lontano dalle pagine di Facebook.

Poi ci sono le “sponsorizzazioni” in varie forme. In Myspace i brand comperano spazi, pagine o canali per “tentare” di avvicinarsi alle teen-agers senza soldi che riempono le pagine di musica rock, punk, che scrivono di voler fare le game designer, ma intanto non fanno convertire nessuno dei banner presenti sulle loro pagine. In Facebook, nei gruppi in cui ci si puo’ iscrivere, alcuni “amici” sono “amici commerciali”, inseriscono link o eventi che portano a pubblicita’ o eventi a scopo commerciale, ti parlano di un prodotto o di una iniziativa. Se sei nel gruppo dei fan di Fantascienza Libri e Film, e’ probabile che un domani la tua bacheca si popoli di un link di questo tipo.

FACEBOOK E I PROBLEMI DI QUALITA’ DEI GRUPPI – Ma il punto non e’ come ti porto a cliccare, il punto e’ come un ambiente di scambio foto, link tra amici e chat possa diventare interessante per messaggi pubblicitari. Non puo’; se c’e’ divertimento, non c’e’ Advertising che tenga e gia’ una suoneria, un pezzo di film e un invito a guerra tra bande non funziona perche’ forzatamente fuori tema con la community che c’e’ intorno.

Poi ci sono i gruppi. Quando Zuckerberg fondo’ il social bookmarking di studenti volle fare in modo che le persone che partecipassero fossero in qualche modo “qualificate“. Un’ottima idea tale da fare iscrivere pertanto solo quelli che avevano una mail “.edu”. Poi ovviamente le esigenze di business hanno fatto cambiare il modello e oggi chiunque puo’ entrare in Facebook.

Quando Zuckerberg fondo’ il social bookmarking di studenti volle fare in modo che le persone che partecipassero fossero in qualche modo “qualificate“, ora non e’ piu’ cosi’.

Il problema e’ che gli utenti che creano Gruppi di varia specializzazione non hanno possibilita’ di controllare gli utenti che aderiscono. Ovvero, in realta’ l’invito e’ personale, ma il sistema di Facebook e’ spam oriented ovvero “clicca qui per mandarlo a tutti i tuoi amici della lista” e non “scegli attentamente a quali amici vuoi proporre questo esclusivo gruppo di discussione e configura la loro partecipazione”. Inoltre piu’ utenti ci sono e piu’ si associa il successo a tale gruppo e pertanto il sistema non controlla assolutamente la qualita’ degli iscritti.

Pertanto, ad esempio, un gruppo di professionisti i cui membri partecipano alla discussione sulla pubblicita’ on-line dello IAB solo dopo 2 giorni ricevono un messaggio che pubblicizza penne, agende e calendari in regalo allo stand di uno dei membri iscritti.

Un altro gruppo per la discussione sui “diritti d’autore dei libri in formato digitale distribuiti in Internet” riceve poco dopo la sua fondazione un link dal fondatore che rimanda al proprio libro da comperare.

E’ ovvio che in questo modo il valore dei gruppi viene meno, la profilazione e’ semplicemente casuale e la pubblicita’ non puo’ che essere un esperimento con poco ritorno e alla fine tra i metodo per produrre revenue per Facebook vediamo apparire link dello stesso colore del menu per tentare di fartelo cliccare con maggiore probabilita’.

Misleading Facebook Advertising.

E se quando anche il costo a click e’ molto piu’ alto di qualunque altro network, allora quanto puo’ resistere il modello pubblicitario di Facebook?

Se Facebook riuscisse a permettere di gestire la qualita’ dei gruppi che si creano, senza paura di perdere utenti o pagine viste, allora targhetizzare queste persone con questionari, spot e messaggi commerciali puo’ diventare molto profittevole e interessante, ma per ora vedo un grande social network da trattare come un grande forum, un blog o un sito di bookmarking, con poco ROI e tanti esperimenti di poca durata e i 15 miliardi di bolla-valore presto ridotti di parecchie volte.

uSwitch, un arbitraggiatore d’oro compra Kelkoo

Alla fine Yahoo! ce l’ha fatta, ha venduto Kelkoo, sovrastimato al momento dell’acquisizione (piu’ di 450 milioni di euro) e venduto per 100 milioni oggi agli ex manager di uSwitch, un arbitraggiatore dal bilancio d’oro, societa’ inglese che compra e rivende servizi, migliorandone la vendibilita’, l’offerta e il confronto.

ARBITRAGGIATORE D’ORO E PAPA’ ESPERTO – uSwitch e’ della Scripts Networks Interactive (NYSE:SSP), quelli di Shopzilla, quelli di BizRate, gente esperta che e’ da parecchio sul mercato dello shopping con idee nuove e ben fatte; guarda caso ne parlavo qui poco tempo fa a seguito di un ottimo quarter e per dare merito a Shopzilla di essere uno dei pochi shopping comparison ad attraversare la tempesta degli ultimi mesi nel modo migliore (non come Shopping.com di eBay ad esempio).

Shopzilla e’ un vero e proprio shopping comparison di qualita’, produce offerte fatte per essere confrontate e non modifica la pagina dei risultati di ricerca per mostrare quello che paga di piu’ per primo, come invece fa Kelkoo.

Benche’ uSwitch e Shopzilla siano aziende ben distanti (fiscalmente e fisicamente, papa’ a parte), e’ probabile che i nuovi amministratori di Kelkoo vogliano portare un pò della loro esperienza in casa Chappaz, l’ex-CEO di Kelkoo.

KELKOO NUMERO UNO IN EUROPA ANCORA PER QUANTO? – Kelkoo e’ il numero uno per lo shopping comparison in Europa, ma negli ultimi anni un prodotto obsoleto e un modello di business qualitativamente discutibile lo hanno offuscato e lasciato andare alla deriva. Complice Google che spesso toglie traffico a chi da’ fastidio e quindi anche a Kelkoo in questi anni, altri motori di confronto ne hanno approfittato e creato marketplace equivalmente e piu’ promettenti, come lo stesso Ciao.com, acquistato poi da Microsoft poco tempo fa.

AUTONOMIA PER KELKOO E TRAFFICO PAGATO A YAHOO! – Ora che cosa succeda tra Yahoo! e Kelkoo sara’ da vedere. Il 30% del traffico e’ di Yahoo! e Kelkoo praticamente non lo paga. E’ probabile che Yahoo! chieda un revenue share su quanto Kelkoo produce grazie a Yahoo!. Inoltre, a uSwitch non interessa solo lo Shopping Comparison ed e’ probabile che voglia introdurre anche nuove linee di business di confronto servizio e non solo confronto prodotti.

Chappaz assicura che la societa’ Kelkoo crescera’ in autonomia, ma questa e’ la solita frase che si dice in fase di vendita/acquisizione, poi e’ solo questione di quanto veloce si voglia integrare le due societa’.

Eppure Kelkoo sta facendo una mossa giusta, il cash back. Il cash-back e’ quel modo di risparmiare comprando prodotti, perche’ parte del prezzo te lo rende indietro il negozio. Con capitali nuovi da parte di uSwitch, e’ possibile che tale attivita’ divenga veramente un buon tornaconto e diventare un nuovo Kelkoo. Per ora per SSP nessun entusiasmo e nessuna press release ufficiale e titolo a -14% oggi, ma per altri motivi che purtroppo conosciamo.

Google Quality Score, altri due piccoli cambiamenti al sistema di ranking.

A pochi mesi da estesi cambiamenti, Google annuncia nuovi cambiamenti negli algoritmi del Quality Score.

Per chi non lo sapesse, Il Quality Score è uno dei coefficienti utilizzati da Google per stabilire il costo del click della pubblicità comperata su Google.

DUE CAMBIAMENTI PRINCIPALI NEL QUALITY SCORE – Il primo cambiamento riguarda un problema del precedente algoritmo che premiava troppo chi stava in prima pagina e troppo poco chi stava nelle pagine successive. Quello che succedeva era che Google ti penalizzava se un tuo messaggio pubblicitario riceveva troppi pochi click rispetto alla media, ma non teneva conto del fatto che scivolando in posizioni sempre meno elevate, i click diminuiscono per motivi non solo matematici (per motivi ad esempio di “similitudine” con altri ads o “deja vu” da parte degli utenti di url o messaggi simili). Pertanto aspettandosi un numero di click maggiore di quello effettivo, il quality score penalizzava ingiustamente gli ads oltre alle prime pagine. Non penso Google abbia risolto questo problema di difficile misurazione, ma è comunque un primo passo verso una giustizia più ampia.

Il secondo cambiamento riguarda gli ads “buoni” che vogliono pagare comunque pochi centesimi a click. Secondo Google questi annunci vanno premiati; secondo un sistema di pull a totale discrezione di Google, essi vengono di tanto in tanto incrementati dalla posizione attuale ad una superiore, anche fino in prima pagina. Una specie di verifica “temporanea” della bontà dell’annuncio che, se positiva, potrebbe portare ad un migliore click through rate (CTR), a miglior conversione lato cliente e pertanto ad un futuro costo a click pagato dal cliente più alto. L’elezione del candidato da premiare potrebbe basarsi sugli stessi sistemi con cui Google decide di riproporre in posizioni più alte keywords o annunci senza traffico o declassati. Il sistema si basa sui “noti” parametri di account, ovvero numero di keywords buone per url, per account e per annuncio, numero di inserzionisti per keyword e ricalcolata rilevanza della landing page. Maggiore in numero tali elementi sono “Eccellenti” e più ci sono probabilità di ripescaggio. Pertanto in una campagna di 10 annunci per un sito web, se uno di questi dovesse finire lontano dalla prima pagina, è possibile che Google lo riposizioni per qualche tempo in prima pagina e rivalutarne il quality score, correggendo un punteggio precedentemente sbagliato se necessario.

SEMPRE PIU’ PROBLEMI SUL CONTROLLO DELLA QUALITA’ DEGLI ANNUNCI – Uno dei problemi di Google è oggi quello della qualità delle inserzioni.

Poichè è facile creare campagne e annunci in Google e poichè il sistema generalmente li pubblica immediatamente, parecchi annunci sono spesso creati per guadagnare traffico da keywords targhetizzate volutamente in modo poco rilevante e a basso costo a click.

Tali annunci sono di conseguenza poco rilevanti, ma generano comunque discreti volumi di traffico. Quando essi appaiono sui partner di Google, spesso questi si lamentano. Messaggi poco rilevanti creano una pessima user experience e degradano la percezione di serietà del sito da parte degli stessi utenti.

PREVENZIONE PER UNA QUALITA’ MIGLIORE – I continui cambiamenti sul Quality Score da parte di Google servono a controllare meglio i comportamenti di annunci poco rilevanti, a prevenirne velocemente la pubblicazione e nel caso peggiore a buttarli subito in fondo alla lista di inserzionisti.

La coda di annunci è oramai così ampia che Google si può permettere di non far mai andare offline nessun annuncio – dal 16 settembre 2008 è così -, anche quando esso sia irrilevante: i pochi click che esso riceve non danneggia (quasi) nessuno.

Ma il controllo di questi annunci non è ancora sufficiente e le lamentele crescono. Poichè Adsense in primis è il sistema di monetizzazione più ampio al mondo (di internet), problemi di qualità che anni fa erano tollerati (si preferiva guardare ai soldi) oggi diventano invece fastidiosi.

La stessa qualità che Google pretende da tutti, ora è pretesa anche dai publisher più piccoli. Mi aspetto presto altri interventi sul Quality e sul sistema di publishing degli annunci di Adsense, block list più veloci per i publisher e controlli di rilevanza sempre più veloci. Dopotutto lo spider di Google passa sempre più velocemente sulle pagine di ogni sito; può farlo benissimo anche quello di Adwords.

Lively, Second Life, Parallel Kingdom: mondi virtuali reali e social network di domani.

Social Network di oggi e di domani. I social network sono tanti noi stessi re-incarnati in forme diverse. Sono tanti autentici noi stessi, giornalisti, esperti di prodotti e semplicemente noi, ma in vacanza, al mare e in discoteca. Leggi di Second Life, Lively, Parallel Kingdom e di quanti social network dobbiamo aspettarci un domani.
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Shopzilla, +14,7% Q3 2008; Shopping.com male.

Shopzilla, shopping comparison di Scripps Networks Interactive Inc., societa’ americana specializzata nello shopping online e offline, autore in origine di BizRate e del piu’ recente uSwitch.com, il sito che arbitraggia sui servizi d’uso e consumo giornaliero come gas, acqua, telefono, mutui etc, riporta una crescita del 14,7% per il Q3 2008 rispetto al Q3 2007, per un totale di 62 milioni di dollari di fatturato.

Secondo quanto riportava eBay pochi giorni prima per Shopping.com, un crollo delle revenues descritto nella call di eBay come “This business decelerated sharply in Q3, impacting marketplace’s revenue growth by about a point” dando la colpa ai motori di ricerca.

SHOPZILLA, TRAFFICO IN AUMENTO – Eppure Shopzilla giustifica il maggior fatturato grazie alla crescita di traffico, a significare che quello che ha impattato Shopping.com e’ stato un evento abbastanza specifico, come gia’ descrivevo in questo post precedente su Google e Shopping.com

E’ chiaro che Shopping.com e’ stato penalizzato per la scarsa qualita’ offerta dalle pagine di ricerca, spesso focalizzate a mostrare pubblicita’ o risultati delle aste su eBay piuttosto che prodotti, core business della stessa societa’. Quando tali pagine sono ritenute di scarso interesse per gli utenti di Google, questi rimuove le pagine oppure ne alza il costo per stare in Adwords con una conseguente crisi di traffico per il sito di destinazione.

E’ Shopping.com uno dei riferimenti per lo shopping comparison, sia per la usability che per il modello di business, eppure la mia sensazione e’ che in questi ultimi anni esso ha solo perso qualita’ e diminuito la propria leadership. Forse e’ ora il caso di guardare ad altri shopping comparison, piu’ innovativi e interessanti.

Electronic Arts: 2 milioni di copie vendute per Spore, troppo poco.

Mentre Blizzard, ad una settimana dall’uscita dell’espansione di Warcraft, annuncia di avere 11 milioni di abbonati che giocano ogni mese a World of Warcraft in tutto il mondo, Electronic Arts annuncia di volere licenziare 540 dei propri dipendenti a seguito di un anno che ha portato EA da $61 dollari ad azione a $27 di Venerdi’.


PERDITE MAGGIORI DEL TAGLIO ANNUNCIATO – Ma il taglio e’ ben lontano dal rimettere i 310 milioni di dollari di perdita dell’ultimo Quarter, una perdita che EA attribuisce non solo al mercato, ma anche al fatto che i videogiochi prodotti nell’ultimo periodo stanno generando una margine minore, e aggiunge che gli investimenti fatti dall’azienda per produrre qualita’ e migliorare il metodo di lavoro produrranno effetti solo nel medio-lungo periodo e non subito.

Poco tempo fa, erano gli stessi attori dell’industria del gaming a raccontare agli azionisti che la crisi avrebbe (forse) portato la gente a spendere meno fuori casa e a stare di piu’ a casa a spendere pertanto maggiormente per l’entertainment spiccio, i dvd e i videogiochi.

2 MILIONI DI COPIE VENDUTE PER SPORE – Eppure EA riporta di avere venduto molto meno ad Ottobre, elencando, tra gli altri, solo 2 milioni di copie vendute fino ad oggi per Spore, uno dei principali titoli di quest’anno per EA, insieme a Madden e Fifa 2009.

Eppure il gioco Spore ha un giocabilita’ molto corta, una curva di gioco per tutti, ma annoia velocemente per via della confusa giocabilita’ una volta che si giunge alla fase definitiva dell’evoluzione nel gioco e inizia la colonizzazione spaziale.

MEDIO-LUNGO PERIODO PER GLI INVESTIMENTI DI EA – Il CEO di EA, John Riccitiello, dice che nel medio-lungo periodo la crescita sara’ a doppie cifre per il settore e sottolinea come l’aumento dell’uso di ADSL in casa della gente fara’ crescere l’utilizzo dei giochi e delle console in casa e dei servizi online.

E’ la stessa Electronic Arts a puntare per prima infatti sull’online. Lo disse anche quasi un anno fa con l’intendo di annunciare una rivoluzione del modo di produrre revenues, sempre di più dall’online, advertising e distribution che sia. Eppure gli azionisti non gli danno fiducia e per di piu’ sono infastiditi da questi annunci ripetitivi di un ritorno sugli investimenti sul lungo periodo. Gli azionisti vogliono ritornare prima, sono troppi anni che aspettano. Per questo EA paga la sfiducia e crolla a 27$.

AZIONISTI SCOCCIATI DALLE PROMESSE – Agli azionisti non piace che EA stia spendendo soldi per costruire nuove reti di distribuzioni; 150$ milioni sono andati per creare un sistema di distribuzione digitale online come quello della Valve (Steam) che ha gia’  distribuito fino ad oggi 480 giochi commerciali e milioni di download in tutto il mondo senza utilizzare costosi metodi tradizionali di vendita in box o in negozio.

Non piacciono nemmeno i costosi accordi fatti con MTV e Harmonix per i diritti delle canzoni dei Beatles, benchè il genere Karaoke con Rock Band stia avendo discreti successi, sembra troppo pagare per delle canzoni che forse piacciono meno e costano di più.

Non piace nemmeno che come causa dei margini ridotti si punti il dito al ritardo del rilascio di giochi eccellenti, come Battlefield Heroes e Harry Potter, quest’ultimo per doversi allineare con i tempi di rilascio dell’industria del cinema.